Arriverà solo a settembre in aula, ma intanto è stato consegnato al Senato il testo che rappresenta la “seconda parte” della riforma PA. Nei giorni scorsi, infatti, è arrivato l’ok al decreto 90, il primo step del disegno governativo di riorganizzazione dei pubblici uffici.

Quando i parlamentari torneranno sui banchi a settembre, non ci saranno solo le riforme da spedire avanti, con la priorità annunciata della legge elettorale da tradurre in qualcosa di concreto dopo gli annunci dei mesi scorsi.

Una delle riforme più stringenti che attenderanno i parlamentari al varco, sarà proprio quella della pubblica amministrazione, appena abbozzata dai provvedimenti adottati nelle scorse settimane.

Con il decreto 90 – e il 91, per certi versi – sono infatti state tracciate alcune delle misure più indifferibili, come le modifiche alla normativa sui pensionamenti, o sulla mobilità che è stata limitata entro un raggio di 50 chilometri per gli spostamenti, mentre agli enti virtuosi è stata concessa la facoltà di stipulare i contratti a tempo determinato con nuovi assunti.

Quella ancora da esaminare in Parlamento, è invece la parte più corposa, e insieme di più difficile attuazione, della riforma annunciata dal premier Renzi e dal ministro Madia.

Tanto per cominciare, infatti, si tratta di un ddl delega il quale, una volta ricevuto l’ok definitivo dai due rami del Parlamento, per avere effetto necessiterà dei relativi decreti delegati, che protrarranno l’iter di qualche mese.

Processo amministrativo

E dalle materie trattate all’interno del ddl di riforma della PA, si capisce subito perché il procedimento sarà lungo e accidentato: qui, più che sulla struttura egli uffici con il personale pù o meno numeroso, si va a intervenire sul processo amministrativo, con tutto quello che questo può comportare per l’ingessata amministrazione italiana.

Si parte dall’accesso agli atti, che, entro un anno dall’entrata in vigore del ddl, dovrà essere resa interamente online proprio dai decreti collegati alla riforma prossima all’approvazione (almeno nei propositi del governo). Oltretutto, dovrebbe sfondare la politica dell’open source negli uffici pubblici, con il ricorso a software non coperti da licenza e dunque più economici.

Dipendenti

Non sono dimenticati, comunque, anche i dipendenti pubblici, al centro del decreto 90, che, con il prossimo ddl, vedrà una completa rifondazione della dirigenza pubblica, che negli ultimi tempi ha visto sia il tetto agli stipendi che l’obbligo di pensione al raggiungimento dei requisiti Ora, le prossime mosse dovrebbero essere riscritti i principi per dimensioni, inquadramenti, e per l’affidamento degli incarichi, che dovrà avvenire sempre più per mano pubblica.

L’appuntamento al Senato è già fissato per i primi di settembre.

Vai al testo del ddl di riforma della PA

Vai allo speciale riforma PA

 


CONDIVIDI
Articolo precedentePensiero unico e Post-democrazia
Articolo successivoConsiglio di Stato: il diritto di accesso agli atti tributari esclude documenti “equipollenti”.

3 COMMENTI

  1. mia moglie Pacella Loreda 07//02/1948 èstata assunta al Comune di Sulmoa (AQ) nel Feb.1992. A gennaio 2014 ha chiesto ed ottenuto di essere trattenuta in servizio per altri due anni (fino al feb.2016) A seguito del Decreto Renzi 90/14 sarà licenziata per aver raggiunto i 66 anni+ 3 mesi a Giugno 2014 ed i 20 anni mini previosti di contributi(oggi22,5)
    La sua pensione, in quanto assunta solo nel 92 ed avendo uno stipendio basso di messo comunale, sarà di appena 610,00 euro lordi e 600,00 euro netti, inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale di circa 670,00 Euro. Le viene risposta che il reuisito di importo minimo vale solo per i neoassunti dal 96. Il buon senso mi dice che detto criterio debba valere per tutti qei lavoratori che si trovano in tale situazione. E dove sono i diritti acqisit? ed i danni
    derivanti da un tale provvedimento per il fatto che non potrà più far fronte agli impegi presi?
    (aveva acquistato un elettrodomestico ). Prima di cambiare le carte in tavola, è bene pensare ai danni che vengono procurati alla povera gente.

  2. “Mi hanno licenziato dall’Agenzia delle Entrate e vi spiego perché”
    Buongiorno, sono Domenico Tortora, di anni 63, nato a Bari ed ex funzionario del Ministero delle Finanze e successivamemente dell’Agenzia delle Entrate.
    Sono stato incastrato, mi hanno fatto perdere il lavoro per un motivo che non esisteva. Hanno sostenuto che fossi socio di una società che non è mai esistita per dimostrare l’incompatibilità con il mio ruolo di incarico dirigenziale. E questo solo perché mia moglie ha un piccolo centro di “elaborazione dati”. Ho sofferto davvero molto. E’ solo per pura fortuna che adesso io non viva sotto un ponte, anche se mi hanno rovinato irrimediabilmente la vita.
    Mi auguro solo che la Giustizia Divina arrivi lì dove l’essere umano non può.

    IL MIO RACCONTO
    “Sono stato assunto dal Ministero delle Finanze nel 1978 in qualità di funzionario. Ho svolto per 31 anni il mio dovere con dedizione totale e la cosa mi è sempre stata riconosciuta fino a quello che è purtroppo successo la sera del 25 novembre 2008. Quel giorno la Guardia di Finanza è arrivata nel centro contabile intestato a mia moglie, in attività fin dal lontanol novembre 1991, per una verifica. Dopo quasi cinque ore di ispezioni non hanno trovato nulla. A maggio del 2009, però, mi contestano di fare parte di una “società di fatto” composta da cinque persone, che esisterebbe al posto della Sas di mia moglie”. Geniale invenzione studiata a tavolino solo per farmi del male, le carte parlano chiaro e lo stesso CTU nominato dalla Commissione Tributaria palesa notevolissimi dubbi sia sulla mia partecipazione che sulla logicità dei conteggi astronomici proposti dalla G. di F. e condivisi acriticamente (sic!) dall’Ufficio.
    “Come ricavi societari vengono considerate le note trovate su un brogliaccio della Sas, usato per condurre i conti. A quel punto divento incompatibile con il mio lavoro all’Agenzia delle Entrate. Infatti, essendo anche iscritto al registro dei revisori contabili (ma in posizione da statale) potevo lavorare solo per enti pubblici o per società con compito di sindaco, ma tutto ciò non è mai accaduto ed è rimasto assolutamente indimostrato. Peccato che quella società non è mai esistita. Io avevo sempre e più volte segnalato, in forma scritta, che mia moglie era socio accomandatario del predetto centro di “elaborazione dati”. Senza contare che per me sarebbe stato impossibile svolgere un altro lavoro, dato che dal 10 maggio 2004 fino al 24 giugno 2009 ho lavorato per 61 mesi e mezzo presso l’Ufficio di Brindisi. Abitando a Bari, uscivo di casa alle sei e mezza del mattino e tornavo a casa alle sette e mezzo di sera. Sì, passavo spesso e volentieri a prendere mia moglie dal suo ufficio ma è impossibile che possa aver svolto una qualche attività. E si noti che dal gennaio 1994 al 24 giugno 2009, giorno in cui ho ricevuto una lettera di contestazione, per circa 16 anni non ho mai usurfruito di un giorno di assenza diverso dalle ferie, come attestato dalla stessa Direzione Regionale della Puglia”.
    Per quale motivo qualcuno avrebbe dovuto avercela con me? Cosa avrò mai fatto di male? Avrò dato fastidio a qualcuno, visto che spesso ho contestato, ma sempre costruttivamente, tutto ciò che non funzionava o avrebbe potuto funzionare meglio”. Risultato: “A settembre 2009 vengo licenziato per non aver rimosso la causa di incompatibilità. Ma come facevo a rimuoverla se non esisteva? Come avrei mai potuto cessare una Partita IVA mai attivata e come sarei potuto recedere da una società se questa società è una fantasia, un costrutto artificioso? E da una fantasia non si può recedere, nessun Notaio ha potuto o voluto redigere l’atto di recesso”.

    Ho preferito, sia pure con enorme sacrificio, chiudere il contenzioso fiscale nato dalla vicenda “per non lasciare questo fastidio agli eredi”. Ora sono in attesa del giudizio di un giudice del lavoro. Nel frattempo, non sono riuscito a creare una nuova attività. Dopo due anni avrei potuto cominciare l’esercizio di una nuova attività ma un solerte Funzionario della D.R. Puglia mi ha dato parere sfavorevole basandosi su un parere firmato da un fantomatico Comitato Ministeriale istituito nel 1958 che esclude da questa opportunità chi ha ricevuto un procedimento disciplinare”. Si badi bene, un Comitato che avrebbe lavorato senza lasciare traccia alcuna! Infatti non è rintracciabile presso alcuna Biblioteca un straccio di scritto…però a me si applica, così sostiene l’alto dirigente dell’Agenzia delle Entrate.
    Concludo: “Alla fine di tutta questa storia io sono sempre senza lavoro. L’unica cosa che mi ha salvato è stata che il 14 settembre 2009, il giorno in cui sono stato licenziato, avevo i requisiti per la pensione. Altrimenti a quest’ora sarei finito sotto un ponte grazie alle tante buone persone”. Ecco come si distrugge una persona semplicemente onesta, violando coraggiosamente ogni regola di legge.
    In conclusione e solo per notizia mi preme sottolineare che non sono stato mai indagato per alcun reato contro la Pubblica Amministrazione quali, ad esempio, CORRUZIONE, CONCUSSIONE, MILLANTATO CREDITO, INTERESSE PRIVATO IN ATTI DI UFFICIO, ABUSO DI UFFICIO, ecc.

  3. “Si parte dall’accesso agli atti, che, entro un anno dall’entrata in vigore del ddl, dovrà essere resa interamente online proprio dai decreti collegati alla riforma prossima all’approvazione”

    Mi raccomando eh, senza maggiori oneri per la finanza pubblica.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here