Oggi è il giorno dell’attesa e annunciata riforma fiscale. Nel piano dichiarato dal premier Renzi al momento del suo insediamento, e poi aggiornato nel proseguo dell’esperienza di governo, mancava ancora il ddl che metterà mano al comparto contabile. Oggi, in Consiglio dei ministri, arriva dunque il testo che dovrebbe ritoccare alcune regole attualmente in vigore, e che non mancano di far indignare contribuenti e operatori.

Basti pensare, infatti, alla Tasi, che negli ultimi giorni, ha letteralmente fatto impazzire non solo quei soggetti chiamati al saldo – praticamente tutti, essendo richiesta anche a inquilini in affitto oltre che ai proprietari – o, ancora, alle continue modifiche apportate, ad esempio nei termini dichiarazione dei redditi, con la proroga dei pagamenti di Unico 2014, il modello per le partite Iva.

Ora, il governo ha deciso di mettere mano al settore fiscale, uno dei più complicati con cui si trovano alle prese milioni di cittadini tutti i giorni, sia in qualità di lavoratori che di cittadini obbligati a versare le imposte all’erario.

E sembra proprio che uno dei settori finiti sotto la lente del governo, sia quello della presentazione del 730 e affini. Secondo quanto ribadito anche negli ultimi giorni dal premier Renzi, infatti, il ddl oggi presentato all’assemblea dei ministri dovrebbe contenere le direttive per l’attuazione della dichiarazione precompilata.

Secondo le intenzioni del governo, che riprende le leggi già approvate in materia negli anni passati, in particolare dal governo Monti, a partire dal 2015 la dichiarazione dei redditi sarà inviata a casa dei contribuenti direttamente, senza che questi debbano consegnarla, poi, ai sostituti d’imposta. Quindi, optare per il regime consolidato o per la trasparenza fiscale richiederà essenzialmente una comunicazione all’interno della stessa dichiarazione: viene dunque meno la necessità di ricorrere a una nota a parte.

Altre novità presenti nella proposta che con ogni probabilità licenzierà in serata in Cdm, la semplificazione dei rimborsi Iva: dovrebbe saltare l’obbligo di garanzia o fideiussione entro i 15mila euro, invece che gli attuali 5mila. Al di sopra di questa cifra, sarà necessario ottenere il certificato di garanzia che attesti la veridicità dei redditi dichiarati.

In fatto di Ires, poi dovrebbe passare da tre a cinque il minimo di bilanci in rosso consecutivi per avviare il prelievo forzato ai danni delle imprese, anche se l’imposta potrebbe salire fino al 38% nei periodi di perdita continuata.

Infine, sono introdotte delle semplificazioni per comunicare le operazioni in Paesi contenuti nelle black list: l’obbligo dovrebbe tramutarsi in annuale e non più trimestrale, con innalzamento delle soglie a 10mila euro.

 


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