La riforma delle Province, mentre sembra uscita dalle cronache dei mass-media, si appresta a vivere la fase più complicata, con l’attuazione e la sostituzione degli organi deliberativi. Saltate le elezioni, si sono insediati i Commissari nelle vesti di traghettatori, prima della messa a punto dei nuovi enti non più elettivi, ma composti da amministratori dei Comuni. Nel frattempo, si cerca faticosamente di comporre gli altri enti intermedi che andranno a rinnovare il panorama del governo locale. Ne discutiamo con Luciano Vandelli, autore del volume “Città metropolitane, province, unioni e fusioni di Comuni. La legge Delrio, 7 aprile 2014, n.56 commentata comma per comma” (Maggioli Editore, 2014), realizzato con la collaborazione di Pietro Barrera, Tiziano Tessaro e Claudia Tubertini.

 

Le Province sono ufficialmente in scadenza, o, almeno, lo sono i consigli eletti direttamente dai cittadini. Quali saranno i prossimi passaggi di questo rinnovamento a enti di secondo livello?

La legge segna, per le Province, un cambiamento fondamentale: si passa da un livello corrispondente ad una classe politica propria, e dotato di una grande quantità di funzioni, spesso frammentate, ad un soggetto che si pone a sintesi ed a supporto dell’azione dei Comuni. Protagonisti di questo cambiamento saranno anzitutto i sindaci; ma un ruolo importante spetterà anche ai legislatori (statale e regionali) chiamati a rivedere, redistribuire, semplificare le funzioni provinciali.
Per i dipendenti, c’è il rischio di esuberi o spostamenti in altri uffici? Gli organici in capo alle direzioni verranno mantenuti intatti?

I dipendenti seguiranno le funzioni; e nei settori in cui queste verranno spostate in capo ai Comuni o alle Unioni. Ma nella nuova vocazione della provincia quale soggetto essenzialmente al servizio e a supporto dei Comuni, credo esistano importanti occasione di valorizzazione per le professionalità del personale, particolarmente in alcuni ambiti.

In che modo saranno riordinate le funzioni?

Il riordino delle funzioni costituisce, secondo me, un’occasione storica: per la prima volta non ci sarà più una classe politica provinciale a rivendicare funzioni (o parti di funzioni), ma ci sarà una governance affidata alle medesime persone (sindaci e consiglieri comunali); dunque, per la prima volta, ci si potrà interrogare obbiettivamente sulle funzioni che più opportunamente sono da gestire al livello di prossimità e su quelle che è meglio gestire al livello di area vasta.

Quando entreranno in carica le città metropolitane? Come verranno a comporsi?

Le Città metropolitane entreranno nel pieno del loro funzionamento il 1° gennaio 2015, quando in tutto e per tutto sostituiranno le province. Determinanti saranno le elezioni del consiglio metropolitano, composto da sindaci e consiglieri comunali. E sarà importante che, da parte degli stessi amministratori comunali, ci sia una piena consapevolezza dell’importanza del cambiamento e un forte impegno nei nuovi compiti.

Non c’è il rischio di sindaci tuttofare, tra Province, Unioni dei Comuni, Città metropolitane? Finiranno per lasciare indietro proprio i Comuni?

L’esercizio contemporaneo di più funzioni è già sperimentato in vari Paesi e, per vari aspetti, anche in Italia (non pochi sono, già attualmente, gli impegni romani dei sindaci delle grandi città). Ora, si tratterà semplicemente di razionalizzare e contemperare le varie attività, anche tenendo conto delle vocazioni di ciascuno (ci saranno sindaci impegnati particolarmente nelle Unioni, altri nel governo dell’area vasta; e chi, come i sindaci metropolitani, si troverà a gestire più funzioni di primo rilievo, dovranno fare un ampio e sapiente uso delle deleghe).
Come valuta, a due mesi dall’approvazione della legge, la bocciatura della Corte dei Conti (che nel volume è presente nella sua versione integrale)?  I rischi paventati – poca organicità, risparmi ridotti – si stanno concretizzando?

La Corte dei conti ha espresso alcuni timori potenziali; spetta a chi è chiamato a governare il processo – ai vari livelli – cogliere la sfida e dimostrare che questi rischi paventati possono essere smentiti dalla realtà.

In generale, il quadro della sussidiarietà, ritiene sia stato semplificato o reso più complesso con la riforma delle Province?

Con la legge 56 si sono poste le premesse per una delle più importanti semplificazioni che la nostra amministrazione locale abbia conosciuto. Ma, ripeto, si tratta delle premesse, ora si tratta di non lasciarsi sfuggire l’occasione, in tutte le sue potenzialità.

Segnaliamo l’intervento del sottosegretario Graziano Delrio pubblicato nei giorni scorsi sempre su Leggioggi.

 

Città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni

Città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni

Luciano Vandelli, 2014, Maggioli Editore

La legge Delrio, 7 aprile 2014, n. 56, introduce nel sistema delle autonomie novità fondamentali: istituisce effettivamente, in tempi certi, le città metropolitane. cambia profondamente l'organizzazione, il funzionamento, le competenze delle province. guida e sostiene i processi di unione e di...




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  1. Il problema dei sindaci “tuttofare”, che potrebbero trascurare proprio i comuni, non si porrebbe se in tutta Italia gli statuti dei nuovi enti metropolitani prevedessero la frammentazione del Comune Capoluogo (modo per evitare che sussista una cittadinanza “di serie A” nell’ambito del territorio metropolitano) e l’elezione del Sindaco Metropolitano a suffragio universale. Trovo politicamente grave che il ministro Delrio non abbia imposto per legge questo schema a tutte le Città Metropolitane. Ora ci saranno scelte difformi, una insopportabile eterogeneità statutaria che complicherà ancora di più il quadro.

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