Come si svolge il processo di canonizzazione, o in gergo più comprensibile, di santificazione nella Chiesa cattolica? Alle volte sono necessari decenni, in altre occasioni, invece, bastano pochi anni: caso emblematico quello di oggi d Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, con un papa scomparso meno di dieci anni fa, e un altro invece che ci ha lasciato da oltre mezzo secolo.

Quello di riconoscere un nuovo santo è, per la Chiesa, un momento di festa, poiché viene stabilito con assoluta certezza l’intervento divino tramite quella persona. Proprio per questa ragione, però, è necessario che vengano prese in esame tutte le possibilità, senza giungere a conclusioni affrettate, m, anzi, per arrivare a una celebrazione certa secondo i dettami del diritto canonico.

Anche il processo di canonizzaizone, infatti, ha le sue procedure molto rigide, così come ogni iter giudiziario di umane faccende, e richiede “l’evidenza della prova” per dichiarare santo un individuo, ossia venerabile da tutti i fedeli in ogni luogo.

Questo, in sintesi, il procedimento che porta alla canonizzazione di un uomo di fede:

  1. la richiesta deve emergere in maniera spontanea dalla comunità dei fedeli che la persona indicata avrebbe frequentato.
  2. questi, detti Attori, incaricano una persona che ritengono adeguata a presentare richiesta al vescovo di riferimento perché apra l’Inchiesta Diocesana su una possibile beatificazione. Chi presenta la domanda viene detto Postulatore della Causa. Se la Santa Sede lo ritiene affidabile, diviene la persona di riferimento per la Congregazione per le cause dei santi, cioè l’organismo della Santa sede che si occupa dei processi di beatificazione. L’inchiesta non può iniziare se non sono trascorsi almeno 5 anni dalla morte della persona, a meno che il Papa in persona non voglia autorizzare una eccezione (come nel caso di Giovanni Paolo II su disposizione di Benedetto XVI);
  3. La Congregazione per le Cause dei Santi valuta la richiesta e risponde con un Nulla Osta (niente si oppone), autorizzandolo a procedere. Da questo momento, la persona indicata per la possibile santità diventa “Servo (o serva) di Dio”;
  4. qui inizia la ricerca delle prove per la canonizzazione: interviste, documenti e testimonianzeserviranno a trovare la cosiddetta fama di santità. Se, durante la vita della persona sono avvenuti episodi inspiegabili che possano essere ritenuti “miracoli”, questi verranno verificati con tutte le perizie del caso. Ne deriva una raccolta di documenti che viene inviata negli uffici vaticani.
  5. la Congregazione per le Cause dei Santi controlla la raccolta del materiale e la sua autenticità, quindi nomina un Relatore della Causa che guiderà l’organizzazione del materiale nella Positio super virtutibus del Servo di Dio. La Positio è quindi un dossier dove si esprime con criterio la “dimostrazione ragionata” (Informatio) delle presunte virtù, usando le Testimonianze e Documenti raccolti nell’Inchiesta Diocesana (Summarium); Dal 1983, papa Giovanni Paolo II ha ordinato la soppressione del pubblico ministero, che avrebbe dovuto evidenziar ele ragioni per non dichiarare santo l’individuo in esame.
  6. si organizza una commissione di 9 teologi, detta Congresso dei Teologi. Se questi danno parere favorevole si ha una riunione di Cardinali e Vescovi della Congregazione dei Santi, terminata la quale il Papa autorizza la lettura del Decreto ufficiale sull’eroicità delle virtù del Servo di Dio. Questi d’ora in poi viene chiamato “venerabile”.
  7. La fase successiva è la Dichiarazione di beatificazione, per arrivare alla quale deve essere riconosciuto un miracolo attribuito all’intercessione del venerabile. Qualcuno deve aver pregato la persona e questa deve aver “risposto” venendo in soccorso con un evento inspiegabile e “prodigioso”: questo viene ritenuto dalla Chiesa segno inequivocabile che la persona è in Paradiso e di là può e vuole soccorrere i vivi. La cautela in questa fase è ancora maggiore. Perché un miracolo venga preso in considerazione dalla Congregazione dei Santi occorre una Inchiesta Diocesana, approfondita con lo stesso iter indicato sopra, che andrà consegnata alla Congregazione dei Santi.
  8. La Positio sul miracolo viene quindi esaminata da 5 medici: se questi dichiarano di non sapere dare spiegazione razionale e scientifica dell’avvenimento, si configura la possibilità di ritenerla miracolo. L’avvenuto viene valutato da 7 teologi, quindi da vescovi e cardinali.
  9. Terminate queste riunioni il Papa (o suo delegato, di norma un cardinale) proclama il venerabile beato o beata in una Messa solenne, quindi stabilisce una data della memoria nel calendario liturgico locale o della famiglia religiosa cui la persona apparteneva.
  10. Se viene riconosciuto un altro miracolo, a seguito di una valutazione che ha lo stesso iter e la stessa severità del primo, il beato viene dichiarato santo e il suo culto viene autorizzato ovunque vi sia una comunità di credenti

Tra i miracoli riconosciuti a Giovanni Paolo II, la guarigione dal Parkinson della suora francese Marie Simon-Pierre, mentre, per Giovanni XXIII la guarigione di suor Caterina Capitani da gastrite ulcerosa emorragica.


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