Mentre stanno per partire le votazioni sugli emendamenti al decreto di riforma della pubblica amministrazione, il ministro Madia ha illustrato i contenuti del disegno di legge presentato nel Consiglio dei ministri di giovedì scorso. Il testo licenziato dal governo nella seduta della scorsa settimana, infatti, non è altro che l’altra faccia del rinnovamento annunciato su enti e uffici pubblici, la parte più corale e d’insieme degli interventi messi in programma dall’esecutivo.

Così, la giovane responsabile della Funzione pubblica, è intervenuta in conferenza stampa venerdì pomeriggio, per chiarire gli aspetti del nuovo disegno di legge delega, rimesso nelle mani del Parlamento. Al suo interno, trovano spazio le linee guida per attuare le misure in ottica di maggiore trasparenza e semplificazione, ma, al tempo stesso, si guarda con interesse anche alle riforme in atto che stanno riscrivendo la composizione del Senato e di altri istituti costituzionali. Non a caso, infatti, il ministro Madia ha confermato che intento del governo sia quello di rafforzare i poteri del premier a fini di coordinamento della politiche pubbliche, a partire dai ministeri.

Quel che è certo, comunque, è che prima di settembre non partirà la discussione sul disegno di legge appena licenziato dal governo: allo stato attuale, con la pausa estiva sempre più vicina, la priorità è tutta per il decreto 90, in queste ore al centro delle attenzioni anche del mondo scolastico, per l’emendamento che dovrebbe mandare in pensione i Quota 96 a partire dal prossimo primo settembre. 

Filo conduttore tra i due capitoli della riforma Pa, non è solo il generale intento di ridurre i pesi burocratici e promuovere politiche di maggior responsabilizzazione delle cariche pubbliche, ma, in senso molto più stringente, il blocco della contrattazione nel pubblico impiego, questione annosa di cui i dipendenti attendono soluzione da ormai diversi anni. E tutto ciò, mentre imperversano turnover, mobilità, prepensionamenti e rischio esuberi. “Si tratta di un’ingiustizia – ha riconosciuto senza mezzi termini il ministro sul blocco dei contratti – è una situazione creata dalla crisi che si somma a tante altre ingiustizie e che dobbiamo vedere in Italia, ci sono gli esodati e i precari della pubblica amministrazione”.

Non ha fatto mistero, Marianna Madia, che al momento un intervento su quel tema non può essere affrontato come i diretti interessati dipendenti pubblici si augurerebbero“E’ una situazione creata dalla crisi. L’impegno – ha proseguito il ministro – deve essere uno sforzo comune ad uscire dalla crisi perché solo uscendo dalla crisi possiamo far ripartire la contrattazione economica”.

Di diverso avviso i sindacati, i quali, al momento, si sono espressi solo sul decreto in discussione alle Camere, ma attaccando la linea del governo in fatto di lavoro pubblico: “le disposizioni in materia di lavoro pubblico, contenute nel decreto, non raggiungono l’obiettivo di un intervento di riforma e di taglio degli sprechi in grado di rilanciare il valore e la funzione della Pubblica Amministrazione”.

Da una parte il governo, che procede a testa bassa con i suoi propositi riformatori; dall’altra, le sigle di rappresentanza, dubbiose sui possibili effetti del rinnovamento promesso nella pubblica amministrazione. La soluzione, a parere degli organismi di rappresentanza dei lavoratori, non può essere che il ricorso alla concertazione“Rimane di fondo la convinzione che sia necessaria l’apertura di una stagione di confronto e di coinvolgimento su vasta scala delle rappresentanze dei lavoratori, che possa rimettere al centro il ruolo e la dignità del lavoro pubblico”.

Vai allo speciale riforma PA


CONDIVIDI
Articolo precedenteSecondo ciclo Tfa 2014, via al test preselettivo per 150mila
Articolo successivoOfficine: rivoluzione al pc, in vigore le novità sulle revisioni auto

3 COMMENTI

  1. La mobilità volontaria in sanità (come in tutta la P.A.) oggi è di fatto soppressa, dato che le aziende sanitarie non concedono il nulla osta a chi vince bandi per trasferirsi ed ignora di rispettare il preavviso di tre mesi!
    Inutili anni di lotte e di contrattazioni nazionali… inutili i sindacati ed inutili gli ordini professionali… Tutto cancellato! Si rimane prigionieri e condannati in esilio dalle proprie famiglie, anche quando il tuo trasferimento non danneggia l’azienda di appartenenza, che gode ad esercitare solo uno sterile esercizio di potere fine a se stesso… Complimenti alla riforma della PA! Danneggiando i dipendenti, si danneggiano anche le aziende e la Nazione, non credete? Si continui pure ad opprimere il popolo… avanti! Tanto fra un po’ in Italia rimarrano solo i vecchi e gli extracomunitari di passaggio…!

    P.S.: Finiamola con la storia che se la mobilità fosse più agevole si avrebbe un ritorno in massa dei lavoratori dal Nord al Sud…
    Prima di tutto, molti di quelli, che hanno trovato lavoro al Nord (o anche all’estero) si trovano bene e non intendono tornare.
    In secondo luogo il flusso dei lavoratori si autoregolerebbe, un po’ come succede nel commercio, secondo la legge della domanda e dell’offerta. Io che scrivo ho provato per 8 anni a tornare a casa al Sud, ma non c’è riuscito, perché non c’erano posti disponibili… e questo proprio perché: meno popolazione = meno posti di lavoro! Ora che invece potrei farlo a buon diitto, l’azienda per cui lavoro non mi lascia andare!
    Quindi, sarebbe ora di finirla anche con il reiterare l’annuncio demagogico della volontà di far ripartire il Sud… senza crearvi posti di lavoro ed impedendo alla gente di tornare, anche quando questo fosse possibile… è un gatto che si morde la coda!
    Sì è cominciato con l’unità d’Italia a mortificarte il Sud, provocando la chiusura di fiorenti aziende (è tutto documentato, anche se i libri di storia adottati nelle nostre scuole non ne parlano!), per far spostare la forza lavoro verso le zone d’interesse dei governanti dell’epoca (Savoia & Co.)… Il tutto in una visione a dir poco miope e che paghiamo ancora oggi!
    L’Italia è fondata sul lavoro, ma anche sulla famiglia (o almeno dovrebbe)… chi lavora lontano dai suoi affetti lavora male ed è costretto a tirare la cinghia… la Nazione soffre, perchè soffre la famiglia… soffre la gente!
    Il libero circolo delle persone, anche e soprattutto nel lavoro, si autoregola e porta benessere, come il libero circolare del denaro… Provate a tenere i soldi fermi… l’austerity docet!

  2. Daccordo le riforme, ma manca a tavola il sale, come ottenere risparmi per reinvestire nel nostro Amato e attuale martoriato Paese. Mi viene da dire che non ce trippa pergatti. I governi predicano bene ma razzolano male. Senza licenziare nessun dipendente pubblico potremm0o dare in treanniuna cifra a disposizione di 300 miliardi solo tagliando il supoerfluo, ma come la mettiamo con le potenti lobby? che non cederanno di un millimetro, siamo alla soglia di una nuova rivoluzione la gente è scoppiata. Servono semplici azioni non serve lauree e i famosi esperti clientelari. Un esempio, facile:

    Una seire di quesiti vanno posti di cui sono sotto elencati;

    1) Come mai da tanti anni si parla di utilizzare il modello fiscale vigente negli Stati Uniti d’America, dare la possibilità ai cittadini di pretendere lo scontrino fiscale, in quanto a fine anno i cittadini contriuenti possono detrarre quale premialità che si troveranno dai mille e oltre duemila euro di ritorno nelle proprie Tasche? E nello Stato sarebbero garantite 30 miliardi di euro ogni anno. Oggi non si parla.

    2) La questione di Equitalia e delle Agenzie fiscali, è giusto dare a Cwsare quello che è di Cesare, ma non si capisce le sanzioni extra eccessive, se si invitasse ai cittadini pagare solo l’importo base dovuto alla crsi, entrerebbero più soldi nella casse statali. dei cinque miliardi almeno 2 miliardi di euro entrerebbero rapidamente.

    3) la questione degli stranieri nelle ns carceri italiane, molti sono i paesi che intedono mettere fine ai drammi sociale. attuale costo oltredue miliardi di euro di risparmio.

    4)La prostituzione selvaggia, quanto ci costa la sanità per questi soggetti? quante donne sono costrette sotto minaccia a prostituirsi? mentre altri paesi hanno legalizzato questa attività,quanto è il costo e il sovraffollamento deicomissariati e caserme enei tribunali???

    5) quatrromila morti sulle strade killer italiane ogni anno ealtrettanti feriti con danni permanenti tutti a carico della collettività, si potrebbe dimunuirle queste morti di almeno del 50%, meno morti e meno lutti se lo Stato fosse presente attraverso controlli mirati da enerdi sera finoa ogni domenica attraverso una cabina di regia attraverso un gruppo di interforze militari presenti sulle strade comprese quelli delle forze armate.

    sirispamierebbero 15 miliardi e vite umane

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here