Riforma PA, avanti tutta sull’esame degli emendamenti in Commissione Affari Costituzionali. Un dibattito talmente serrato che il governo, nella persona del ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia, ha addirittura accettato di scendere a patti coi sindacati sulla mobilità dei dipendenti, capitolo chiave dell’intero progetto.

Da ormai due settimane, il decreto 90  e i quasi duemila aggiustamenti proposti a Montecitorio, stanno occupando i lavori della I Commissione. Ed emergono le prime correzioni degne di nota, che verranno apportate al testo una volta che sarà presentato in aula per l’approvazione definitiva della prima lettura.

Come noto, infatti, il decreto presentato lo scorso giugno in Consiglio dei ministri, introduce alcune novità importanti sulla mobilità dei dipendenti, focalizzandosi sull’esigenza degli uffici di svecchiare gli organici della pubblica amministrazione e di aprire alla possibilità di trasferimento dei dipendenti antro un raggio di massimo 50 chilometri da un ente a un altro.

Ebbene, queste misure, contenute nei primissimi articoli della riforma – di cui Leggioggi ha presentato un testo aggiornato agli emendamenti approvati fino al 23 luglio – hanno visto nelle ultime ore arrivare qualche correttivo di non poco conto.

Se, infatti, la mobilità enunciata nella prima versione del testo pareva presentare il carattere di tassatività, senza lasciare seconde vie ai lavoratori che ne sarebbero stati coinvolti, ora è arrivato qualche paracadute in commissione.

In particolare, a potersi esprimere sulla mobilità più leggera nelle sue condizioni, saranno quei dipendenti con a carico figli al di sotto dei 3 anni o diversamente abili. Questo, sul fronte delle famiglie più giovani; riguardo, invece, gli altri criteri attraverso cui sarà realizzata la riforma e la nuova mobilità, viene posto come precondizione un accordo coi sindacati che, a questo punto, potrebbe modificare di molto lo spirito del decreto legge.

In ogni caso, per il trasferimento entro i 50 chilometri, il governo si è impegnato a varare un decreto ministeriale, anche in questo caso previo accordo con le sigle di rappresentanza.

Sempre nel testo, si fa riferimento al divieto assoluto di rimanere in servizio, per i dipendenti pubblici, oltre l’età pensionabile secondo i nuovi requisiti. Ora, si sta cercando di capire se questa previsione dovrà valere anche per giudici e pm, un argomento su cui il Csm ha invitato alla riflessione viste le recenti modifiche per i minimi richiesti alle toghe per lasciare gli uffici.

Oggi, in Commissione, è l’ora dei Quota 96: attesa l’approvazione dell’emendamento che manderà 4mila ex professori e dipendenti della scuola in pensione il prossimo primo settembre. QUI IL TESTO

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