“Scemata pericolosità sociale”. E “volontà di recupero”. Sono alcune delle formule contenute nell’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Milano, che concede a Silvio Berlusconi l’affidamento ai servizi sociali in un istituto per anziani nei pressi di Milano. Dove lavorerà come “motivatore”: compito coerente con le sue indubbie qualità di grande intrattenitore. Sicuramente, non si tratta della soluzione più “gradita” all’ex-cavaliere, che – si dice – avrebbe preferito poter scontare la pena in un centro per disabili appositamente allestito presso una delle ville di sua proprietà.

L’autore dell’articolo ha firmato il volume “Il partito del capo. Da Berlusconi a Renzi” (Maggioli, Apogeo, 2013)

La scelta dei giudici garantisce, tuttavia, al leader di Forza Italia parte di quella “agibilità politica” che costituiva il suo principale cruccio. Berlusconi potrà recarsi a Roma almeno tre giorni ogni settimana. Soprattutto, potrà fare campagna elettorale. Seppur con alcune “restrizioni”, potrà ri-scendere in campo e fare ciò che gli riesce meglio: portare voti al proprio partito. Un compito al quale non avrebbe comunque rinunciato: lo conferma – al di là dei rumors sulla possibile candidatura di uno tra i figli – la personalizzazione del contrassegno elettorale per le Europee, che riporta il “marchio” di famiglia.

Ma, sul piano elettorale, quali sono le reali possibilità di recupero per Berlusconi? Qual è la sua reale pericolosità (politica), rispetto ai principali competitor? I sondaggi – tutti i sondaggi – danno oggi Forza Italia in flessione e ormai sotto la soglia simbolica del 20%. Si tratta, tuttavia, di stime di voto rilevate in una fase di sostanziale assenza di Berlusconi dalla scena politica e mediatica: se si escludono le cronache giudiziarie e i faccia a faccia con Matteo Renzi. Nei quali, tuttavia, Berlusconi è chiamato ad un ruolo subalterno nei confronti del Presidente del Consiglio. Mentre ad occupare i titoli dei giornali sono le lotte intestine di Forza Italia, e le possibili defezioni verso il Nuovo centro destra di Alfano. FI si conferma, in questo modo, un partito personale: destinato, inesorabilmente, a seguire la parabola personale del fondatore.

É possibile che, nella “visionaria follia” che l’ex-premier ama attribuirsi, trovi ancora spazio il sogno dell’ennesima, clamorosa remuntada: come quella del 2006, ai danni di Prodi; come quella (molto più contenuta) del 2013, ai danni di Bersani. Un recupero di consensi che permetta, se non di vincere nel voto di maggio, quantomeno di avvicinarsi agli avversari. Di impedire/limitare il successo del Pd e, soprattutto, l’ascesa di Renzi.

Appare più realistico, tuttavia, che, seguendo il suo (altrettanto noto) pragmatismo e sfruttando schemi di gioco già visti in passato,  Berlusconi si stia dando obbiettivi di portata più ridotta. 1) Anzitutto, serrare le file del proprio partito e riprenderne in mano le redini, a partire dalla spinosa questione delle liste elettorali (che saranno presentate oggi a Roma). 2) Sfruttare la propria residua capacità di attrazione personale per chiamare al voto il popolo forzista, e per ritrovare un ruolo da protagonista in quella che, ad oggi, si configura con una partita a due (tra Renzi e Grillo). 3) Conservare un peso elettorale rilevante all’interno dell’area di centro-destra, per limitare le ambizioni di Alfano e presentarsi in posizione di forza nelle future trattative per la costruzione di una rinnovata coalizione di centro-destra. 4) Riproporsi, all’indomani del voto, nei panni di padre costituente, quale interlocutore obbligato di Renzi al tavolo delle riforme. Per poi magari rovesciarlo al momento più opportuno.

Come alle Politiche di un anno fa – ancor più di un anno fa – la partita politica di Berlusconi sembra dunque riguardare il tentativo di ritagliarsi una posizione di primo piano all’interno del nuovo scenario politico italiano: all’interno di una possibile Terza Repubblica che va plasmandosi attorno alla leadership di Renzi, dopo una Seconda Repubblica di impronta berlusconiana.

Una strategia orientata al recupero, sicuramente. Ma, ancor prima, alla sopravvivenza.

 

Fabio Bordignon @fabord

Il partito del capo

Il partito del capo

Fabio Bordignon, 2013, Apogeo Education - Maggioli Editore

"La prima analisi sistematica della personalizzazione in Italia. Tagliente e avvincente. Una lettura obbligata per capire come uscire dal cul de sac in cui si trovano i partiti.A destra e a sinistra." Mauro Calise Fabio BordignonInsegna Metodologia della ricerca sociale e politica...




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