Le elezioni europee 2014 si stanno profilando come il momento in cui, sulla politica italiana, si è ufficialmente abbattuto lo tsunami di Matteo Renzi. Le proiezioni assegnano al Pd oltre il 40% dei voti, mentre il MoVimento 5 Stelle dovrebbe perdere qualche punto rispetto al febbraio 2013: esito inatteso e sorprendente, anche per gli stessi protagonisti, che, per ora, non commentano.

Per la prima volta, dopo le primarie dello scorso dicembre, il segretario del Partito democratico si è trovato alle prese con la prova del voto e l’ha superata oltre ogni più rosea aspettativa anche del suo più stretto entourage.

Dopo i primi exit poll, che comunque disegnavano una tendenza netta a vantaggio del partito guidato dal presidente del Consiglio, le percentuali del Pd hanno iniziato a lievitare, arrivando a crescere di 10 punti rispetto a quanto gli istituti maggiori di rilevazione delle tendenze popolari avessero certificato.

Così, si arriva alle proiezioni che attestano il Partito democratico ad altezze comparabili solo alla democrazia cristiana del dopoguerra, con il muro del 40% abbattuto per la prima volta da un singolo partito, obiettivo mai raggiunto neanche da Silvio Berlusconi nel momento d’oro del Popolo della Libertà.

Di contro, silenzio assoluto da parte del Movimento 5 Stelle che, dopo un’attesa speranzosa addirittura di sorpassare il Partito democratico, fa ora i conti con un risultato che in termini percentuali è nettamente al di sotto del boom di un anno fa. Si attende per la giornata di lunedì un commento sul blog di Beppe Grillo.

Anche il premier Matteo Renzi ha preferito non commentare a caldo il risultato, preferendo indire una conferenza stampa a palazzo Chigi per questa mattina. C’è scappato, però, il solito tweet del primo ministro che condensa l’euforia di un risultato oltre ogni immaginazione: “Un risultato storico. Commosso e determinato adesso al lavoro per un’Italia che cambi l’Europa. Grazie #unoxuno. @pdnetwork #senzapaura

Flop anche di Forza Italia, nettamente staccato intorno al 16%, che lamenta l’immagine appannata di Berlusconi dopo la condanna ai servizi sociali, il partito dimezzato dalle fuoriuscita di Alfano e soci e una campagna elettorale che non ha dato lo sprint tanto atteso.

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