Alla fine, è arrivato Silvio Berlusconi a sbrogliare la matassa sulla legge elettorale, consentendo a Matteo Renzi di proseguire sulla linea dell’approvazione in tempi relativamente rapidi, mentre su quelli di entrata in vigore, ancora non ci sono certezze. La sintonia tra i due, insomma, continua, dopo l’incontro dello scorso 18 gennaio.

Oggi, dunque, non stupisce troppo il soccorso di Berlusconi al premier del Pd: un fatto certo inedito, arrivato appena una settimana dopo l’avvio del nuovo governo da parte dell’ex sindaco di Firenze, ma sintomatico di quel feeling che corre tra i due personaggi. Forza Italia, in sostanza, ha fatto un passo indietro rispetto alle precedenti dichiarazioni, accogliendo la proposta del governo di approvare la legge elettorale per un solo ramo del Parlamento.

La discussione dell’Italicum resta uno dei punti chiave per la sopravvivenza del nuovo governo: da una parte, Renzi sa che non può perdere la faccia, allungando sine die come i suoi predecessori i tempi per l’entrata in vigore, dall’altra, però, gli alleati più “preziosi” del premier, ossia Nuovo centrodestra, non premono per un’approvazione rapida, consci che un eventuale avvento della nuova legge potrebbe accorciare i tempi di legislatura e, al contempo, emarginare i partiti più piccoli in vista delle urne.


Non a caso, infatti, il collegamento della riforma elettorale a quella del Senato è uno dei capisaldi su cui si basa l’alleanza tra Pd e alfaniani, che ha dato vita alla maggioranza in ambo le Camere. A questo proposito, è arrivata, nei giorni scorsi l’invenzione dell’emendamento D’Attorre, che renderebbe valide le nuove regole per l’elezione solo alla Camera, in attesa della riforma che dovrebbe rendere il Senato non elettivo.

Naturalmente, in caso tutto ciò si concluda in una bolla di sapone, come avvenuto già diverse volte in passato, ci si potrebbe trovare paradossalmente con un doppio sistema elettorale: l’Italicum alla Camera e, al Senato, il sistema scaturito dalla sentenza della Corte costituzionale, cioè il proporzionale puro con preferenza.

Malgrado questo rischio abnorme, però, sembra che la linea prevalente sarà proprio quella del premier: arrivare all’ok per la nuova legge solo su Montecitorio, e dare il via al complicatissimo progetto di revisione del Senato, che naturalmente non potrà essere compiuto prima di parecchi mesi.

Un altro tassello della faticosa revisione della legge elettorale riguarda la sua entrata in vigore: si è parlato di un’effettività differita per il ddl alla Camera, una volta che sarà approvato in via definitiva, anche se, akl momento, è ancora troppo presto per fissare scadenze. Tra le poche certezze, insomma, rimane quella che, su nessun tema come quello della legge elettorale, la politica italiana riesca a dare libero sfogo a tutte le soluzioni più fantasiose.

Ecco il comunicato integrale dell’ex presidente del Consiglio Berlusconi, a sostegno di Matteo Renzi:

“Prendiamo atto con grave disappunto della difficolta’ del presidente del Consiglio di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati. Come ulteriore atto di collaborazione, nell’interesse del Paese, a un percorso riformatore verso un limpido bipolarismo e un ammodernamento dell’assetto istituzionale, manifestiamo la nostra disponibilita’ ad una soluzione ragionevole che, nel disegnare la nuova legge elettorale, ne limiti l’efficacia alla sola Camera dei deputati, accettando lo spirito dell’emendamento 2.3”. E’ quanto afferma il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. “Per il resto – aggiunge – , confermiamo integralmente l’accordo pubblicamente realizzato, senza alcun “patto segreto” come maliziosamente insinuato da alcuni organi di stampa.Ribadiamo dunque piena collaborazione su questo piano, e una chiara opposizione sui temi economici e sociali, e su tutto quanto, a partire dalla necessaria riduzione della pressione fiscale e del peso dello Stato, ci rende naturalmente alternativi alla sinistra”. 

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