La riforma della pubblica amministrazione di Matteo Renzi e del suo governo parte da alcuni punti fermi enunciati dallo stesso premier nella conferenza stampa di presentazione, affiancato dal ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia.

Ma, a pochi giorni dalla sua introduzione,  il disegno di legge è già pretesto per uno scontro al calor bianco tra il governo e le sigle sindacali. Senza usare mezzi termini, infatti, il primo ministro ha fatto capire di voler bypassare il tavolo con i sindacati, accusandoli di rallentare il processo di riforme.

Dall’altro lato, le repliche dei segretari confederali non si sono fatte attendere, tra una sferzante Susanna Camusso della Cgil: “Com’era l’hashtag? #amicigufi?”  o un più conciliante Raffaele Bonanni (Cisl), che ha invitato Renzi a non sminuire il ruolo dei sindacati e a non vederlo essenzialmente come un intralcio.

Per il resto, la legge approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 30 aprile poggia sui pilastri abbondantemente annunciati nei giorni precedenti, in particolare sul fronte entrate/uscite. Oltre a ciò, ci sono alcuni elementi di novità che andranno a modificare nuovamente benefici e commissioni di cui potranno usufruire i dipendenti statali.

Nello specifico, il ddl di riforma della PA prevede che si abolisca prima possibile l’istituto del trattenimento in servizio, un passo che dovrebbe sbloccare l’accesso a circa 10mila giovani nelle schiere della pubblica amministrazione.

Quindi, saranno stabiliti alcuni tetti massimi agli stipendi, senza che, però, queste asticelle vengano fissate anche per gli stipendi dalla fascia intermedia a scalare.

Altra innovazione dettata dal disegno di legge, è il prossimo accorpamento di Aci, Pra e Motorizzazione civile, per affiancare tutti gli enti in materia automobilistica, mentre dovrebbe rimanere aperto, a legge approvata, un massimo di 40 prefetture: terreno, questo, teatro di un ulteriore scontro, con dipendenti e dirigenti sul piede di guerra. Da alcune pèarti, infatti, non si è mancato di ricordare come le Prefetture siano “più antiche dell’Italia stessa”.

C’è, poi, il capitolo dipendenti: il premier ha assicurato che non ci sarà alcun esubero, ma sul provvedimento pende la scure della spending review di Carlo Cottarelli, che ha confermato per i prossimi mesi un taglio necessario di alcune migliaia di addetti nella macchina statale.

Infine, il fronte dei dirigenti appare quello più bersagliato: tetto agli stipendi, limitazioni per quelli in prima e seconda fascia e possibilità di licenziare quell’incaricato rimasto privo di mansione per troppo tempo.

 

 


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