Il tessuto politico-sociale italiano manifesta i segni incontrovertibili di un processo di degrado in atto, mentre il sistema amministrativo radicato sul territorio mostra anch’esso, qua e là, le crepe sinistre di un annunciato cedimento strutturale.

Tutto ciò ricorda i classici periodi di transizione che, nel corso della nostra storia, hanno assistito al fatale tramonto di un regime al collasso, malgrado l’apice delle sue antiche glorie.

Da questo punto di vista è istruttiva la lettura del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, che racconta gli ultimi giorni del regime borbonico in Sicilia, nella nobile casa del Principe Salina, capostipite di una famiglia tra le più alte dell’aristocrazia dell’isola.

Ecco qualche spunto, che sembra quanto mai calzante alle dinamiche degli eventi odierni:

“Tristi tempi, Eccellenza”, disse Don Ciccio al Principe dopo gli ossequi rituali “stanno per succedere grossi guai,ma dopo un po’ di trambusto e di sparatorie tutto andrà per il meglio, e nuovi tempi gloriosi verranno per la nostra Sicilia; non fosse che tanti figli di mamma ci rimetteranno la pelle, non potremmo che essere contenti”.

Il Principe borbottava, senza esprimere un’opinione.

“Don Ciccio” disse poi “bisogna mettere dell’ordine nell’esazione dei canoni di Querceta; sono due anni che da lì non si vede un quattrino”.

“La contabilità è a posto, Eccellenza”. Era la frase magica.

“Occorre soltanto scrivere a don Angelo Mazza di eseguire le procedure; sottoporrò oggi stesso la lettera alla vostra firma” e se ne andò a rimestare fra gli enormi registri nei quali, con due anni di ritardo, erano minutamente calligrafati tutti i conti di casa Salina, meno quelli davvero importanti.

Poco dopo entrò Russo, l’uomo che il Principe trovava il più significativo tra i suoi dipendenti. Svelto, con gli occhi avidi sotto una fronte senza rimorsi, ossequioso e quasi sinceramente devoto, poiché compiva le proprie ruberie convinto di esercitare un diritto.

Fece cenno a Russo di sedere, lo guardò fisso negli occhi: “Pietro, parliamoci da uomo a uomo, tu pure sei immischiato in queste faccende?” Immischiato non era, rispose: “Si figuri se nasconderei qualcosa a Vostra Eccellenza che è come mio padre” (Intanto, tre mesi fa, aveva nascosto nel suo magazzino centocinquanta ceste di limoni del Principe e sapeva che il Principe lo sapeva).

“Vostra Eccellenza lo sa; non se ne può più: perquisizioni, interrogatori, scartoffie per ogni cosa,uno sbirro a ogni cantone; un galantuomo non è libero di badare ai fatti propri”.

“Ci saranno giorni di schioppettate e di trambusti, ma villa Salina sarà sicura come una rocca: Vostra Eccellenza è il nostro padre, ed io ho tanti amici qui”.

Il Principe si sentì umiliato, e stropicciava un orecchio del cane fra le dita con tanta forza che la povera bestia guaiolava, onorata, senza dubbio, ma sofferente.

Le rondini avrebbero preso il volo più presto, ecco tutto. Del resto, ce n’erano ancora tante nel nido”.

Qui termina la citazione, con punte di raffinato sarcasmo che decisamente sorprendono per la loro straordinaria attualità!


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