Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del Jobs Act, venerdì scorso è entrata ufficialmente in vigore la nuova disciplina dei contratti a termine. Davvero, come ha sottolineato Stefano Fassina, il nuovo decreto del govenro aumenta la precarietà? Andiamo a vedere.

Cosa cambia con il Jobs Act

Innanzitutto, bisogna anche in questa sede ribadire la modifica principale che tocca i contratti di lavoro a tempo determinato dall’arrivo del Jobs Act: lo stop alla causale, che era l’obbligo di legare l’assunzione temporanea a particolari ragioni di tipo societario o strategico. Ora, la sua indicazione rimane a pura discrezionalità del datore di lavoro.

Poi, c’è anche il limite alle proroghe che viene radicalmente modificato: rimane immutato il margine temporale dei tre anni al di là dei quali un’azienda deve decidere se assumere il lavoratore ma, a differenza del passato, potranno incorrere, entro quel limite di tempo, fino a otto proroghe, invece che una sola come introdotto dalla legge Fornero del 2012.

Le assunzioni a termine, poi, dovranno essere entro il 20% dei dipendenti complessivi nella ditta, fatto salvo quel genere di professioni i cui contratti nazionali prevedano diversamente a livello generale.

Cosa rimane della legge Fornero

A rimanere immutato, invece, della legge Fornero sul lavoro è, come detto, il massimo di 36 mesi per instaurare un rapporto di lavoro a tempo determinato: una previsione che rimane in vigore assieme alla possibilità di avvalersi di periodi di pausa tra un contratto e il successivo entro i tre anni consentiti, con il limite di 10 o 20 giorni imposto dal decreto del Fare che già aveva ritoccato la legge Fornero, con le  massimi di intervallo prima del rinnovo contrattuale.

Quindi, per i contratti al di sotto dei sei mesi, vige la disposizione per cui il rapporto può continuare per 30 giorni extra, mentre al 50esimo scade il termine per il rinnovo per i rapporti di lavoro di durata superiore.

Vai al testo finale del Jobs Act

Vai allo speciale Jobs Act

 

JOBS ACT (D.L. 20 marzo 2014, n. 34)

JOBS ACT (D.L. 20 marzo 2014, n. 34)

Rocchina Staiano, 2014, Fisco e Tasse

La ratio della presente opera è quella di analizzare le modifiche che il d.l. 20 marzo 2014, n. 34 - c.d. Jobs Act - recante “Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese” - apporta...




CONDIVIDI
Articolo precedenteStranieri, ecco il decreto sul permesso unico: tutte le novità
Articolo successivoConcussione e induzione: la Cassazione cerca di fare ordine dopo la riforma

1 COOMENTO

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here