Una delle questioni che da sempre tiene banco nelle famiglie italiane è certamente l’obbligo di assegnare ai figli il cognome del padre. C’è chi ha ovviato a questa imposizione adottando il duplice nome di famiglia, cioè sia quello materno che quello paterno, mentre altri si sono rassegnati al ceppo del padre.

Ebbene, d’ora in avanti, tutto verrà lasciato a discrezione dei genitori. Per i figli si potrà optare per il nome di famiglia paterno, materno, oppure entrambi. Ma la vera novità è che, appunto, non ci sarà nessun divieto alla preferenza per il cognome della madre. Lo ha stabilito la Commissione Giustizia della Camera, che giovedì ha rilasciato una proposta di legge prevista in aula all’inizio della prossima settimana.

Come qualcuno ricorderà, nello scorso gennaio, uno degli ultimi atti del governo di Enrico Letta fu il recepimento di una sentenza della Corte europea di Strasburgo che imponeva la cancellazione dell’obbligo di ricorso al cognome paterno. Un prologo alla nuova proposta dunque, necessario ma non ancora sufficiente per l’arrivo all’ok per il cognome della madre.

La nuova proposta di legge dovrebbe arrivare in aula lunedì, includendo diversi disegni di legge discussi nelle varie Commissioni, infine unificati nella nuova norma che dovrebbe riformare il patronimico per sempre.

E non è tutto: la nuova regola, se tradotta in legge vigente nell’ordinamento dello Stato, non conterà esclusivamente per i nuovi nati. Tutti i cittadini maggiorenni, infatti, potranno inoltrare richiesta di modificare il proprio cognome, adottando in sostituzione quello della madre o, in alternativa, aggiungendolo a quello del padre già posseduto.

Qualora invece, i genitori non si trovassero d’accordo sul nome di famiglia da assegnare al figlio nascituro, allora d’ufficio verrà assegnato il doppio cognome, con precedenza in ordine alfabetico e, dunque, non più accordata al cognome degli avi per linea paterna.

Figli adottati. Non sono esclusi i figli non biologici, che sono di diritto parte del nucleo famigliare e portano il nome del padre adottivo. La norma sarà identica, dunque si potrà optare per uno qualsiasi dei nomi di famiglia dei genitori, così come per entrambi.

Entrata in vigore. L’approvazione parlamentare non chiuderà l’iter della norma, che entrerà in vigore solo dopo che il Viminale avrà emanato un regolamento volto a modificare l’ordinamento relativo allo stato civile dei cittadini. Dopo l’ok parlamentare alla proposta di legge, ci sarà tempo un anno: dunque, i genitori possono pensarci bene ancora per un po’.

 


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