Partenza a rischio per il processo civile telematico. Mancano pochissimi giorni e poi entrerà ufficialmente in vigore la notifica digitale degli atti nelle vertenze di tipo civile, così come disposto dai termini di legge. Peccato, però, che ancora otto tribunali di dimensioni medio-grandi coinvolti nello sviluppo telematico delle cause civili, non siano ancora al passo per garantire lo svolgimento regolare del servizio.

Sono stati il ministero della Giustizia e il Consiglio superiore della Magistratura a diramare la fotografia delle sedi di giustizia in procinto di adottare la nuova normativa per la notifica degli atti, mettendo in luce come uffici di ampie dimensioni, tra cui Venezia, Pistoia e Lecce, non abbiano ancora messo a punto le proprie strutture per la completa notifica dei faldoni tramite rete telematica.

In realtà, è il generale stato delle infrastrutture della giustizia italiana a mettere in evidenza enormi lacune dal punto di vista tecnologico, al punto che non pochi osservatori si stano chiedendo se davvero il sistema sia pronto all’innovazione prevista per lunedì 30 giugno.

Non a caso, è sufficiente notare il numero dei legali che nell’ultimo anno hanno intrapreso la via della spedizione digitale degli atti notarili, per rendersi conto come le strutture – e la formazione di molti professionisti non più giovanissimi – siano oltremodo obsolete. Soltanto un avvocato su dieci, infatti, nell’ultimo anno, ha cercato di prendere confidenza con il nuovo strumento, tra pochissimi giorni obbligatorio per le cause civili.

Forse anche per questo motivo, il governo ha preferito definire un avvio graduale del processo civile telematico, stabilendo come vincolante la forma digitale esclusivamente per quegli atti i cui procedimenti si avvieranno a partire dal prossimo lunedì 30 giugno. In sostanza, si è cercato di evidenziare la differenza tra le cause in corso di fronte ai tribunali ordinari e quelle ancora in attesa di deposito degli atti. Così facendo, l’auspicio del Consiglio dei ministri è ovviamente quello di ottenere risultati più soddisfacenti e ridurre al minimo i fattori di possibile impasse del sistema giustizia.

Tornando ai Tribunali ancora arretrati, che non presentano linee e canali sufficienti a supportare l’innovazione del processo telematico, si tratta di Civitavecchia, Gorizia, Lecce Pistoia, Vallo Lucania, Velletri, Vibo Valentia, Venezia. 

Un  po’, dappertutto, poi, si lamentano malfunzionamenti ai terminali pc, o di rallentamenti alla linea di connessione, con il lievitare dei costi per l’assistenza informatica richiesta spesso all’esterno. A rinvigorire i tecnici del governo, però, i dati in crescita, anche in ragione dell’obbligo imminente, sul ricorso alla giustizia telematica: rispetto al mese di maggio 2013, gli atti digitali sono quasi raddoppiati a un anno di distanza.


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3 COMMENTI

  1. Francamente è avvilente leggere certe considerazioni dei Colleghi.
    Il “costo” di un deposito telematico è irrisorio.
    Il “rischio” della mancata tempestività è addirittura annullato……..
    Personalmente uso il PCT fin da quando ha assunto valore legale e ho imparato tutto da sola, con l’aiuto dell’assistenza telefonica di Lextel che gestisce il PDA su Roma.
    E non sono né giovanissima né molto tecnologica……….
    Se non si vuole acquistare un redattore atti per formare la busta digitale, è disponibile sul PDA un redattore gratuito (non particolarmente snello ma funzionante) e non capisco come si possa non averlo visto………
    Certamente l’attuale contaminazione col cartaceo è seccante ma è solo temporanea.
    Purtroppo i magistrati non sono stati meno pigri e recalcitranti di tanti Colleghi………
    Certamente i redattori in commercio costano qualcosa ma il tempo e le frustrazioni risparmiate (anche ai collaboratori di studio) non hanno prezzo………
    Ciò che è poco serio e scandaloso è nascondersi dietro il dito………….abbiamo avuto tutto il tempo.
    Se non siamo pronti, è esclusivamente colpa della nostra pigrizia mentale.
    Buon pct a tutti!

  2. si tratta di un modo per trasferire sugli avvocati i costi (ed il rischio) connessi con il deposito degli atti in giudizio.
    Rischio gravissimo, di non riuscire a depositare gli atti ed i documenti in tempo utile.
    Per tacere della qualità dei corsi svolti presso le varie società del settore, nei quali, non soltanto io, ma migliaia di avvocati, anche giovani, non riescono ad imparare nulla.
    A ciò si aggiunga l’incremento dei costi, sempre a carico degli avvocati.
    Dulcis in fundo, il cartaceo, uscito dalla porta, è prontamente rientrato dalla finestra, con l’ultima amenità (Tribunale di Roma) della “busta di cortesia per il magistrato), da depositare in cancelleria a cura dell’avvocato, ovviamente, previa efferata fila.
    Fila che si allungherà a dismisura, posto che, provvidamente, il ministro Madia ha ridotto per legge l’orario di apertura al pubblico delle cancellerie a sole 3 (TRE) ore.
    L’amenità dell’innovazione raggiunge il culmine nell’assenza di un software “dedicato” distribuito a cura dell’Amministrazione. Sul grazioso portale ministeriale, infatti, c’è solo un elenco dei prodotti sul mercato, previa dichiarazione di non assumersi la responsabilità della loro qualità. Cioè si lascia agli avvocati il compito di comprarsi il Software, senza saper se sia certificato, a loro rischio e pericolo.
    In conclusione, ne vedremo delle belle. Ma non sarebbe meglio rimandare l’obbligatorietà al 30 dicembre 2014 anche per i “nuovi” procedimenti?
    Cosa ci sarebbe di così scandaloso in un breve rinvio?
    A meno che qualcuno abbia voluto “fare la faccia feroce” all’italiana.
    Tutto ciò è veramente poco serio e scandaloso.

  3. Pubblicato in gazzetta ufficiale il Decreto Legge 90/2014 con importanti modifiche ed integrazioni sul processo telematico.

    Dopo più di 3 settimane è stato finalmente pubblicato in gazzetta ufficiale del 24 giugno 2014 n. 144 il D.L. 90/2014 “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli ufffici giudiziari.
    Tale provvedimento normativo, predisposto nelle forme dell’urgenza (decreto legge) porta importanti correttivi all’attuale assetto del Processo Civile Telematico.
    Rispetto alla bozza di decreto circolata nelle scorse settimane, non tutte le innovazioni annunciate hanno poi trovato posto nel testo definitivo del decreto.
    A) PROROGA a metà:
    l’art. 44 del D.L. 90/2014 conferma il testo della legge 221/2012 in tema di atti di cui diverrà obbligatorio il deposito digitale ma ne modifica le tempistiche.
    L’obbligatorietà prevista da detta norma, infatti, si applicherà unicamente ai procedimenti nuovi (iniziati a far data dal 30 giugno stesso) mentre per i procedimenti già instaurati il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo de quo decorrerà dal 31 dicembre 2014, salva la facoltà di deposito digitale anche nei procedimenti instaurati prima del 30 giugno 2014, con scelta rimessa all’Avvocato.
    B) Corte di Appello
    Il processo telematico diventerà obbligatorio nelle Corti d’Appello a “decorrere dal 30 giugno 2015 nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione……..” tale obbligo sussiterà per “il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite….”.
    C) La sottoscrizione del verbale da parte dei testimoni
    L’art. 45 del D.L. 90/2014 elimina poi l’obbligo (con la modifica dell’art. 126 c.p.c. e 207 c.p.c.) di sottoscrizione del verbale di udienza da parte di terzi, rendendo più agevole la telematizzazione del processo verbale e la successiva pubblicazione nei registri di cancelleria.
    D) Le notificazioni in proprio da parte degli avvocati
    L’art. 46 del D.L. 90/2014 riforma in modo sostanziale la L. 53 del 1994 in tema di notificazioni in proprio, sia eliminando la necessità dell’autorizzazione del Consiglio dell’Ordine di appartenenza dell’Avvocato nel caso di notificazioni in proprio a mezzo PEC, sia rendendo totalmente gratuita la notificazione effettuata in via digitale atteso che non viene richiesta l’apposizione della marca da bollo da euro 2,58.
    E) Il potere di certificazione di conformità da parte dell’Avvocato
    Importanti novità previste dall’art. 52 del D.L. 90/2014.
    La norma in parola attribuisce un nuovo potere certificativo all’Avvocato, il quale potrà estrarre copia informatica o digitale (dal fascicolo elettronico) dei provvedimenti delle parti, del Giudice e dei Consulenti Tecnici attestandone la conformità all’originale contenuto nel suddetto fascicolo informatico, il tutto senza pagare alcun onere per il rilascio della copia autentica.
    Per l’effetto sarà possibile utilizzare tali copie per procedere alla notifica in proprio da parte dell’Avvocato con modalità telematica (via p.e.c.).

    In tale ottica è stato modificato l’art. 133 c.p.c. che ora prevede l’obbligo per il Cancelliere di comunicare il testo integrale del provvedimento con il biglietto di cancelleria e non più solo il dispositivo.
    F) Il domicilio digitale
    Il D.L. 90/2014 stabilisce che la notificazione in cancelleria (ad esempio in caso di mancata elezione di domicilio “fisico” nel circondario del Tribunale) potrà essere effettuata unicamente qualora non sia possibile perfezionare la notificazione digitale via PEC, all’indirizzo censito nei pubblici registri, per causa imputabile al destinatario (ad esempio per casella PEC piena o indirizzo errato)
    G) Il deposito di atti
    Il nuovo decreto oggi in vigore porta due fondamentali correttivi in materia di deposito digitale:
    – il deposito digitale potrà essere effettuato entro le ore 24 del giorno di scadenza;
    – nel caso in cui la busta telematica superi la dimensione massima di 30 mb si potrà procedere all’invio di ulteriori buste contenenti le ulteriori allegazioni, il tutto – però – sempre entro il termine delle ore 24 del giorno di scadenza.

    Ad maiora

    Avv. Claudio Guttadauro

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