Mentre si attende la pubblicazione del decreto di riforma della pubblica amministrazione sulla Gazzetta Ufficiale, si inizia a ragionare su quelli che saranno gli effetti per la parte che compete all’Anac, l’autorità anticorruzione, al centro della stretta governativa sugli appalti successiva agli scandali di Mose ed Expo.

Come annunciato dal premier Matteo Renzi nella conferenza che ha chiuso il Consiglio dei ministri, sarà l’ex magistrato anticamorra Raffaele Cantone a controllare lo svolgimento di tutte le gare d’appalto, per mezzo dell’Anac, che è stato personalmente chiamato a guidare nei mesi scorsi. Secondo quanto inserito nel decreto in via di pubblicazione, l’Autorità nazionale anticorruzione assorbirà le funzioni della quasi gemella Autorità di vigilanza sui contratti pubblici.

In realtà, però, il passaggio non sarà automatico. Innanzitutto, la stessa Anac ha tempo fino al 31 dicembre prossimo per per un piano di riordino da sottoporre al Consiglio dei ministri, il quale,per avviare concretamente le direttive Anac, dovrà dare il proprio benestare all’operazione, secondo le direttive che recheranno proprio la firma del numero uno a capo dell’anticorruzione. Ma non è tutto. C’è, infatti, un altro attore che avrà un’importante parte in causa nel processo di integrazione tra i due istituti: il Ministero delle Infrastrutture.

 

Ecco come dovrebbero essere riordinate le competenze dell’Avcp

Al Ministero delle Infrastrutture. Al dicastero attualmente guidato da Maurizio Lupi andrà la facoltà di emettere pareri non vincolanti sui bandi in svolgimento, su richiesta di imprese o stazioni appaltanti, al fine di snellire le pratiche nei Tribunali amministrativi. Si tratta, in sostanza, del potere di intervento in luogo di precontenzioso. C’è poi l’attività definita come consultiva, volta a mettere in luce eventuali modifiche o criticità emerse nelle gare in corso.

All’Anac. L’Autorità sotto la guida di Raffaele Cantone spetteranno i poteri di vigilanza, di sanzione e di gestione dei database sui contratti pubblici stipulati. In sostanza, dovrebbe essere l’Anac a esercitare il monitoraggio sul comportamento delle Soa, sul rispetto dei requisiti per le imprese selezionate, e sul funzionamento del contestato Avcpass, dapprima avviato poi messo in stand-by.

Ancora in ballo. Tra le competenze da assegnare, restano quelle fondamentali di regolamentazione del mercato appalti, o, ancora la vigilanza sui criteri di trasparenza e costi standard, recentemente riaffermati con i Piani decentrati, così come le recentissime attribuzioni all’Avcp in fatto di controllo sui tetti di spesa pubblica consentiti. C’è, poi, il nodo delle varianti: l’obbligo di comunicazione sarebbe in procinto di essere cancellato dal decreto approvato in Cdm.

Tutti gli interrogativi, potranno essere risolti solo quando il decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Indiscrezioni dai corridoi del governo lo annunciano entro la settimana.

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Piano nazionale e piani decentrati anticorruzione

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2 COMMENTI

  1. Speriamo solo che Cantone capisca bene dove realmente il Sistema è corrotto …. e che non penalizzi tutti per colpa di qualcuno altrimenti sarebbe la solita beffa ……. che il peccato di qualcuno debba essere scontato da altri.
    Basta ascoltare la voce di tutti ed avere giudizio coerente ma soprattutto prendere le decisioni con coscienza senza farsi raggirare da chi consiglia male….

  2. Quando nel 1990 cominciò il cammino per la riforma della P.A molti pensarono che era stata avviata la rivoluzione nel nostro sistema ordinamentale. Pochi, gli addetti ai lavori, compresero che si trattava del solito annuncio di ” cartello” per non cambiare nulla. Di Fatti tutte le leggi emanate successivamente, di modifica ed integrazione di norme risultate inapplicabili, hanno mantenuto il regime di garanzia per gli amministratori colti con le mani nel sacco, nonché per la solita burocrazia che si è prestata” prona” al volere delle maggioranze di turno. Non è cambiato niente, anzi la commistione del sistema politico-burocratico ha reso ancora più forte il ricatto nei confronti del cittadino ed ha permesso la costruzione di regimi locali che hanno strozzato il diritto e la libertà di scelta del cittadino. Chi non si è adeguato al regime è rimasto fuori senza garanzia di “protezione”. Il burocrate ignorante, divenuto dirigente responsabile, per volere dell’amministratore, dispone in barba alla legge, a suo piacimento e secondo le disponibilità finanziarie del malcapitato. La corruzione è divenuta modus di regime. Con la nuova legge addirittura è stata prevista la possibilità che un dirigente locale possa accettare “regalie” nel minimo fino a cento euro, senza specificare per quali prestazioni. Così un responsabile del servizio urbanistico, o di altro servizio, per ogni pratica può stabilire la misura minima fissa della regalia, che moltiplicata per le pratiche formano una cifra enorme. Tutto ciò oltre il già ricco stipendio. Alla faccia della trasparenza e della legalità. Cantone avrà brutte gatte da pelare. Il discorso è di natura culturale che tutti sanno dov’è, ma nessuno ci vuole andare. Ancora si fa filosofia !

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