Il prelievo forzoso sui conti correnti? Per chi è in debito con Equitalia è già una triste realtà. Non stiamo parlando di qualche norma i corso di studio, o di un progetto di legge per incrementare i controlli sugli evasori. No, l’incubo esiste e ci sono già le prime vittime.

Come racconta l’ingegner Giuseppe Lucarini, titolare di uno studio di ingegneria civile ad Ancona, basta ritardare di pochissime ore il pagamento rispetto ai limiti concordati e tac, la mano lesta del fisco arriva direttamente dentro il conto corrente, senza passare dall’Iban o da qualche filtro preventivo.

E’ esattamente quello che è successo al malcapitato contribuente titolare di partita Iva – dunque, appartenente di diritto al girone dei tartassati per antonomasia – il quale ha visto improvvisamente ridursi di oltre diecimila euro i propri risparmi grazi eal pronto intervento di Equitalia.

Una beffa perché l’ingegnere, rimasto in debito con il fisco di alcune rate non pagate, aveva concordato con gli enti tributari il saldo dei 10.212,15 euro entro il 19 ottobre 2012 limitatamente alla prima rata. Giornata che, nel calendario settimanale, corrispondeva a un venerdì e così, il Lucarini, ritardatario ma di poche ore, è stato costretto a versare il dovuto solo lunedì 22. Quindi, il 30 aprile, il rientro dell’ultima rata, con la convinzione di essersi lasciato alle spalle il credito del fisco nei propri confronti.

E invece, il 22 maggio, l’Agenzia delle Entrate ha inviato una notifica al contribuente per avvertirlo di aver perso il diritto alla dilazione, essendo stato tardivo nel pagare la prima rata.

Un tempo giudicato sufficiente, insomma, per far decadere i diritti dell’ingegnere debitore e, insieme, iscrivere a un nuovo ruolo le somme mancanti. Non importava, dunque, il saldo delle successive rate nella piena regolarità. Nel complesso, il fisco è tornato a chiedere 11.772 euro, risultato del debito residuo più gli interessi per omesso, carente o tardivo versamento.

Così, il 25 luglio, nel tentativo di risolvere la questione, l’amara scoperta: tramite un Rav, Equitalia ha incassato direttamente dal conto del contribuente 10.245,87 euro a saldo: i dati erano stati comunicati all’erario dallo stesso Lucarini per i rimborsi fiscali, mentre Equitalia si è difesa affermando che la delega bancaria includesse anche il pagamento delle somme soggette a ruolo. Ecco perché, scaduti i 60 giorni, la banca avrebbe versato la somma in cassa a Equitalia, che di fatto avrebbe pignorato i risparmi del contribuente.

«Il cittadino è un suddito di questo Stato padrone – si lamenta il povero Lucarini – cui i danari delle tasse vengono presi direttamente dal suo conto. Mi servivano per pagare gli stipendi di luglio, ora chiederò un prestito e pagherò, ma è fortissima l’invidia per gli evasori. Lo dice uno che finora ha regolarmente pagato dai 60mila agli 80mila euro annui di tasse”. 


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