Avvocati, la rivoluzione per la previdenza arriva in piena estate. Forse per attirare meno l’attenzione, mentre molti studi professionali sono chiusi per ferie, o magari per una coincidenza temporale poco fortunata, arriva il bollino della Gazzetta Ufficiale per il regolamento che impone l’obbligo di iscrizione per tutti alla cassa forense.

Proprio in mesi nei quali moltissimi giovani avvocati chiedono la cancellazione per l’impossibilità di sostenere i costi di iscrizione a fronte delle retribuzioni magre o inesistenti, diviene effettiva una delle parti più criticate della riforma forense del dicembre 2012, rimasta in applicazione a metà per la lentezza con cui si sono approvati i provvedimenti di attuazione necessari a metterne in pratica le novità più profonde.

Una di queste, certamente, riguardava l’obbligo di iscrizione alla cassa forense. Da mercoledì 20 agosto, giorno della pubblicazione in GU del comunicato che ufficializza l’entrata in vigore del regolamento attuativo, l’articolo 21 della legge 247/2012 è definitivamente in regime di efficacia.

Ma cosa comporta per gli avvocati, specialmente per quelli più giovani?

L’obbligo di iscrizione alla cassa forense avverrà tramite procedimento d’ufficio con delibera ad hoc della giunta esecutiva su indicazione del Consiglio seguente all’iscrizione all’Albo, con possibilità di accedere alla contribuzione minima decurtata del 50%. Rimane valida l’opzione di diluire i versamenti nei primi otto anni, con facoltà di andare indietro di tre anni per i nuovi iscritti. Nessun limite di età verrà stabilito per usufruire delle agevolazioni.

Ovviamente, ci saranno delle concessioni più ristrette per la quantità inferiore di contributi versati: ai fini previdenziali, infatti, verranno conteggiati soltanto sei mesi in luogo dell’annualità, anche se questo, forse, è un aspetto che preoccupa marginalmente i più giovani, che ritengono l’approdo alla pensione quasi impossibile con le regole attuali e i tempi di inserimento nel mercato professionistico. In sostanza, viene previsto un contributo annuale di circa 840 euro – di cui 140 per la maternità – entro i primi sei anni.

Ricorso: spettro o speranza?

Malgrado sia ormai valido a tutti gli effetti, con l’ufficialità della pubblicazione in gazzetta, il regolamento potrebbe presto conoscere una coda giudiziaria, a seguito della già annunciata impugnazione davanti al Tar del Lazio. Le richieste ei giovani avvocati, infatti, non sarebbero state soddisfatte: nelle attese, c’erano degli scaglioni più flessibili, benché dalle parti della dirigenza dell’avvocatura si rivendichi come l’unica alternativa sarebbe il pagamento di aliquota al 27% che di fatto raddoppierebbe i contributi previdenziali minimi.
Vai al testo del regolamento

Vai allo speciale riforma forense

 

LA PARCELLA DELL’AVVOCATO:  CALCOLO CON I NUOVI PARAMETRI (software)

LA PARCELLA DELL’AVVOCATO: CALCOLO CON I NUOVI PARAMETRI (software)

Gestlex, 2014, Maggioli Editore

Dal 3 aprile 2014 è in vigore il DECRETO MINISTERO DELLA GIUSTIZIA del 10 marzo 2014, n. 55 "Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense, ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre...




CONDIVIDI
Articolo precedentePensioni, prelievi e blocco stipendi: i segnali di un autunno caldo
Articolo successivoLe moriture province al voto il 12 ottobre

2 COMMENTI

  1. condivido le osservazioni del collega Amorosini, tranne forse l’ultima: non esistono solo medici specializzati, ma anche generici che svolgono un’importantissimo ruolo nel campo della diagnosi. Non si capisce perchè per l’Avv. debba essere diverso.
    Quanto al colpo di mano costituito dall’obbligo di iscrizione, il discorso secondo me è complesso. Sarabbero da indagare le ragioni di un tale provvedimento che, a mio parere, vanno ben oltre lo sfoltimento. Com’è la situazione della cassa forense? è indebitata? come è indebitata? Chi ci deve mangiare con questa riforma? Chi c’è dietro le casse professionali? La cassa ha un patrimonio immobiliare? comè la situazione?
    Questa riforma è in realtà un colpo di coda di un sistema vecchio e stantio, fatto di caste e privilegi, destinato al decesso e che cerca di sorreggersi con provvedimenti illegittimi, lesivi di ogni principio deontologico e costituzionale inerente la professione di avvocato.

  2. Per rivitalizzare la professione di avvocato, un po’ agonizzante a causa della difficile congiuntura, bisognerebbe avere il coraggio d’introdurre alcune riforme, ben diverse dall’imposizione d’un obbligo previdenziale a carico di Colleghi che percepiscono redditi modesti.
    Dette riforme sono:
    – l’introduzione del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di giurisprudenza;
    – la cancellazione d’ufficio dall’albo degli avvocati che percepiscono pensione di vecchiaia;
    – l’abrogazione della norma che prevede l’incompatibilità fra professione forense e attività imprenditoriale, nonchè lavoro dipendente (anche i professori sono lavoratori dipendenti…), poichè non si vede la ragione per cui una libera professione, essendo tale, non possa essere svolta a tempo parziale;
    – il divieto di conseguire il titolo in Spagna (chi vuole esercitare in Italia superi l’esame nel suo Paese!);
    – prevedere l’obbligo di specializzarsi (l’avvocato “tuttologo” non offre idonee garanzie di competenza al suo cliente).
    Questo bisognerebbe fare, invece di costringere tanti giovani (e non solo…) a cancellarsi dall’albo, dopo anni di studio e di sacrifici, anche economici.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here