Cosa sta succedendo sulle riforme? La data di presentazione in aula del disegno di legge costituzionale che andrà a modificare la seconda parte della Carta fondamentale, continua a essere rinviata.

Prima si era parlato di mercoledì 9 luglio, poi si è passati a giovedì 10 e, quando tutto sembrava finalmente al proprio posto per l’arrivo in Senato del disegno di legge, la discussione pare essersi arenata ancora una volta.

Protagonisti, i capigruppo o relatori del provvedimento, da una parte il presidente della Commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro del Pd, dall’altra i vari Roberto Calderoli della Lega Nord, più Paolo Romani e Denis Verdini di Forza Italia.

Solito argomento al centro del tira e molla che ha tenuto banco negli ultimi giorni su tutti gli organi di informazione, la composizione del nuovo Senato  e l’irrisolto tema dell’immunità per i parlamentari, che dovrebbe essere affrontato in aula.A suscitare dissidi tra le forze politiche sarebbe la questione dell’eleggibilità o meno dei componenti della futura aula di palazzo Madama.

Ma le modifiche introdotte nelle ultime ore sono molto significative e non riguardano esclusivamente la composizione del Parlamento. Altri istituti della Costituzione che potrebbero finire sotto le modifiche delle larghissime intese coordinate dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, sono infatti il referendum abrogativo e l’elezione del presidente della Repubblica.

Il nuovo Senato

Secondo l’ultimo emendamento presentato al testo del ddl, a comporre il nuovo Senato dovrebbero essere 95 nominati dalle regioni e 5 dal Quirinale: nessun ente regionale potrà avere meno di due rappresentanti a palazzo Madama. I seggi saranno attribuiti con base proporzionale secondo i criteri stabiliti da un’apposita legge costituzionale.

Il nuovo Senato sarà eletto dagli stessi consiglieri regionali, che si esprimeranno sulla base delle liste composte da eletti nelle assemblee regionali e da un sindaco. Per quella più votata, si potrà scegliere tra il sindaco stesso o un consigliere per l’elezione a palazzo Madama

Qui il testo dell’emendamento

Il Presidente della Repubblica

Cambiano anche le modalità di elezione del Capo dello Stato: un emendamento a firma di Miguel Gotor del Pd modifica il quorum minimo per diventare presidente, riscrivendo l’articolo 83 della Costituzione. La maggioranza assoluta dei votanti, infatti, viene spostata dal quarto al nono scrutinio: per i primi tre sarà sufficiente, come d’abitudine, il voto dei due terzi dei delegati, mentre in quelli successivi si passserà ai tre quinti fino alla nona chiama, dove basterà il 50%+1 delle prefrenze.

Il referendum

Modifiche non di poco conto anche all’istituto del referendum abrogativo. Le firme necessarie per promuoverlo passano da 500mila a un milione, mentre si introduce un ulteriore filtro di ammissibilità che verrà svolto dalla Consulta. Anche qui, cambia il quorum per la validità della consultazione: non sarà più necessaria la maggioranza degli aventi diritto al voto, ma il 50%+1 degli elettori che si sono presentati alle urne alle ultime elezioni politiche.

Da ultimo, viene stabilito che nelle richieste di abolizione presentate sotto forma di referendum, non possa essere esclusa solo una parte di una norma – articolo o comma – secondo quanto stabilito da alcune sentenze recenti della Cassazione.


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