Negli ultimi giorni, i Comuni “non capoluogo” sono entrati nel panico per via dell’obbligatorietà del ricorso alle centrali di committenza e/o al mercato elettronico della pubblica amministrazione (MEPA) gestito da Consip s.p.a., introdotta con l’articolo 9, comma 4, del Decreto-Legge 24 aprile 2014, n. 66, come è stato convertito, con modificazioni,  dalla L. 23 giugno 2014, n. 89 (pubblicata in G.U.R.I. 23/06/2014, n. 143).

 

Non ci occupiamo, per ragioni di semplificazione, degli appalti di lavori, ma solo degli appalti di fornitura e degli appalti di servizi.

 

Dai rumors colti dagli “addetti ai lavori” sembrerebbe che si sia creata la convinzione – FALSA – che i Comuni “non capoluogo” debbano acquisire i beni ed i servizi tramite il mercato elettronico della pubblica amministrazione (MEPA) gestito da Consip s.p.a., mentre i Comuni “capoluogo” siano esonerati.

 

Tale convinzione è  falsa, perchè, per le acquisizioni sotto soglia l’obbligo di ricorso al MEPA esiste da quasi due anni, sia per i Comuni capoluogo che per i Comuni non capoluogo e permane ancora oggi. L’unica novità è, dunque, solamente per le acquisizioni sopra soglia. Di seguito si spiega perchè.

 

Obbligatorietà per tutti i Comuni (capoluogo e non capoluogo) di procedere all’acquisto di beni e servizi, sotto soglia comunitaria, tramite MEPA

 

L’utilizzo del MEPA (mercato elettronico della pubblica amministrazione, gestito da Consip S.p.a., e rinvenibile all’indirizzo url www.acquistinretepa.it, è obbligatorio per l’acquisizione di beni e servizi sotto la soglia comunitaria, incluse le acquisizioni in economia disciplinate dall’articolo 125 del codice dei contratti; cio è stato sancito nell’ articolo 1, comma 450, della Legge 296/2006, così come è stato modificato dalle due norme sulla spending review del 2012 (cfr. art. 7, comma 2, D.L. 52/2012, convertito con L. 94/2012; art. 1, comma 149, L. 228/2012), ove viene così previsto:

Fermi restando gli obblighi e le facolta’ previsti al comma 449 del presente articolo, le altre amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per gli acquisti di beni e servizi di importo inferiore alla soglia di rilievo comunitario sono tenute a fare ricorso al mercato elettronico della pubblica amministrazione ovvero ad altri mercati elettronici istituiti ai sensi del medesimo articolo 328 ovvero al sistema telematico messo a disposizione dalla centrale regionale di riferimento per lo svolgimento delle relative procedure.” – con l’art. 22, comma 8, lettera b), del D.L. 24 giugno 2014, n. 90 (pubblicato in G.U.R.I. n. 144 del 26 giugno 2014), sono state aggiunte anche le “autorità indipendenti”.

Laddove la norma recita “acquisti di beni e servizi sotto soglia”, si riferisce anche agli acquisti che possono essere fatti in economia, secondo l’articolo 125 del D.Lgs. 163/2006, inclusi, quindi, gli affidamenti diretti.

D’altronde, tale obbligo è stato pure ribadito dalla Corte dei Conti – Sezione Regionale Lombardia, nel parere n. 92 del 18.03.2013, ove è stato chiarito che “il quesito qui avanzato ha una facile soluzione nella stessa littera iuris, poiché lo stesso art. 328, c. 4, lett. b) del Regolamento di esecuzione, prevede la possibilità di acquistare beni e/o servizi sotto soglia comunitaria ricorrendo anche alle procedure di acquisto in economia, ex artt. 125 e ss. D.lgs. 163/2006  ………. Detto in altri termini, gli acquisti in economia devono esaurirsi ed effettuarsi obbligatoriamente all’interno dei mercati elettronici; quindi l’art. 328 Reg. comprende anche gli acquisiti in economia ….l’avvenuta acquisizione di beni e servizi, secondo modalità diverse da quelle previste dal novellato art. 1 comma 450, da parte di comuni di qualsivoglia dimensione demografica, nella ricorrenza dei presupposti per il ricorso al MEPA, inficierà il contratto stipulato ai sensi del disposto di cui all’art. 1 comma 1 L. 135/ 2012 comportando le connesse responsabilità. ………”.

 

L’obbligo del ricorso al MEPA è previsto anche per i Comuni – senza alcuna distinzione tra “capoluogo” e “non capoluogo” -,  infatti, ai sensi dell’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 30.03.2001 n. 165 si intendono altre amministrazioni pubbliche” “tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunita’ Montane. e loro Consorzi e Associazioni, le Istituzioni Universitarie, gli Istituti Autonomi Case Popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. (Fino alla revisione organica della disciplina di settore, le disposizioni di cui al presente decreto continuano ad applicarsi anche al CONI)”.

 

L’inottemperanza all’obbligo di utilizzo del MEPA, comporta, secondo l’art. 1, comma 1, secondo periodo, D.L. 6 luglio 2012 n. 95, convertito con L. 135/2012, così come modificato dalla L. 24 dicembre 2012 n. 228, “……….. i contratti stipulati in violazione degli obblighi di approvvigionarsi attraverso gli strumenti di acquisto messi a disposizione da Consip S.p.A. sono nulli, costituiscono illecito disciplinare e sono causa di responsabilita’ amministrativa. Ai fini della  determinazione del danno erariale si tiene anche conto della differenza tra il prezzo, ove indicato, dei detti strumenti di acquisto e quello indicato nel contratto.”.

 

A tal proposito, anche la Corte dei Conti della Sezione Regionale Lombarda, nel parere sopra citato, ha chiarito pure le ovvie conseguenze derivanti dall’inottemperanza del ricorso al MEPA: “si evidenzia che il D.L. n. 95/2012 (conv. L. n. 135/2012) prevede delle sanzioni e delle responsabilità testuali in conseguenza della violazione delle norme menzionate: ai sensi dell’art. 1 del ridetto Decreto, i contratti stipulati in violazione degli obblighi di realizzare acquisti sui mercati elettronici (ovvero di convenzioni stipulate ai sensi dell’art. 26, comma 3, L. n. 488/1999) sono nulli e costituiscono illecito disciplinare e contabile, cui corrisponde quindi un’ipotesi tipica di responsabilità amministrativa.”.

 

L’art. 11, comma 10-bis, lett. b), del D.Lgs. 163/2006 e s.m.i. prevede inoltre che il termine dilatorio  c.d. “stand-still” (35 gg. dalla comunicazione dell’aggiudicazione) per la stipula dei contratti non si applica, tra l’altro, “nel caso di acquisto effettuato attraverso il mercato elettronico della  pubblica amministrazione di cui all’articolo 328 del regolamento”.

 

Non solo. Ma è prevista pure l’esenzione dei diritti di rogito, giacchè, trattandosi di contratto stipulato con modalità elettronica, non occorre che sia stipulato il contratto in forma pubblica-amministrativa (art. 11, comma 13, del D.Lgs. 163/2006).

Pertanto, è indubbio che, per l’acquisizione di beni e servizi sotto soglia comunitaria, i Comuni  – senza distinzione alcuna tra “capoluogo” e “non capoluogo” – avevano e continuano ad avere  l’obbligo di utilizzare il MEPA (mercato elettronico della pubblica amministrazione) che è uno strumento di acquisto elettronico gestito da Consip S.p.a..

La mancata osservanza di tale obbligo, determina, come sopra riportato, una serie di conseguenze che vanno dalla nullità dell’appalto alla responsabilità disciplinare, amministrativa ed erariale per il funzionario inottemperante.

Non solo, ma oltre questi oneri, vanno però apprezzati alcuni vantaggi, quale quello della inosservanza del termine dilatorio, c.d. “stand-still”, che normalmente va osservato (35 gg.) prima della stipula del contratto o dell’ordinativo.

 

 

Obbligatorietà per  i Comuni “non capoluogo”  di procedere all’acquisto di beni e servizi, sopra soglia comunitaria, tramite MEPA

 

La vera novità, dunque, è relativa alle acquisizioni di beni e servizi soprasoglia, giacchè le norme sopra citate, relative alle acquisizioni di beni e servizi sotto soglia, non sono state intaccate dal D.L. 66/2014 nè dagli altri decreti legge di poco successivi. Tant’è che il comma 3 dell’articolo 9 del D.L. 66/2014 esordisce “Fermo restando quanto previsto all’articolo 1, ((commi 449, 450 e 455)), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 all’articolo 2, comma 574, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, all’articolo 1, comma 7, all’articolo 4, comma 3-quater e all’articolo 15, comma 13, lettera d) del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, ((convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135,))….

La chiamata in causa per i “Comuni non capoluogo” è prevista dall’articolo 9, comma 4, del D.L. 66/2014 appena convertito, ove è statuito:

 

Il comma 3-bis dell’articolo 33 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e’ sostituito dal seguente:

“3-bis. I Comuni non capoluogo di provincia procedono all’acquisizione di lavori, beni e servizi nell’ambito delle unioni dei comuni di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici anche delle province, ovvero ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province, ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56. In alternativa, gli stessi Comuni possono acquisire beni e servizi attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A.o da altro soggetto aggregatore di riferimento. L’Autorita’ per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture non rilascia il codice identificativo gara (CIG) ai comuni non capoluogo di provincia che procedano all’acquisizione di lavori, beni e servizi in violazione degli adempimenti previsti dal presente comma.

 

In buona sostanza, i Comuninon capoluogo di provincia”, per gli appalti di servizi e di forniture sopra soglia, non possono più provvedere autonomamente, tranne che non utilizzino uno strumento elettronico di acquisto gestito da Consip s.p.a., tra cui, appunto, il MEPA (mercato elettronico della pubblica amministrazione).

 

Tali obblighi per le acquisizioni di beni e servizi sopra soglia, sono già in vigore dall’1 luglio 2014, giacchè, a mente del combinato disposto dell’articolo 3, comma 1-bis, del D.L. 150/2013 (pubblicato in G.U.R.I. n.304 del 30-12-2013), convertito con modificazioni dalla L. 27 febbraio 2014, n. 15 (in G.U. 28/02/2014, n. 49), e dell’articolo 23, comma 5, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, il termine di entrata in vigore del comma 3-bis dell’articolo 33, D.Lgs. 163/2006, inizialmente fissato per il 31 marzo 2012, è stato differito sino al 30 giugno 2014.

 


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14 COMMENTI

  1. buon giorno. Lavoro presso un Comune capoluogo e ci occupiamo di acquisti in rete per il nostro servizio. Un fornitore ci ha riferito recentemente che uscirà dal mercato elettronico perché pare che sia entrata in vigore una normativa che dice che le pubbliche amministrazioni non devono obbligatoriamente acquistare in MEPA per importi inferiori ai 10.000,00 €. e siccome a loro arrivano tramite MEPA ordini sempre inferiori a tale soglia, decidono di ritirarsi. Corrisponde al vero? Il nostro servizio infatti fino ad oggi ha sempre fatto acquisti ben al di sotto di questa soglia.
    Le sarei grata se ci desse dei chiarimenti in merito visto che abbiamo chiamato il call centre del Mercato Elettronico e non ci ha saputo dare risposta. Grazie

  2. Scusate vorrei porre un quesito ..magari qualcuno di voi ne sa più di me e risolvo il dilemma:
    i comuni capofila di distretto ( piano di zona ) possono avvalersi di due centrali di committenza e cioè una per la gestione del distretto ed una per la gestione comunale ?
    grazie in anticipo

  3. Quattro comuni non capoluogo sono soci di una srl a capitale pubblico interamente da loro posseduta e che gestisce servizi strumentali. Fra i soci vi sono comportamenti diversi: chi affida alla società partecipata applicando il listino CONSIP e chi, pur effetuando un’analisi previa dei costi e quindi un’indagine sulla economicità, non fa alcun riferimento ai listini CONSIP. Mi riferisco a servizi di pulizia, manutenzine del verde, manutenzione degli edifici e delle strade, altri servizi strumentali.
    Mi piacerebbe sapere quale è l’approccio corretto, perchè ho sempre sostenuto che nel fare la comparazione fra il costo dell’affidamento “in house” e i prezzi CONSIP e quindi un’analisi di convenienza (da non dimenticare che una partecipata è un asset dell’Ente e va protetto) occorre tenere conto di tutte le componenti di costo, anche figurative, così come della non trascurabile flessibilità gestionale che dà il rapporto con la partecipata rispetto alla rigidità del rapporto con il terzo appaltatore.
    Ringrazio chi può darmi una risposta

  4. Una curiosita’, ma un Comune deve ricorrere al MePa per ogni acquisto indipendentemente dall’importo?
    Anche, ad esempio, una webcam da 50e una tantum?
    Grazie

  5. @ Diego Arocchi

    Giusto per fare chiarezza: ma se l’obbligo di fare acquisizioni sotto soglia vale per i Comuni capoluogo ed i Comuni non capoluogo, qual’è la portata innovativa della norma che stiamo commentando, che, invece, si rivolge ai soli Comuni non capoluogo?

    Così come è scritta la norma non può avere altro senso che, per gli acquisti sopra-soglia, i Comuni non capoluogo, o si riuniscono in centrali di committenza o provvedono autonomamente con il mercato elettronico della pubblica amministrazione. Sennò, varrebbe l’altra interpretazione – errata, perché in contrasto con il comma 450, art. 1, L. 296/2006 vigente -, secondo la quale, significa che l’obbligo di ricorso al MEPA valga solo per i Comuni non capoluogo.

  6. @ VINCENZO VINCIPROVA

    Avevo pensato ad una svista, ma mi sbagliavo. Solo per mettere un po’ d’ordine ed evitare di indurre ad errore qualche operatore, alcuni chiarimenti.
    Il MEPA è destinato esclusivamente ad acquisti sotto soglia comunitaria; il sistema è totalmente incompatibile con le procedure sopra soglia e trova la sua fonte nell’art. 328 (titolo V del Regolamento, “Acquisizione di servizi e forniture sotto soglia e in economia”), che si applica a tutte le stazioni appaltanti, ivi comprese le centrali di committenza e la Consip. A pag. 8 delle Regole del sistema di e-procurement della pubblica amministrazione, per dire, alla definizione MEPA si legge “Il mercato elettronico della Pubblica Amministrazione realizzato da Consip ai sensi dell’art. 328 del Regolamento di attuazione”.
    L’articolo 9, comma 4, del DL 66/2014 non serve affatto ad ampliare surrettiziamente la sfera di applicazione del Mepa, estendendolo al sopra soglia, ma assai più prosaicamente ad obbligare i comuni non capoluogo ad aggregarsi (unioni di comuni, accordo consortile, ecc.), pena il divieto di procedere autonomamente. Il successivo periodo (“In alternativa, gli stessi Comuni possono effettuare i propri acquisti attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da altro soggetto aggregatore di riferimento”) serve a consentire agli stessi comuni l’utilizzo degli strumenti elettronici (mica solo il Mepa) di Consip o di altri aggregatori: norma necessaria, ché altrimenti il dubbio sarebbe rimasto (si può aderire alla convenzione Consip?).
    L’idea (opinabile fin che si vuole) è di centralizzare gli acquisti, creare risparmi di spesa per aggregazione della domanda e, contemporaneamente, ridurre il numero di stazioni appaltanti (e di uffici appalti) lasciando la facoltà di aderire a convenzioni, Mepa ed altri strumenti elettronici che non richiedono la gestione di una gara tradizionale e che sono (secondo il nostro governo) per definizione convenienti.
    Infatti, la Relazione tecnica al decreto afferma che il comma 4 “Perfezionando e ampliando quanto già previsto dal comma 3-bis dell’articolo 33 del codice dei contratti pubblici, prevede obblighi di centralizzazione degli acquisti a carico dei comuni la cui domanda non sia sufficientemente ampia da creare massa critica. La gestione aggregata della spesa consente di ottenere una maggiore economicità degli acquisti, oltre che un minor aggravio amministrativo e risparmi di spesa per i singoli enti in seguito al minor ricorso a procedure autonome di acquisto.”
    Discutibile, ma chiaro

  7. @Diego Arocchi

    Il comma 3 dell’art. 328 del Regolamento (DPR 207/2010) è relativo ai mercati elettronici gestiti direttamente dalle stazioni appaltanti. Il Mepa, invece, è gestito da Consip (centrale di committenza) e pertanto non c’entra nulla con i bandi di cui al citato comma 3.

    Il comma 4 del medesimo articolo, che continua a riguardare sempre (e soltanto) le stazioni appaltanti che usino il loro mercato elettronico, non fa alcun riferimento esclusivo ai c.d. “cataloghi” ma prevede, alla lettera a), ma prevede la possibilità, per le stazioni appaltanti, di scegliere tra le offerte pubblicate da parte degli operatori economici o “delle offerte ricevute sulla base di una richiesta di offerta rivolta ai fornitori abilitati” (cioè una RDO).

    Che poi il Legislatore avrebbe potuto modificare direttamente il codice dei contratti (ed il regolamento di attuazione), anzicchè procedere ad una modifica indiretta, tramite l’innovazione del comma 450 dell’art. 1 della L. 296/2006, questo è un altro conto. Rimane però il dato di fatto (e di diritto), inconfutabile, che già dal 2012, tutti i Comuni (capoluogo e non capoluogo), dovevano acquisire i beni e servizi sottosoglia con il MEPA.

    La recente innovazione, di cui ho scritto nell’articolo che stiamo commentando, non avendo derogato/abrogato il comma 450 dell’art. 1 della L. 296/2006 (che riguarda le acquisizioni sottosoglia e tutti i Comuni), non può che essere rivolta alle acquisizioni soprasoglia. Il problema sarà, semmai, conciliare le regole di evidenza pubblica previste dalle norme comunitarie con il MEPA.

    Consip S.p.a., a mio modesto parere, avrebbe dovuto tenere conto, ancor prima che del regolamento (che non è stato più aggiornato), delle fonti primarie che nel frattempo sono state emanate (in primis il citato comma 450).

  8. @ VINCENZO VINCIPROVA

    Anche in questo caso, la risposta si rinviene nel regolamento al codice dei contratti pubblici. L’art. 328 prevede i bandi di abilitazione (comma 3), i requisiti (sempre comma 3), le categorie merceologiche (comma 4), tradotte dalla Consip nei famosi cataloghi. In buona sostanza, la Consip non ha inventato niente, anche perché la norma è chiaramente ispirata dall’esperienza maturata dalla Consip. Pertanto, se il bene o servizio non è presente nel Mepa perché non è presente la categoria merceologica (e il relativo bando) cui il fornitore dovrebbe iscriversi, non è necessaria alcuna RDO ed è possibile (rectius, necessario) rivolgersi al libero mercato. Altra questione è quel che la Consip avrebbe dovuto fare per allargare il Mepa, ma va detto che finora si è mossa nell’ambito del sistema delineato dal regolamento: è il legislatore che avrebbe dovuto riordinare la materia, basti considerare che la norma che ormai regola gli acquisti sotto soglia (articolo 1, comma 450, della Legge 296/2006) è assurdamente posta fuori dal Codice

  9. Per Alessio.
    Mi pare di avere esplicitato chiaramente l’assunto di una norma obbligatoria che non può essere disattesa, se non secondo il procedimento previsto da specifica normativa. Tanto perché i contratti stipulati in violazione sono nulli e le conseguenze sono state ben precisate dalla Corte dei Conti. So bene di che parlo, perchè applico la norma ormai da tempo. Per ogni dubbio si rivolga al Consip presso il Ministero dell’economia e delle finanze. Possamo continuare la discussione accademica anche attraverso posta elettronica: la mia -gerardospira@yahoo.it

  10. Non vi è alcuna disposizione normativa – relativa al MEPA – che subordina l’acquisizione di beni e servizi tramite il MEPA alla previa pubblicazione del bene o servizio da acquisire in alcun catalogo. La stazione appaltante può fare ricorso ai beni e servizi già in catalogo oppure inviare una RDO ai fornitori presenti sul MEPA. Sull’argomento, purtroppo, si sono coltivate diverse leggende metropolitane, facilitate, probabilmente, dal mancato tempestivo allineamento normativo di Consip che gestisce il MEPA. Già da due anni, ad esempio, Consip avrebbe dovuto consentire l’iscrizione dei fornitori sul MEPA a prescidere dai bandi pubblicati e senza alcun sbarramento di fatturato minimo – atteso l’obbligo di ricorso al MEPA, per gli acquisti sottosoglia, risalente alle spending review del 2012.

  11. @ gerardo spira
    E’ mai entrato nel MEPA a vedere come sono inseriti i servizi nel catalogo? Questo secondo lei sarebbe semplificare? E’ evidente che non sa di cosa parla.
    La pubblica amministrazione non si occupa solo di reperire fornitura la fornitura di penne a sfera o di mutande.
    Provi a cercare nel MEPA il servizio “trasporto rifiuti” o “smaltimento rifiuti” oppure anche “caratterizzazione rifiuti”, se li reperisce mi avvisi che ne discutiamo.

  12. Nella P.A vi è la tendenza a frenare le decisioni dello Stato tendenti a semplificare e a rendere le azioni più trasparenti. Se pensiamo a ciò che è accaduto e che ancora accade nelle amministrazioni periferiche in termini di spesa diversificate in tutto il territorio nazionale, ci rendiamo conto della enormità di spreco di denaro pubblico avvenuto, pur in presenza di gare pubbliche. Basta pensare ai servizi affidati a ditte e società in ambiti confinanti per rendersene conto. Su questo problema vi hanno marciato tutti, comuni, province, regioni, enti locali e non vi è stata mai una presa di posizione di qualcuno per fermare l’andazzo. Era la politica che decideva per tantissime ragioni, tutte comunque contrarie al buon governo della spesa pubblica. Nei ministeri sugli stessi beni e servizi si svolgevano le stesse gare, pur trovandosi porta a porta e conoscendo già i risultati. Una penna a sfera della stessa marca veniva offerta a prezzi diversi, e acquistata a prezzi diversi in enti ed organismi o dipartimenti ministeriali diversi. Eppure in questi Enti o dipartimenti esistevano dirigenti o responsabili che potevano comunicare tra loro prima di decidere. Occorreva la legge? Siamo giunti tardi sul problema, per responsabilità di tutti, quando ormai l’Italia è stata dilapidata. Il Mepa( mercato elettronico P.A) è il mercato digitale ove le amministrazioni abilitate possono acquistare per valori inferiori alla soglia comunitaria. Il Consip è l’Autorità riconosciuta che definisce con appositi bandi le tipologie di beni e servizi e le condizioni generali di fornitura,gestisce l’abilitazione dei fornitori e la pubblicazione e l’aggiornamento dei cataloghi. Poiché è obbligatorio procedere attraverso il Mepa per le forniture di beni e servizi, occorre che le amministrazioni si abilitino e le ditte si iscrivano. Se ciò non avviene, vuol dire che si vuole continuare come prima. Comunque i contratti, se non è stato seguito il procedimento dettato dalla norma è nullo e la Corte dei Conti sa dove andare. Bisogna spendere i soldi pubblici ma bisogna imparare a spenderli meglio.

  13. Esistono servizi che per loro natura è praticamente impossibile reperire nel MEPA, almeno non nei termini per i quali la P.A. dovrebbe rivolgervisi. Si pensi ad esempio alla gestione dei rifiuti, campo legato ad autorizzazioni settoriali molto rigide.
    Un Comune che deve provvedere ad affidare un incarico di cernita, eventuale caratterizzazione, raccolta, trasporto ed avvio a recupero o smaltimento di rifiuti cosa dovrebbe cercare nel MEPA?

  14. In realtà non è possibile effettuare acquisti di beni o servizi sopra soglia comunitaria tramite il Mepa: basta considerare la collocazione sistematica dell’art. 328 del DPR 207/2010 e quanto indicato dalla stessa Consip, oltre al fatto che le procedure di RDO sono incompatibili con le procedure di gara comunitarie (es. obblighi di pubblicazione). L’unico strumento utilizzabile è la convenzione, se esistente

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