Ormai la Crimea è a tutti gli effetti territorio della federazione russa. Malgrado le proteste che si sono sollevate nei giorni scorsi e le condanne di tutto il mondo occidentale, infatti, oggi è stato firmato il trattato che di fatto – e di diritto – consegna la regione ex Ucraina nelle mani di Vladimir Putin.

Tutto come da copione, insomma, con l’area da sempre al centro di dispute, che torna a casa dalla Madre Russia. Più che un referendum, infatti, quello di domenica scorsa, con i carri armati per le strade, è stata la cerimonia di una prova di forza, quella del presidente della Russia, a dispetto di tutti i moniti internazionali a fare marcia indietro.

A nulla è servita, il passato weekend, la risoluzione Onu contro il plebiscito pro Putin, che ha raccolto il parere favorevole di 13 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con l’astensione della Cina e il veto della stessa Russia, la quale, dunque, ha potuto agire indisturbata per riprendersi la Crimea dopo la caduta, in Ucraina, dell’amico presidente Yanukovich.

Inizialmente, il referendum, si sarebbe dovuto tenere il 25 maggio, ma l’escalation di tensione, con l’arrivo dei blindati e il blocco militare dell’area da parte dell’esercito russo, ha convinto le autorità a chiudere la partita in fretta, con risultati nient’affatto sorprendenti: quasi il 100% di voti a favore dell’annessione alla Russia, per una regione da sempre contesa.

Dopo la prova di forza in Crimea, la Russia è stata ufficialmente esclusa dal consesso del G8, una mossa che, nuovamente, non è riuscita a scomporre Vladimir Putin, presente alla firma del trattato di annessione al suo Paese della Crimea e della città di Sebastopoli.

Il referendum di domenica ha definitivamente avviato il processo per rivedere la decisione che portò Kruschev a dichiarare la Crimea come territorio ucraino  e che, a sorpres,a è stata definita dall’ex presidenre Urss Mikhail Gorbaciov “un errore storico”.

Ora, insomma, sono già avviate le procedure per iscrivere la Crimea al territorio russo. In primis, per i cittadini ci sarà un mese di tempo per dichiarare di mantenere l’attuale cittadinanza, dopodiché riceveranno automaticamente passaporto russo.

Sul fronte monetario, verrà mantenuta l’attuale valuta, la grivnia ucraina, per un semestre, lasciando, progressivamente, campo al rublo. Tre saranno le lingue statali:  russo, ucraino e tartaro di Crimea. Secondo le prime stime, mantenere l’assistenza economica nella nuova regione costerà a Mosca 3 miliardi di euro l’anno.

 


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