La crisi tra Ucraina e Russia è ormai all’apice. L’occupazione russa della Crimea è ormai cosa fatta, anche se il governo temporaneo di Kiev proclama di non voler cedere alla dimostrazione di forse da parte di Vladimir Putin.

Nei giorni scorsi, l’esercito russo è entrato nella regione di confine, dove molti sono i cittadini di madrelingua russa e sensibili all’attrazione da parte della “grande madre”. Una presa di possesso ormai completata, senza colpo ferire, che ha innalzato improvvisamente la temperatura in tutta Europa, e anche al di là dell’Atlantico.

Le mosse di Putin, infatti, hanno creato tensione negli alleati internazionali, specialmente dopo gli avvisi arrivati da parte della diplomazia americana di interrompere immediatamente la militarizzazione della Crimea. Richiami a cui il presidente russo non ha prestato orecchio, al punto che, dagli ultimi report, pare che i suoi soldati siano pronti ad andare oltre la Crimea, spingendosi verso sud.


Al momento, infatti, si registrano alcune manifestazioni di collettivi vicini alla posizione della Russia, che avrebbero occupato l’amministrazione regionale di Donestk, nell’est del Paese al centro delle cronache mondiali da ormai diverse settimana.

Dalla metà di febbraio, infatti, la situazione a Kiev si è inasprita fortemente tra ribelli filo Ue e il governo in carica. Una protesta che ha portato, dopo quasi tre mesi dal suo inizio, ma dopo poche ore dal momento della sua riemersione, alla destituzione del presidente ucraino Viktor Yanukovich.

Al momento, il Paese sembra spaccato in varie zone di influenza, con la capitale e il territorio occidentale favorevole all’avvicinamento all’area dell’Unione europea e, di contro, le aree più orientali e russofone sotto la forte ombra – anche militare, come avvenuto in Crimea – di Vladimir Putin.

Dopo l’escalation, la Casa Bianca ha diramato una nota, firmata da tutti gli altri membri del G8, in cui si condanna duramente l’intervento militare di Mosca con i mezzi dell’esercito, sospendendo i lavori preparatori in vista del summit di Sochi, la località in cui si sono tenute le Olimpiadi invernali. Nei giorni scorsi, oltretutto, il segretario di Stato Usa John Kerry si era pronunciato su un’eventuale uscita del Paese di Putin dal gruppo dei più industrializzati, qualora non avesse riposto i suoi intenti bellicosi.

Ora, il mondo attende le prossime mosse con sempre maggiore apprensione. Il premier insediato a Kiev, Arseny Yatseniuk, ha dichiarato di volersi opporre alla secessione della Crimea, mentre la bolla di sollevazioni pro Russia sembra ancora pienamente in atto. Solo Putin potrà decidere le sorti di questa situazione complicata.

 


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