Il Senato ha approvato, ieri sera il ddl di riforma delle province Delrio, dopo alcune ore di difficoltà tra martedì e la prima parte della giornata di ieri, poi definitivamente smorzate con la decisione di porre la questione di fiducia sul testo. Quest’ultimo, dopo la decisione dell’esecutivo, è diventato infine un maxiemendamento che, ora, tornerà a Montecitorio per ricevere il via libera definitivo e diventare legge dello Stato.

Ma come cambiano le province con la riforma tanto attesa e contestata? Ci sarà abolizione? O solo qualche piccola modifica? E si risparmierà davvero, o aumenteranno i costi, come temuto da più parti, non ultima la Corte dei Conti?

Come diventeranno le Province

Lo stato attuale delle giunte provinciali, ormai in funzione di commissari pro tempore degli enti in via di smantellamento, viene prorogato fino a fine anno. Quindi, a prendere il posto degli attuali presidenti di Provincia, sarà un sindaco eletto da tutti i sindaci del territorio: la Provincia, come ente territoriale, resterà interamente al suo posto. Le cariche saranno svolte a titolo gratuito.

Ci saranno sedici consiglieri nei nuovi consigli provinciali oltre i 700mila abitanti, dodici tra 300mila e 700mila, dieci per quelle con densità inferiore: resteranno in carica per un biennio.

Non cambia, poi, il numero delle province: 107 erano e 107 rimarranno dopo la riforma Delrio. Però, queste saranno ritoccate le funzioni, mantenendo in capo, essenzialmente, quella relativa all’edilizia scolastica, alla pianificazione territoriale, ai trasporti in ambito provinciale, all’ambiente e alle pari opportunità.

Città metropolitane

Vengono istituite a Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e  Reggio Calabria, per le regioni a statuto ordinario. Ad adottare le città metropolitane nelle regioni a statuto speciale, andranno presi i medesimi criteri della legislazione nazionale.

Il territorio della città metropolitana coincide con quello della provincia: tra le sue funzioni, anche quella di regolare le unioni di comuni, anch’esse ridefinite dal ddl Delrio.

Qui, i sindaci dei Comuni capoluogo prenderanno anche il titolo di sindaco metropolitano. Oltre i 3 milioni di abitanti, saranno 24 i consiglieri, diciotto entro gli 800mila e 14 per le aree meno popolose. I consigli metropolitani saranno composti da sindaci o consiglieri comunali

Cambiano anche i Comuni

Aumentano i consiglieri nei Comuni tra i 3mila e 10mila abitanti: oltre al sindaco, verranno eletti dodici consiglieri e il massimo degli assessori sarà di quattro. Sotto i 3mila, due assessori e dieci consiglieri, oltre al primo cittadino.

Vai al testo del ddl Delrio


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5 COMMENTI

  1. Con l’abolizione delle Province, lo Stato non risolve assolutamente la riduzione dei costi della politica, a mio avviso andavano abolite le Regioni che, costano tanto alle tasche dei cittadini non solo per lo spreco ma, soprattutto per i lauti compensi ed indennità varie che percepiscono i consiglieri regionali, unitamente ai tanti dirigenti talvolta anche incompetenti nell’assolvimento dei compiti di gestione loro affidati.

  2. Sono pienamente d’accordo con Luigi Proietti che mi ha preceduto. Andavano eliminate le regioni che fin dalla loro istituzione (1973/74) hanno cominciato ad affossare le finanze pubbliche e…purtroppo continueranno a farlo. Se non le toglieranno di mezzo (ormai con la telematica e le nuove tecnologie gli intermediari non hanno più senso) continueremo a sprofondare sempre di più, con l’aggravante di strapagare chi ci affonda.

  3. Penso che il problema andava capovolto. Lasciare le provincie e ridurre le responsabilita’ delle regioni a trasporti, strade, scuole superiori,pianificazione territoriale ed ecologia, magari con sindaci e consiglieri comunali non retribuiti..

  4. Siamo alle solite la montagna ha partorito il topolino, con questa modifica è stata abolita la sola rappresentanza democratica, le spese e gli sprechi penso che aumenteranno.
    Il significato di abolizione è sicuramente un’altro.
    salvatore

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