Dal 30 giugno scorso i soggetti che effettuano attività di vendita di prodotti e prestazione di servizi, anche professionali, sono obbligati ad accettare pagamenti con POS, il dispositivo che permette di effettuare un pagamento con il bancomat, la carta di credito o di debito.

L’autrice del presente articolo ha firmato il volume “Il commercio elettronico – Aspetti giuridici e regime fiscale” (Maggioli, 2014).

L’obbligo di accettare pagamenti attraverso il dispositivo POS per gli acquisti da parte di soggetti privati di prodotti e servizi, non opera qualora si tratti di importi superiori a trenta euro.

L’obbiettivo di tale obbligo, che risiede in capo ad imprese e professionisti, è anzitutto quello di combattere l’evasione fiscale, incentivando l’utilizzo di sistemi tracciabili di pagamento e al tempo stesso riducendo l’utilizzo del contante.  Gli acquirenti possono comunque richiedere di pagare in contanti somme superiori ai trenta euro, pur tenendo a mente la soglia pari a mille euro, prevista dall’art. 49 del DLgs 231/2007 ai fini dell’antiriciclaggio, ma qualora richiedano di pagare tramite carte di debito o di credito, gli esercenti e i professionisti devono poter permettere tale forma di pagamento.

Al mancato adempimento di tale obbligo, tuttavia, non è correlata alcuna sanzione di natura amministrativa e questa assenza rende di fatto incerto l’orizzonte applicativo della misura disciplinata dall’articolo 15, comma 4 e 5 del decreto legge 179/2012 (decreto «crescita 2.0»).

Secondo il Codacons, la sanzione sarebbe stata “dimenticata” perché l’installazione e l’utilizzo del POS diventa un onere alquanto gravoso, specialmente per i piccoli imprenditori e i professionisti, presentando commissioni mensili e commissioni sulle singole transazioni elevate anche rispetto alla media degli altri paesi.

Lo stesso Codacons suggerisce comunque ai consumatori di rifiutare i pagamenti in contanti e al tempo stesso invita i piccoli imprenditori e i professionisti ad inviare direttamente al cliente la fattura, affinché questi possa provvedere al pagamento in un secondo momento, scegliendo la modalità migliore per effettuare il pagamento.

Questo suggerimento è pressoché in linea con quanto precisato dal Consiglio Nazionale forense che, nella circolare n. 10 del 20 maggio 2014, aveva chiarito che nel caso in cui il cliente chieda di pagare con il bancomat e il creditore non permetta tale possibilità, si genererebbe una “mora del creditore”, ai sensi dell’articolo 1226 del Codice civile, che non libera giuridicamente il cliente dall’obbligazione derivante dal bene o dal servizio acquistato.  Ne deriva, quindi, che il cliente o all’atto dell’acquisto del bene o del servizio, ovvero in un momento successivo, è comunque tenuto al pagamento. Pagamento che, ove non possa essere effettuato tramite POS, in quanto il creditore non ne è provvisto, potrà essere adempiuto con qualsiasi altro mezzo di pagamento, sempre tracciabile oltre la soglia del mille euro.

Da più parti, comunque, viene richiesto un adeguamento delle spese e degli oneri connessi all’obbligo di installazione del POS.

Confcommercio, ad esempio, pur essendo favorevole a una modernizzazione del sistema dei pagamenti, fa notare che questo processo non si debba tradurre “unicamente in nuovi e pesanti oneri a carico delle imprese”.

Per questo motivo ha richiesto un confronto con il Governo “per ridurre le commissioni ovvero verificare le soglie di fatturato in base alle quali applicare la norma” ciò in quanto “obbligare le imprese all’accettazione del sistema di pagamento elettronico senza intervenire in modo adeguato sulla ridefinizione delle commissioni bancarie e degli oneri legati all’accettazione della moneta elettronica significa penalizzare ulteriormente quel tessuto produttivo già pesantemente provato dal perdurare della recessione economica”.

Questo obbligo ha comunque alimentato un “nuovo” settore di business per talune imprese che propongono agli imprenditori ed ai professionisti soluzioni “alternative” all’approvvigionamento del dispositivo POS.  Viene infatti proposta ai destinatari di questo obbligo la possibilità di dotarsi di una particolare tipologia di POS, utilizzando direttamente il proprio smartphone collegato ad un apposito lettore di carte di debito o di credito.  Ma ad oggi, l’obiettivo primario resta quello di diminuire (c’è chi addirittura propone di azzerare) i costi relativi alle commissioni sui pagamenti.  Si ricorda, a questo proposito, che il Ministero dell’Economia e Finanze, con il decreto n. 51 datato 14 febbraio 2014 in Gazzetta Ufficiale n. 75 del 31 marzo 2014, ha dettato misure volte a ridurre le commissioni sulle transazioni effettuate con mezzi di pagamento elettronici, con decorrenza dal prossimo 29 luglio 2014.  Resta da verificare come tali disposizioni verranno attuate.

 

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1 COOMENTO

  1. Al terzo cpv dell’articolo si dice che “L’obbligo di accettare pagamenti attraverso il dispositivo POS per gli acquisti da parte di soggetti privati di prodotti e servizi, non opera qualora si tratti di importi superiori a trenta euro.” Se non erro invece l’obbligo vale per pagamenti superiori a 30 euro e non opera per pagamenti fino a 30 euro.

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