Pensioni, allarme rosso senza fine. Dopo le smentite del ministro del Lavoro Poletti, che ha smorzato sul nascere ogni speranza di rinnovamento della legge sulla previdenza, il panorama disegnato dagli istituti di settore è quantomai fosco e con sempre meno speranza, anche in relazione alla recente riforma della pubblica amministrazione del ministro Madia.

Mentre si continua ad attendere il rapporto governativo ufficiale sull’esborso della spesa pensionistica, la cui ultima pubblicazione risale a un anno prima dell’arrivo della contestatissima legge Fornero, emerge come i pensionati italiani siano quelli che, nell’orbita Ue, cedono di più allo Stato, mentre le risorse necessarie per l’erogazione degli assegni non accennano a diminuire.

E’ quanto si deduce dal Rapporto sulla previdenza italiana, a opera di un pool di studiosi guidato da Alberto Brambilla, in passato al vertice del centro studi dell’esecutivo. E il dato iniziale, quello del primo anno dopo la cura Fornero voluta da Bruxelles e dal governo tecnico di Mario Monti, fa saltare all’occhio come la spesa previdenziale del 2012 si sia attestata a un livello superiore rispetto ai dodici mesi precedenti, con 211 miliardi, in aumento di oltre il 3%.

Un conteggio che, se soppesato alle entrate contributive ferme a 190 miliardi, evidenzia come il saldo sia tutt’altro che positivo, facendo registrare -21 miliardi che vanno ad aggiungersi al rosso già accumulato dagli enti previdenziali negli anni passati, e pari a quasi il 27% in più rispetto al 2011. Insomma, un baratro.

Un quadro che, comunque, potrebbe essere ben meno roseo, se non fosse per le gestioni in attivo delle casse specializzate, come quelle relative a professionisti  o i lavoratori dipendenti del privato, ce riescono a ridurre il passivo rispetto alla performance ben poco invidiabile degli altri enti. Secondo le stime, infatti, il disavanzo sarebbe potuto crescere fino a superare i 30 miliardi di euro nel solo 2012.

Le casse meno efficienti, da questo punto di vista, a parere dello studio presentato ieri, sono quelle dei dipendenti pubblici ex Inpdap, oggi inclusi nel nuovo superInps, con il record di rosso a 23 miliardi, mentre le sole Ferrovie dello Stato si difendono, avendone accumulato uno superiore a 4 miliardi.

E come se non bastasse, gli ulteriori rapporti stilati nel dossier, evocano scenari ancora più inquietanti per il prossimo futuro: il prepensionamento inquadrato dal governo nel recente disegno di riforma della pubblica amministrazione, potrebbe essere già soffocato sul nascere, dal momento che già nel 2012 il rapporto tra pensionati e dipendenti attivi era 1 ritirato ogni 1,1 alla scrivania. una stima che, secondo lo studio, “esclude per logica ogni ipotesi di prepensionamento”.

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6 COMMENTI

  1. anzichè spendere 10 milioni al mese, solo di spese vive, per mare nostrum, si iniziasse a pensare agli italiani ,che ormai anziani, hanno diritto dopo 41 anni di lavoro a potersi riposare.
    invece vogliono farli morire a lavoro,fra l’altro per erogare 40 euro al giorno , grattandosi il pisello, a un numero enorme di africani.

  2. sono nata aprile 1953 e ho iniziato a lavorare come dipendente del mio comune dal 01.12.1978.
    ho anche dei periodi anticipati che sono stati quantificati in 28 settimane presso le scuole e 4 anni e 4 mesi come coadiuvante .
    vorrei sapere, visto che tra sindacati del posto e funzionari dell’INPS non ho ben capito niente, quando potrò andare in pensione. Al 31.12.2014, se non sbaglio, ho raggiunto 41 anni di servizio e ad aprile 2015 avrò compiuto 62 anni di età.
    grazie anna

  3. MA IL MINISTRO POLETTI DA DOVE ARRIVA? mancano i soldi?che li mettano chi ha rubato sino adesso, e poi basta ai doppi stipendi se uno va in pensione si prende la pensione e basta,non andare per prenderla e fare i collaboratori,chi e’ stato parlamentare e prende la pensione e poi prendi altri dieci stipendi per una carica di qui una di la etc che restituisca la pensione.
    se si vuole i soldi si trovano,basta agire in modo corretto e stravolgere questo sistema di favori di casta ,basta non ne possiamo piu’

  4. C’è gente che ha fatto la prostituta e la p….. fino ad ieri in parlamento e a 27 anni si gode il vitalizio e gente che ha una famiglia sulle spalle. Io a quelle lì azzererei tutto e le costringerei a vivre da disoccupate.

  5. Come sempre, i politici hanno mandato l’italia a ramengo, e poi vogliono far pagare le loro scelte sbagliate, a chi tanto a già pagato, naturalmente loro, i politici, i loro privilegi continuano ad averli, e noi continuiamo a pagare i loro privilegi.

  6. Garantito, quando si tratta di venire incontro al popolino non ci sono i soldi. Per i vostri privilegi, invece, li trovate sempre! Intanto ci sono le “quote 102 “e voi ci rompete i timpani con la quota 96 della scuola. Personalmente lavoro in un centro per l’impiego e tra un anno potro’ iscrivere nelle liste dei disoccupati nientemeno che la mia nipote maggiore che compirà 18 anni. Ma almeno smettetela di prenderci in giro, a noi nonne e ai nostri nipoti, con l’illusione di un futuro di solidarietà sociale. Non vi crediamo piu’, l’Italia sta andando sempre piu’ a ramengo, sostenuta com’è dal lavoro FORZATO degli anziani, con i giovani che stanno a guardare IMPOTENTI. E’ chiaro, ormai, che Fornero è stata la vostra mano. Ce ne ricorderemo al momento opportuno. Gli Italiani ormai si guardano in cagnesco tra di loro, vittime dei vostri errori. Siete responsabili del fallimento di questa nazione. Tant’è vero che quasi nessuno si azzarda piu’ a fare figli o a formare famiglia. Abbiamo tutti capito che le famiglie italiane sono state e lo sono ancora il vostro bancomat.
    Firmato : Classe 1952 -nonna-lavoratrice precoce e madre di tre figli – quota 102 –
    Non basta!

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