L’ultimo annuncio del governo Renzi è davvero un intervento eclatante, se verrà realizzato: secondo alcune voci, già confermate peraltro, alcune delle coperture per il Jobs Act e le altre riforme del governo dovrebbero arrivare dal taglio dell’acquisto degli F-35.

Dunque, Renzi dovrebbe andare a toccare proprio uno di quegli ambiti che più di tutti portarono critiche ai passati governi, ossia l’acquisto di 90 aerei da caccia definito nel 2013, ma cominciato addirittura negli anni ’90.

“Lecito immaginare una riduzione” – ha affermato Roberta Pinotti, il primo ministro della Difesa donna della storia della Repubblica italiana, in carica da circa un mese.

“Più che altro, però, dobbiamo chiederci: vogliamo un’aeronautica? Dobbiamo chiederci che tipo di difesa vogliamo, quale tipo di protezione ci può servire. C’è un impegno assunto dal governo, aspettiamo la fine dell’indagine conoscitiva per prendere una decisione”. Questa la posizione ufficiale del ministro, arrivata dopo il rincorrersi di voci sul possibile taglio al piano di acquisto dei cacciabombardieri.

Ogni aereo caccia F-35 costa intorno ai 100 milioni di euro e l’intera operazione di acquisto di 90 esemplari di caccia ha portato il prezzo dell’operazione a oltre 14 miliardi di euro per i prossimi 15 anni. La decisione di prendere parte al programma arriva da lontano, per esattezza dal 1998, quando il governo di centrosinistra decise di iscriversi al progetto internazionale che coinvolgeva dieci Paesi nel mondo, con gli Usa capofila.

Poi, negli anni, ritardi dovuti alla crisi economica e l’aumento verticale dei prezzi, da una parte hanno portato i governi a rivedere la quantità dei propri acquisti – la stessa Italia ha ridotto il parco F-35 da 131 a 90 – e, comunque, pagandoli un prezzo notevolmente superiore di quanto preventivato all’origine.

Diverse aziende italiane, quasi tutte legate a Finmeccanica, sono coinvolte nel programma di realizzazione degli F-35, comunque a capo della Lockheed Martin, che mette la firma sui velivoli che tante critiche hanno portato ai governi passati, in particolare a Mario Monti ed Enrico Letta.

Ora, Matteo Renzi e il ministro Pinotti, sarebbero pronti a rivedere il programma e riportare in dote allo Stato risorse fresche da girare verso l’economia. un punto che potrebbe allentare la morsa della spending review definita da Carlo Cottarelli.


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