L’articolo di Federico Fubini su La Repubblica del 30 “Spending review azzoppata addio centrali uniche di acquisto i sindaci ottengono il rinvio” conferma ancora una volta come la stampa generalista non sia capace di andare oltre gli slogan. Perfino quando a scrivere gli articoli sono ottimi professionisti.

Troppo spesso la stampa si ferma a dare per buone le veline ministeriali, forse anche nella convinzione in buona fede che esse riportino notizie o indicazioni corrette e complete. Purtroppo, in un Paese nel quale la politica si fa prevalentemente con la propaganda, occorrerebbero prudenza e la pazienza di approfondire meglio i termini della questione. Cosa, con internet, oggi piuttosto semplice.

Dunque, la tesi del Fubini è “peccato che sia stata rinviata l’operatività dell’accorpamento delle stazioni appaltanti in sole 35 centrali di committenza, per colpa della lobby dei sindaci. Invece, con l’idea di Cottarelli di ridurre le stazioni appaltanti, chissà quanti risparmi. E male fanno i sindaci ad affermare che le “centrali di acquisto non coprono tutte le esigenze degli enti locali”.
A parte la constatazione che Fubini si accorge dell’esistenza della lobby dei sindaci e dell’Anci (benvenuto tra noi), una delle protagoniste dello scempio della riforma delle province, Egli non va oltre appunto la rappresentazione semplicistica e macchiettistica delle attività di acquisto degli enti locali, che evidentemente lo staff di Cottarelli o del Mef gli hanno “passato”, per allestire l’articolo.
Secondo Fubini le poche centrali d’acquisto sono l’architrave della spending review, perché consentirebbero “solo operazioni uniche per gli uffici pubblici condotte attraverso grandi centri d’acquisto specializzati”. E va giù con gli esempi: “più scrivanie, computer, stampanti e benzina per le giunte comunali si comprano allo stesso tempo, tramite un unico acquirente, meno si paga”.

E criticando l’osservazione fatta dai sindaci che attualmente la Consip (e le altre poche centrali di committenza esistenti) non coprono le esigenze degli enti locali, il Fubini osserva ironico: “Si può cercare di immaginare quale specifico tipo di fotocopiatrice o di sedia da ufficio, che la Consip non può fornire, richieda un certo comune da 800 abitanti sull’Appennino tosco-emiliano o sulla Sila”.

Se le cose fossero così semplici e bambinescamente banali come le rappresenta troppo spesso una stampa accecata dalla voglia di emulare il successo demagogico de La Casta, non ci troveremmo nella situazione in cui siamo.
Dunque, è necessario informare il Fubini che le amministrazioni locali se fanno acquisti di sedie o di dotazioni di arredo, lo fanno in formidabile prevalenza per dotare le scuole, essendo tale compito, quello di gestire la logistica delle scuole, competenza di comuni e province.

Tutta questa proliferazione di acquisti di sedie e arredi “per le giunte” proprio non esiste. E il Fubini non sa, evidentemente, che inspiegabilmente da anni la Consip non effettua più gli appalti per gli arredi scolastici. E non sa che una delle sciagurate norme della finanziaria del Governo Monti bloccò nella sostanza proprio la possibilità di acquistare gli arredi, anche scolastici, tant’è che l’estate scorsa, accortisi al Governo (con il solito encomiabile anticipo…) della follia, eliminarono la norma, sbloccando la possibilità di comperar gli arredi.

Ma, il Fubini non sa, oppure omette di dire ai suoi lettori, che gli appalti non rispondenti alle esigenze degli enti locali ai quali si riferisce l’Anci non sono certo gli acquisti di carta, benzina, arredi e stampanti.

Si chieda, il Fubini, e con lui Carlo Cottarelli e tutti gli altri “uomini della provvidenza” seriamente convinti che esistano soluzioni semplici per problemi complessi, se sia davvero immaginabile che una sola centrale d’acquisto regionale possa in modo efficiente gestire per gli enti locali in particolare i servizi tipici di questi enti:
– mense scolastiche;
– assistenza domiciliare per anziani o portatori di handicap;
– trasporto degli alunni disabili nelle scuole;
– assistenza socio-didattica per disabili sensoriali;
– organizzazione dei centri estivi;
– sfalcio erba;
– servizi bibliotecari;
– manifestazioni culturali, turistiche e sportive;
– trasporto disabili e gestione di centri loro dedicati.

L’elenco potrebbe continuare molto piu’ a lungo. E andando a dare un’occhiata al portale della Consip, Fubini i accorgerebbe che di queste tipologie di appalti non c’è nemmeno l’ombra.
Già. La stampa generalista come, purtroppo, chi è messo a guidare le leve della gestione, non hanno l’idea, nè precisa, nè ampia, di quali funzioni svolgano gli enti locali: lo dimostra il caos sulle province, attivato da Delrio, che ora si vuole ripetere nei riguardi delle Camere di commercio.

Gli appalti di servizio della tipologia sintetizzata prima per loro natura non sono e non saranno mai gestibili da una centrale unica di committenza, per un fatto semplicissimo: sono troppo legati al territorio, alla contingente necessità di fasce di popolazione e alla specifica società in cui si opera, trattandosi, appunto, di servizi sociali. Cosa si fa, un appalto nazionale per la mensa scolastica? Ma di che parliamo?
Sulla questione degli appalti Cottarelli e chi lo segue hanno innalzato un polverone gigantesco. Seguire l’idea delle poche centrali di committenza per tutte le tipologie di appalti è pura follia demagogica. Le centrali servono per appalti che prevedono acquisti “a catalogo”, come appunto gli arredi; oppure, per concentrare in un solo centro operativo mega appalti, come Mose o simili. Non per i servizi sociali legati al territorio, ma nemmeno per comperare viti, brugole e bulloni che servono agli operai comunali per le manutenzioni quotidiane.

Per mettere sotto controllo la spesa per i “consumi intermedi” è molto più importante e necessario fare cose meno “di bandiera” ma estremamente efficaci:
1) finalmente e per davvero, realizzare un prezziario, da aggiornare periodicamente, che vincoli la fissazione delle basi di gara; lo previde la prima volta la legge finanziaria per il 1994; non c’era internet, oggi si può;
2) ripristinare i controlli esterni preventivi di legittimità sui provvedimenti che avviano le gare, per controllare come mai non si usino le centrali di committenza, se oggetto dell’appalto è un’acquisizione da esse gestite, e verificare se si rispettino le basi di gara di cui appunto al prezziario.

E abbandonare l’idea infantile che l’attività della pubblica amministrazione si svolga tutta su una sedia dietro una scrivania dotata di stampante e pc: ci sono assistenti sociali, operai, insegnanti, infermieri, ispettori, agenti di polizia municipale, una quantità sterminata di lavoratori che svolgono le proprie funzioni fuori, senza nè pc nè carta nè scrivanie, che assicurano servizi per le persone, non imbrigliabili in mega appalti. Se a Fubini si può al limite perdonare di non sapere queste informazioni, per quanto basilari, è inaccettabile che Cottarelli e l’intero Governo vadano appresso ai mulini a vento di proposte di riforma semplicemente assurde, come quella della centralizzazione in pochi soggetti di tutti i possibili appalti.


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5 COMMENTI

  1. Salve professore. Volevo sapere se la gestione di una centrale sia consistente per due paesi formatida 6.000 abitanti. Un’altra cosa quanto costa alle amministrazione la gestione di una centrale? <Sui prezzari, non abbiamo mai visto nulla sul sito del comune, che dobbiamo fare come consiglieri di minoranza??

  2. Un’ultima domanda, secondo Lei un paese come il Nostro insieme al Paese aggreagato che ha lo stesso 3.000 abitanti, riesce a svolgere i servizi che Lei ha citato??

  3. Salve professore. Senta io vivo in un paese di 3000 abitanti, Rivello PZ. Da Noi la centrale verrà gestita in maniera aggregata con un altro paese. Vorrei saper, i prezzari il Comune li deve indicare sul sito del comune giusto?? I costi della centrale, visto che da Noi l’economato ci ha detto che non ci sono spese per la centrale devono esser pubblicati pure??

  4. Un ulteriore tipologia di appalto che difficilmente potrà vedere un’unica Centrale di Committenza (quali Consip e Mepa) è certamente quello per l”affidamento dei contratti pubblici di servizi assicurativi e di intermediazione assicurativa.

    Stante l’atipicità del contratto assicurativo,infatti, ciascuna Pubblica Amministrazione ha proprie specifiche esigenze di coperture e di garanzie, andamenti sinistri vs. premi, valori patrimoniali, beni, personale in servizio, auto in dotazione, del tutto diversi tra loro.

    Ritengo corretta l’idea di un rafforzamento delle forme di cooperazione, sopratutto tra piccoli Comuni al fine di garantire migliori servizi ai cittadini e adeguatezza nell’esercizio delle funzioni fondamentali, vista anche la riforma delle Provincie, ma l’obbligo delle centrali uniche di appalto, almeno per talune tipologie di gara ad evidenzia pubblica creerà solo ulteriori difficoltà ai diversi bisogni delle pubbliche Amministrazioni.

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