La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il ddl Delrio: la riforma delle Province, dunque, diventa ufficialmente legge dello Stato, così come inserita nella proposta che prende il nome dall’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il voto è arrivato al termine di un’accesa discussione, iniziata ieri con la bocciatura delle pregiudiziali di costituzionalità e proseguita oggi, con il no a tutti gli emendamenti proposti. Montecitorio ha approvato con 260 voti favorevoli, 158 voti contrari, 7 astenuti e 204 assenti, il testo uscito dal Senato lo scorso 26 marzo.

Dunque, elezioni provinciali scongiurate, come era negli auspici dell’esecutivo, che si è trovato a imprimere un’accelerazione convinta al provvedimento proprio nelle ultimissime settimane, visto l’avvicinarsi della data del 25 maggio. A parere di alcuni, però, si sarebbe trattato solo di un pretesto per velocizzare la scomparsa delle province per come le abbiamo conosciute e avviare, così, il processo di revisione del governo locale.

Secondo quanto previsto dal disegno di legge oggi approvato, infatti, le Province non spariranno, ma vedranno ridefiniti molti dei suoi compiti e, soprattutto, cesseranno di essere organi elettivi. A fare parte delle nuove giunte provinciali e dei nuovi consigli, infatti, i sindaci, gli assessori o i consiglieri eletti dei Comuni che appartengono al territorio sotto cui la giurisdizione della provincia rimane.

Altra novità contenuta nella riforma è che nessuna delle nuove cariche amministrative svolte in seno a giunta e consiglio provinciale, percepirà un’indennità: insomma, aumentano i ruoli per i politici e diminuiscono le fonti di reddito.

Sul fronte delle competenze, l’unica, vera funzione di peso rimasta in capo dell Province sarà quella all’edilizia scolastica, oltre ad altri servizi non certo secondari, come quello sulle pari opportunità. Il vero nodo da sciogliere resteranno, però, i dipendenti. Visto l’inserimento dell’abolizione delle Province nel recente ddl costituzionale, infatti, è possibile che quello di oggi sia solo il primo passo verso la soppressione degli enti. E quale sarà il destino delle migliaia di occupati?

Quel che è certo, è che saranno sedici i rappresentanti dei nuovi consigli provinciali oltre i 700mila abitanti, dodici tra 300mila e 700mila, dieci per quelle con densità inferiore: resteranno, tutti, in carica per un biennio.

Cambiamenti rilevanti riguardano, poi, anche i comuni, soprattutto nelle loro diramazioni territoriali, come le Unioni dei Comuni o, nei casi di maggiore estensione delle Città metropolitane. Anche in questi casi, saranno i sindaci a costituire i rappresentanti negli organi direttivi, sia come sindaci metropolitani che nelle funzioni di presidenti delle unioni dei Comuni.

Modifiche rilevanti riguardano anche la composizione dei Consigli comunali, tra i quali, circa 5mila saranno rinnovati il prossimo 25 maggio. Ebbene, per quelli di dimensioni più ridotte, viene stabilito che gli eletti saranno dodici consiglieri e il massimo degli assessori sarà di quattro, mentre, al di sotto dei 3mila, entreranno in carica due assessori e dieci consiglieri, oltre al primo cittadino.
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3 COMMENTI

  1. La legge, per diventare tale, deve assere promulgata dal Presidente della Repubblica e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, diventa legge dopo quest’ultimo step,

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