Pensioni, continua il braccio di ferro tra esponenti del governo e della maggioranza. Sono giornate decisive per la definizione dei provvedimenti che apriranno un autunno caldissimo sul fronte dell’economia, e, in special modo, del welfare.

Con la questione dei Quota 96 rimasta irrisolta, la marea di esodati ancora da arginare e la nuova proposta di Poletti su un nuovo contributo di solidarietà per le pensioni medio alte, il fronte più teso è proprio quello della previdenza: un banco di prova che attende il governo al varco, al rientro dalle vacanze ormai agli sgoccioli.

A scagliare la bomba che sta continuando a dominare il dibattito in questi giorni di chiusura del Parlamento, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che, in una intervista al Corriere della Sera ha avanzato la proposta di un nuovo taglio alle pensioni calcolate ancora con il metodo retributivo. Per adeguarle elle norme vigenti, dunque, l’intento del successore di Elsa Fornero ed Enrico Giovannini avrebbe previsto un recupero dal gap tra assegno attuale e ammontare della quota con calcolo contributivo.

Un’ipotesi che ha subito scatenato un vespaio di polemiche, tra favorevoli al prelievo straordinario sulle pensioni del ceto medio e chi, invece, ha avversato drasticamente la porta a questa possibilità, difendendo l’assegno previdenziale maturato dai lavoratori in decenni di contributi versati. Tra i critici verso l’idea di Poletti, anche il presidente della Commissione Lavoro a Montecitorio ed ex ministro Cesare Damiano, deputato Pd.

Nel frattempo, però, si sprecano i possibili calcoli sulla fascia che il contributo di solidarietà ipotizzato dal titolare del dicastero del Lavoro andrebbe a colpire. Al momento, la soluzione ritenuta più praticabile sarebbe quella di ricorrere ai redditi da pensione che si aggirano sui 50mila euro. Lo scopo sarebbe quello di incassare un miliardo all’anno, da destinare, nei propositi di Poletti, alle operazioni di salvataggio degli esodati e dei cassintegrati.

Il prelievo che c’è già

In realtà, però, un contributo di solidarietà sulle pensioni “d’oro” è già in pieno vigore da quasi un anno, varato dal governo di Enrico Letta nella legge di stabilità 2014. Nella finanziaria, si è introdotto un prelievo a seguito della bocciatura della Corte costituzionale dell’estate 2013, che prevede, ora, un taglio del 6-12% sugli importi superiori a 6.936 euro lordi al mese (90.168 euro all’anno), che aumenta in maniera progressiva a seconda della consistenza dell’assegno previdenziale.

Ora, però, la fetta sarebbe molto più larga: addirittura, secondo alcune indiscrezioni a venire toccate potrebbero essere le pensioni sopra i duemila euro al mese. Un’eventualità, questa, che allargherebbe sensibilmente lo spettro dei pensionati tartassati dal prelievo 2014. Nel frattempo, il premier Matteo Renzi ha cercato di buttare acqua sul fuoco, con un tweet sui giornali d’agosto, che sarebbero pieni di programmi segreti, ignoti anche allo stesso governo. Ma, per ora, il terrore dei pensionati resta.

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1 COOMENTO

  1. Basta !!!! Ma è possibile che si debba chiedere sempre agli stessi , quelli che già hanno pagato da dipendenti o manager per tutta la vita le tasse, nessuna esclusa, invece che colpire i grandi patrimoni come fatto in Francia? Perché c’è il rischio che si trasferiscano altrove coi loro soldi? Bene avremo un Paese dove sarà più facile incontrare cittadini onesti e ci godremo in modo semplice il vivere in uno dei Paesei più belli del mondo.

    E poi , da venti anni si parla di un fisco basato come progressività sul reddito familiare e non del singolo contribuente e poi ora si ipotizza di tassare anche solo dai 3500. € in su le pensioni trascurando se in famiglia ci sia una sola pensione o quelle di entrambi i coniugi. Anche a uno sprovveduto non uò sfuggire che le due situazioni sono molto diverse:
    – se due coniugi anziani hanno ciascuno la sua pensione da 3500 € e hanno quindi un reddito complessivo di 7000 € , questo nucleo familiare non paga alcuno contributo di solidarietà
    – se gli stessi due coniugi avessero il reddito di 7000 € derivato dai versamenti di una solo dei due coniugi il quale fra l’altro ha pagato certamente molte più tasse durante la sua vita lavorativa, avrebbe da versare un contributo di solidarietà molto alto. Perchè deve avere una penalizzazione questa famiglia che ha già contribuito molto di più allo Stato e ora deve ancora contribuire di più?

    Saluti

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