E’ arrivata l’ora del rinnovo delle aziende di Stato. Annunciato come l’appuntamento chiave per comprendere appieno il nuovo corso del governo Renzi, il ricambio ai vertici delle società gestite per mano statale è al momento della verità. Non ci sono solo le linee programmatiche del governo, o vaghi identikit, per scoprire chi guiderà, nei prossimi anni, alcune tra le realtà più significative di provenienza pubblica, come Eni e Poste: spuntano anche i nomi, che potrebbero essere ufficializzati a breve dal governo stesso.

Tra indiscrezioni e conferme più solide, sembra proprio che l’esecutivo non attenderà ulteriormente per rinnovare le guide delle maggiori aziende dello Stato. Un’incombenza che, tanto per rendere le proporzioni , è stata più volte additata come causa del possibile passaggio di testimone a palazzo Chigi tra Enrico Letta e Matteo Renzi.

Come si comporterà, dunque, il neo premier, a due mesi dal suo insediamento e alle prese con una partita tutt’altro che semplice, a maggior ragione con le elezioni europee dietro l’angolo, per un banco di prova che potrebbe risultare decisivo per le sue ambizioni di arrivare al 2018 con il suo esecutivo di larghe intese? Ecco gli incarichi che potrebbero essere affidati da qui a poco.

Chi parte e chi arriva

A essere sostituiti saranno i manager al vertice di aziende cruciali per il Paese, quali Eni, Enel, Poste Italiane, Finmeccanica e Terna. Le candidature andranno avanzate di concerto tra il presidente del Consiglio e il ministero dell’Economia Pier Carlo Padoan. Tra i requisiti richiesti ai colletti bianchi di Stato, dopo l’entrata in vigore del tetto agli stipendi, si rifanno alla direttiva Saccomanni dello scorso mese di giugno, in particolare “l’assenza di conflitti di interesse, anche in riferimento ad eventuali cariche in società concorrenti”.

C’è stato un piccolo ritardo sul nome che il governo proporrà al posto Paolo Scaroni alla guida di Eni: il termine sarebbe scaduto ieri, ma l’esecutivo ha chiesto altre 24 ore di tempo per avanzare il proprio favorito. Ora, però, sembra che in pole position ci sia l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, la quale, in alternativa, potrebbe comunque rientrare nel lotto come Ad di Terna. non è esclusa, comunque, una scelta interna, così come suggerirebbe il nome dell’attuale direttore generale di Eni Claudio Descalzi. 

In Enel, pare che a rilevare Fulvio Conti possa arrivare Francesco Starace, mentre un altro nome ricorrente è quello di Paola Severino ex Guardasigilli, il cui studio legale presenta, tra i propri clienti, proprio Eni ed Enel: sicura conoscenza, quella dell’ex ministro, anche se resta da valutare la compatibilità in base alla direttiva di cui si diceva.

Sempre le donne in cima alla preferenze del premier, come dimostrato nella scelta recente di piazzare cinque esponenti del gentil sesso a capo delle liste del Pd per le europee. Così, un’altra nomina data per plausibile è quella di Patrizia Greco, ora al comando di Olivetti, in lizza per le Poste, oppure Eni o Terna. Tra i papabili alle Poste, però, sembra che il favorito sia il repsonsabile per l’agenda digitale Francesco Caio, mentre Aldo Chiarini e Domenico Arcuri si giocherebbero la guida di Terna in caso la casella fosse lasciata vuota dai nomi precedenti.

Ovviamente, un simile tunover di nomine dei top manager di Stato, porterà con sé una valanga di buonuscite da record, che, secondo il settimanale “l’Espresso” potrebbero superare i 5 milioni di euro, almeno nei casi di Conti (Enel) e Scaroni (Eni). Non resta che aspettare dunque, il lotto di nomi ufficialmente proposti dal governo.

 


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1 COOMENTO

  1. Si è parlato tanto delle Partecipate del governo, ma molto poco delle Partecipate dalle Province che sono tantissime:
    se è vero che con il Ddl Del Rio si cancellano 3500 Consiglieri Provinciali, non si può trascurare il fatto che esiste una moltitudine di Consiglieri Provinciali, che occupano contemporaneamente poltrone nei cda delle Partecipate (Aeroporti, Aziende di trasporto locale, etc..) e che forse continueranno ad occupare tali poltrone, nonostante la decadenza da Consigliere Provinciale.
    A mio modesto avviso, la questione va normata, precisando nei regolamenti attuativi che i Consiglieri Provinciali dovranno decadere automaticamente anche dai Cda delle Partecipate in quanto tali incarichi sono vincolati alla funzione pubblica da loro svolta come Consigliere Provinciale. Se tutto ciò non avvenisse, si manterrebbe in piedi un poltronificio che permetterebbe ai Consiglieri Provinciali, di uscire dalla porta principale e rientrare da quella di servizio.
    Sarebbe opportuno che tali poltrone andassero a chi ne ha le competenze e non al trombato di turno, ma tutto ciò credo vada regolamentato.
    Spero che qualcuno si farà garante di tale mozione.

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