Quota 96: ore decisive per scoprire se davvero arriverà la pensione per i 4mila tra docenti e personale Ata esclusi dal termine ultimo, concesso dalla legge Fornero per uscire dal lavoro coi vecchi requisiti.

Nei giorni scorsi vi abbiamo dato notizia del movimento in Commissione Bilancio alla Camera, dove è stata discussa e approvata una risoluzione per riuscire a intravedere possibili sbocchi a questo impasse infinito.

Proprio l’organo presieduto da Francesco Boccia, dall’insediamento del governo Renzi, si è dimostrato il più sensibile per la questione dei mancati pensionamenti nella scuola. A smorzare gli entusiasmi, però, alcune settimane or sono, era arrivata la Ragioneria di Stato, stoppando la proposta di legge che avrebbe dovuto aprire alla previdenza per i Quota 96, ossia coloro che avessero raggiunto i 60 anni di età e i 36 di contributi, o, ancora, 61 e 35 di versamenti.

Così, all’ennesimo blocco da parte delle istituzioni, la Commissione aveva replicato con la risoluzione d’urgenza, proposta in discussione e approvata dai componenti dell’ente consultivo.

La risoluzione è stata firmata dall’esponente di Nuovo centrodestra Barbara Saltamartini, ed è stata approvata,oltre che dalla Commissione Bilancio di Montecitorio, anche dall’omologa responsabile in tema di lavoro.

Obiettivo della risoluzione, si viene ora a conoscenza, è l’impegno che viene rivolto nei confronti del governo a riferire sul caso Quota 96 prima della presentazione del Def 2014, che dovrebbe avvenire la prossima settimana “in merito al reperimento delle risorse necessarie per l’adozione di urgenti iniziative normative rivolte a risolvere la questione degli insegnanti Quota 96”.

Un termine che, però, l’esecutivo non si è sentito di rispettare, chiedendo ufficialmente un rinvio, in prima battuta, e poi, riproponendo la versione precedente, passata con l’astensione dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle.

La questione dei Quota 96 deriva da tutti quei docenti che, nell’ottobre 2011, avevano già inoltrato richiesta di pensionamento al ministero, con decorrenza dal successivo mese di settembre, come d’abitudine per i lavoratori della scuola: peccato, però, che nella riforma pensioni, la prof Fornero non avesse incluso nessuna previsione per questa tipologia di lavoratori, lasciandoli, di fatto, senza alcuna tutela.

Ora, dunque, il governo dovrà tenere fede all’impegno preso in Commissione alla Camera e riferire in merito entro la fine della prossima settimana. L’auspicio di tutti gli interessati, ovviamente, è che questa volta le risorse ci siano.

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2 COMMENTI

  1. 42 anni nella scuola elementare. E non posso andare in pensione. L’ unica cosa che mi consola è che se sbaglio i miei errori ricadono sui bambini. Che sono anche i figli dei politici.

  2. Come fanno a non valutare l’entità dell’usura psicologica e fisica di un lavoro così importante,delicato ed impegnativo del mondo dei lavoratori della scuola dove l’età conta molto,non solo dal punto di vista delle forze che tale lavoro richiede ma anche dell’enorme distanza generazionale tra i docenti over sessanta e i ragazzi dell’età adolescenziale fino ai 18 anni…..una volta la legge teneva conto di queste variabili nelle diverse tipologie lavorative, oggi non più creando così tutte le problematiche connesse a tale stato( disoccupazione delle nuove leve, incremento dei giorni di malattia dei lavoratori in età avanzata, adeguamento alle nuove tecnologie e quant’altro). Dove arriveremo? allo scoppio generazionale? dovrebbero ragionare a lungo termine

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