Test di Medicina, nuova puntata della querelle infinita sulle prove di ammissione. Il Consiglio di Stato ha stabilito d’ufficio la riammissione ai corsi di Medicina della facoltà di Messina, condannando l’università al pagamento di 20mila euro.

Le due ragazze hanno sostenuto le prove nell’anno 2010 e si sono viste riconoscere il diritto al reintegro e, a distanza di quattro anni il riconoscimento del danno subiti, dopo che il  Tribunale amministrativo ha riscontrato la violazione del loro anonimato. La denuncia deriva dal fatto che, in occasione delle prove, i candidati avrebbero compilato la scheda anagrafica prima dello svolgimento dei test di ammissione, tenendola in vista sul banco a fianco del documento identificativo. In questo modo, insomma, sarebbe stato possibile riconoscere i singoli partecipanti e, “quantomeno in astratto, alterare i risultati”.

Si tratta di una tipologia di denuncia che perviene spesso ai Tar, dopo la conclusione delle prove di ammissione ai corsi a numero chiuso di Medicina e Chirurgia. Quest’anno, a maggior ragione, la disposizione del Consiglio di Stato assume un valore ancor più significativo dal momento che per la prima volta i test per il prossimo anno accademico si sono tenuti contestualmente alle date degli altri Paesi europei, cioè a primavera inoltrata invece che a settembre.

Una scelta, questa, che non aveva mancato di attirare critiche anche pesanti, obbligando gli studenti del quinto anno delle superiori a straordinari sui libri, a poche settimane dall’esame di maturità. Oltretutto, nei giorni successivi alla prova, il cambio di calendario non aveva fatto desistere i candidati più agguerriti, che accusavano l’università di violazione dell’anonimato.

Ora, ad alimentare la presentazione di queste istanze in sede di giudizio, è arrivata anche la sentenza favorevole alla riammissione delle due ragazze escluse dopo la tornata delle prove risalenti al 2010. Ora, le due potranno infatti frequentare le lezioni dei corsi del primo anno e, insieme, tenere regolarmente gli esami, diventando, un giorno, dottoresse. Addirittura, il Consiglio di Stato ha riconosciuto la perdita di anni subita dalle due ragazze, conteggiate con un prezzo di 10mila euro, più 5mila per le spese legali sostenute.

Ancora non si conoscono i dati dei ricorrenti relativi al 2014, ma di certo si sa che dopo la prova del 9 settembre 2013, furono oltre mille a presentare l’esposto per lo svolgimento incorretto delle prove. Il conto è presto fatto: se davvero il Miur dovesse risarcire tutti questi candidati esclusi, sarebbe chiamato a risarcire un conto di circa 15 milioni di euro per il solo anno 2013.

 

 


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