Dove non arriva ancora la scienza, potrebbe arrivare il Tribunale amministrativo. A breve, potremmo trovarci le scritte “nuove gravemente alla salute” non solo sui pacchetti di sigarette, ma anche sui cellulari. Curioso, poi, che la protesta arrivi da un ente omonimo all’azienda che ha di fatto inventato gli smartphone.

L’associazione “Apple” di Padova ha presentato richiesta ufficiale al Tar del Lazio e, insieme, al ministero della Salute, per avviare le necessarie campagne informative sui danni possibili da abuso di telefono cellulare. Una di queste azioni che il sodalizio veneto ha chiesto alle istituzioni, è proprio quella di indicare con una scritta la nocività dei prodotti di telefonia mobile, proprio come avviene con i lavorati del tabacco.

A promuovere il ricorso nei confronti del tribunale amministrativo e del ministero, lo studio legale torinese Ambrosio e Commodo, che vanta esperienza di lungo corso nel risarcimento del danno biologico. L’istanza sollevata dinanzi al Tar nasce, in verità, dalla sentenza di qualche tempo fa, di cui avevamo dato notizia anche qui su Leggioggi, della riconosciuta connessione tra utilizzo del telefono cellulare e insorgenza di tumori, certificata nei confronti di un ex manager di Brescia.

Così, al fine di prevenzione della salute pubblica e verso uno strumento di uso continuo e quotidiano, specialmente in ambito lavorativo, viene dunque richiesto allo Stato di fare la propria parte per fornire ai cittadini adeguate informazioni circa il tasso di nocività dei telefonini. Le onde elettromagnetiche ad alta frequenza emesse dagli apparecchi di telefonia mobile, infatti, costituiscono fattore di rischio per chi fa uso prolungato degli smartphone.

Non a caso, lo studio promotore è anche in prima linea, fornendo assistenza legale a persone colpite da neurinoma, che hanno intenzione di avviare entro pochi mesi le cause civili per il danno procurato.

A firmare i documenti della causa senza precedenti nella giustizia italiana, gli avvocati Renato Ambrosio, Stefano Bertone e Chiara Ghibaudo, la cui azione è spiegata dal presidente dello studio, Laura Masiero: “E’ stato inevitabile ricorrere alle vie legali, il ministero della Salute ha ricevuto numerose intimazioni anche dalla nostra associazione, ma si è sempre rifiutato di provvedere a parte una risibile pagina su internet”.

Sulla vertenza, spiega Stefano Bertone che il cellulare “è il terzo apparecchio più usato in Italia e lo Iarc (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha catalogato le radiazioni emesse come agente possibile cancerogeno per l’uomo”.

 


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