Legge elettorale: oggi, forse, il voto decisivo alla Camera, pur tra mille difficoltà. Ieri, un dibattito che si è protratto fino a tarda ora ha visto soccombere le speranze bipartisan delle deputate, unite nella battaglia per la parità di genere.

Una lotta che, però, non è stata vittoriosa: la decisione di votare gli emendamenti a voto segreto, infatti, ha affossato ogni proposito di quote rosa all’interno dell’Italicum, o di quel che ne resta, visto che attualmente la riforma elettorale resta in piedi solo alla Camera.

In giornata, dunque, dovrebbe arrivare il primo sì completo alla nuova legge elettorale, che dovrebbe prendere il posto del Porcellum, o, meglio, del “Consultellum”, cioè il sistema di elezione fuoriuscito dalla sentenza della Corte costituzionale, che ha bocciato senza appello la legge Calderoli, eliminando alcuni suoi tratti fondamentali.


Così, ieri, a nulla sono valse le proteste delle donne di Montecitorio,  tra tutte la presidente Laura Boldrini, che ormai ha abituato l’opinione pubblica a interventi in prima persona su temi sensibili come il femminismo o la parità di diritti (con tutte le critiche del caso, ovviamente).

Trovando un’inedita sintonia, deputate di Forza Italia e del Partito democratico hanno raggiunto l’aula per le votazioni indossando qualcosa di bianco, a segno distintivo della propria battaglia di genere, senza, però, riuscire ad imporre la propria linea.

L’accordo stipulato tra Renzi e Berlusconi sulla nuova legge elettorale, infatti, originariamente non prevedeva alcuna norma a tutela della parità di genere e, così, ogni emendamento in materia è stato bocciato dai rappresentanti dei due partiti.

All’appello, nei vari scrutini che hanno condannato le modifiche a favore delle quote rose, si è registrato l’ammutinamento di circa 60 voti nel solo Partito democratico, dopo che la richiesta di voto segreto era arrivata proprio da Forza Italia, segno che la questione della parità di genere non raccoglieva troppi consensi neanche tra i fedelissimi del Cavaliere.

Altre decisioni prese nella sequela di votazioni alla Camera, è la scomparsa della postilla salva Lega – che sarebbe dovuta intervenire al Senato, dove, però, la legge non cambierà in attesa della riforma – e la delega al governo per la nomina dei collegi plurinominali.

Quel che resta di questa concitata giornata, in attesa dell’ok definitivo a una legge certo controversa, non è tanto la sconfitta della battaglia per le quote rosa, ma l’ennesima dimostrazione di una classe politica che non perde occasione per nascondersi e tramare nell’ombra, evitando di mettere la faccia anche nelle decisioni più spinose: a ben vedere, l’unico, vero mandato che dovrebbe assicurare agli elettori e che, invece, viene puntualmente disatteso.

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