La riforma delle Province è in vigore da oggi. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del ddl Delrio, si apre, così, la nuova era degli enti provinciali, con la messa in operatività delle modifiche della nuova legge. Arriva così a destinazione il testo approvato in via definitiva lo scorso giovedì 10 aprile alla Camera.

Da ora, dunque, le Province diventano ufficialmente organi di secondo livello, non elettivi, ma composti dagli amministratori – sindaci e consiglieri comunali – dei municipi compresi nei confini territoriali delle stesse Province, che restano immutati.

Dunque, la Provincia come ente amministrativo non sparisce, ma conserva alcune competenze di fondamentale importanza, come l’ambiente o l’edilizia scolastica: a esser eliminate, sostanzialmente, sono le sue cariche elettive, rimpiazzate dai rappresentanti locali. D’ora in avanti, a svolgere il ruolo di presidente e consiglieri saranno, come detto, i primi cittadini o alcuni consiglieri. In Provincia, questi nuovi incaricati non percepiranno alcuna indennità di carica, o gettone di presenza, e resteranno in carica per due anni.

Fino alla fine del 2014, comunque, rimarranno al loro posto gli attuali presidenti, nelle vesti di commissari straordinari in grado di gestire la transizione dal vecchio al nuovo regime. Quindi, dal 2015 si avrà a tutti gli effetti la nuova conformazione delle amministrazioni provinciali.

Sono invece ufficialmente funzionanti, a partire proprio da oggi, le Città metropolitane, che prendono forma nei territori corrispondenti alle aree delle province di Torino, Milano, Venezia, Genova,  Bologna,  Firenze, Bari, Napoli e  Reggio  Calabria

Entro il 2015, poi, viene concesso un margine di tempo sufficiente per consentire alle regioni a statuto speciale a conformarsi alla normativa sulle Città metropolitane, che il ddl Delrio istituisce, come detto sopra, nel numero di nove nelle aree a legislazione ordinaria. Molto attese, in tal senso, le decisioni che verranno prese in Sicilia, dove la proposta del governatore Crocetta ha di fatto anticipato il governo, dando vita ai consorzi di Comuni al posto delle bistrattate Province.

Con l’entrata in vigore del ddl Delrio, sono ufficiali anche le nuove conformazioni dei consigli comunali fino a 10mila abitanti: entro i 3mila cittadini, gli assessori saranno due e i consiglieri dieci, mentre tra tremila e i diecimila gli assessori raddoppieranno a quattro, con il consiglio che sarà formato da 12 membri.

Sul fronte dei risparmi effettivi portati in dote dalla riforma, notevoli perplessità sono state espresse, a suo tempo, dalla Corte dei conti, mentre, negli ultimi giorni, molti osservatori hanno espresso scetticismo sulla portata economica del ddl Delrio.

 

Vai al testo finale in Gazzetta del ddl Delrio


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4 COMMENTI

  1. Se è vero che con il Ddl Del Rio si cancellano 3500 Consiglieri Provinciali, non si può trascurare il fatto che esiste una moltitudine di Consiglieri Provinciali, che occupano contemporaneamente poltrone nei cda delle Partecipate (Aeroporti, Aziende di trasporto locale, etc..) e che forse continueranno ad occupare tali poltrone, nonostante la decadenza da Consigliere Provinciale.
    A mio modesto avviso, la questione va regolamentata, precisando nelle norme attuative che i Consiglieri Provinciali dovranno decadere automaticamente anche dai Cda delle Partecipate in quanto tali incarichi sono vincolati alla funzione pubblica svolta come Consigliere Provinciale. Se tutto ciò non avvenisse, si manterrebbe in piedi un poltronificio che permetterebbe ai Consiglieri Provinciali, di uscire dalla porta principale e rientrare da quella di servizio.
    Sarebbe opportuno che tali poltrone andassero a chi ne ha le competenze e non al trombato di turno, ma tutto ciò credo vada regolamentato.

  2. Il decentramento in cui ho creduto si è risolto nel frazionamento o meglio nella polverizzazione e sovrapposizione di incarichi e competenze.Il tutto poco efficiente e costoso Ho l’impressione che volere la riforma come slogan ha portato a una proposta dove non sono ben chiari gli obiettivi di risparmio pubblico e di efficienza da cui dovrebbe essere scaturita l’esigenza stessa di riforma Non vorrei si ricreassero nuovi carrozzoni con spese nascoste(missioni….!!!?) stagnazione del personale supportato da garanzie sindacali …ecc…Questa storia mi ricorda l’abolizione nella pubblica istruzione dei provveditorati provinciali e l’istituzione degli Uffici regionali con relativo direttore .A distanza di più di dieci anni l’ex provveditorato vive con nome diverso in attesa che tutto il personale vada in pensione….Naturalmente tutta l’ operazione ha comportato un aggravio di spesa e sovrapposizione di competenze!!

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