Ecco i vostri commenti alla domanda provocatoria del nostro direttore avv. Carmelo Giurdanella.

Esiste ancora il Diritto in Italia? Ha ancora un senso dirci giuristi? Serviamo ancora a questa Italia che sembra avere smarrito la propria anima?

Di seguito i vostri commenti


Bruno Fuoco:  Caro Carmelo, rispondo all’invito. A mio avviso, la  visione e la pratica del diritto risentono  di un vizio di origine che provo a descrivere nei seguenti termini. La scienza da qualche decennio ci conferma che noi scopriamo i valori attraverso un processo di tipo ermeneutico che non è solo “intellettuale” in quanto anche i sentimenti sono una forma di conoscenza vera e propria. Questo  vuole dire che per avere visioni e soluzioni non deformate di un problema  sociale  non dobbiamo estromettere “l’intelligenza del cuore” dalpiano cognitivo e da quello comportamentale.  Ma è proprio quello che abbiamo fatto. L’esperienza giuridica risente di questo vizio in quanto  abbiamo bandito “il buon senso” (sapiente  unione di ragione e sentimento grazie alla quale cogliamo il quid del problema e la soluzione praticabile) e  l’empatia cioè la capacità reale di metterci nei panni di coloro che debbono applicare le leggi o debbono confidare sulle leggi. Qualsivoglia riforma pare, infatti, votata all’insuccesso clamoroso. Senza l’intelligenza del cuore, che, si badi bene, è manifestazione  della nostra intelligenza, non coltiviamo  spirito di servizio,  Ideali  …   e il diritto diventa “mediocre”, “scialbo” perchè  inidoneo ad orientare valori. Abbiamo banalizzato le  facoltà coerenti con le nostre radici biologiche e con gli interessi collettivi, in quanto le abbiamo ritenute incompatibili con le nostre ambizioni personali di  autoaffermazione.  Purtroppo, le conseguenze di queste scelte sono visibili a tutti. Per questo,  non dobbiamo nemmeno meravigliarci, caro Carmelo,  del fatto che abbiamo numerose facoltà di diritto ma non abbiamo “Scuole di Diritto”.  Ma evidentemente si può sempre cambiare e risalire.

Vincenzo Vinciprova: voglio precisare che la Giustizia Amministrativa, secondo me, sconto tre grossi limiti: 

1) I contributi unificati sono stati portati a livelli insostenibili, tali da rendere, di fatto, impossibile l’accesso alla Giustizia Amministrativa per la gran parte dei cittadini e delle imprese. Se pensiamo che, in materia di appalti, ad ogni motivo aggiunto si devono pagare almeno 2.000,00 euro (per gli appalti sino a 200.000,00 euro), ci si rende subito conto che si tratta di una norma criminale, perché impedisce il diritto di difesa sancito dall’art. 24 della Costituzione e dell’art. 6 (se non erro) della CEDU, ed, allo stesso tempo, criminogena perché rende molto più conveniente- leggasi: unica strada razionalmente percorribile -, per il cittadino/imprenditore, far valere le proprie ragioni andando a fare una proposta corruttiva al RUP (o altro  soggetto influente della stazione appaltante). In buona sostanza, sotto le mentite spoglie di esigenze di finanza pubblica ( e te pareva!), è stato fatto un salto all’indietro di qualche secolo, ai tempi dello Stato assoluto, quando non c’erano diritti e difesa ma solo sudditanza (e corruzione).
 
2) Gli incarichi stragiudiziali che vengono dati ai magistrati Amministrativi, soprattutto presso i Ministeri e le Autorities, creano un pericoloso corto-circuito tra potere Legislativo, potere Esecutivo e potere Giudiziario. E’ come se diventasse possibile, per un politico, rivestire incarichi esecutivi (di Governo o alta Burocrazia), incarichi legislativi (deputato o senatore) e incarichi giudiziari (giudice, magari nella Giustizia Amministrativa che è la giurisdizione sull’operato del potere Esecutivo per eccellenza).
 
3) I magistrati amministrativi non dovrebbero essere stipendiati dallo Stato, ma da un Fondo Indipendente, alimentato dai contributi unificati versati per l’accesso alla Giustizia Amministrativa, in modo che si possano sentire più “indipendenti” nel caso in cui dovessero prendere decisioni particolarmente pesanti per le casse dello Stato.

Giocondo Castoldi: Da più funzionari pubblici ho ottenuto di fronte alla mia contestazione in dinieghi verbali demenziali, (contano molto sul risultato finale di qualsiasi domanda o domandina di autorizzazione),si rivolga al TAR.Io immagino immediatamente di mettere sul tavolo €. 10.000 per ottenere il risultato tra 10 anni.Evidentemente vivo uno stato di frustrazione inimmaginabile.
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA UGUALE MANO LUNGA DEI BUROCRATI CORROTTI O INCAPACI DI GESTIRE IL PROPRIO RUOLO. non per volontà dei giudici, ma per la furbizia dei burocrati.Il ricorso al TAR per principio lo possono fare chi ha i soldi per togliersi uno sfizio.
Come affrontare il problema? OFFRIRE L’ OPPORTUNITA’ AD OGNI CITTADINO DI AVERE UNO SPAZIO TECNICO SPECIALIZZATO GRATUITO,ANCHE PER @, CHE LO POSSA ORIENTARE E CHE POSSA INTERVENIRE IN CASO DI CONTENZIOSO, METTENDO GLI ONERI CONSEGUENTI A CARICO DEL BUROCRATE DELLA PERSONA (NON ENTE) CHE HA LA SENTENZA NEGATIVA. RITENGO CHE IL FILTRO DEBBA ESSERE IL COMUNE, CON UNA COMMISSIONE TECNICA.

Francesco G.: Come cittadino sono, purtroppo, in soddisfatto della giustizia amministrativa in Italia: mi e’ stata fissata l’udienza (la prima) per la discussione di un ricorso a distanza di quattro anni esatti dalla sua presentazione e dopo ben sei istanze di prelievo!

Come dirigente pubblico, non sono così sicuro che il cittadino sia sempre sacrificato di fronte alla p.a.: piuttosto la p.a. (e quindi i CITTADINI TUTTI), subiscono le cattive conseguenze di imperfezioni e mancanze legislative oltre che i ritardi di una giustizia amministrativa a volte devastante per le casse e gli interessi pubblici, oltre che dei privati.

Come avvocato, spero che i mali della giustizia, anche quella amministrativa, vengano presto risolti, non solo per ovvie ragioni relative al fine per cui la stessa risulta istituita (rendere giustizia ai cittadini e tutela dei diritti ed interessi previsti dalla Costituzione e dalla legge), e anche per questioni economiche (lo sviluppo ed il progresso economico dipendono moltissimo dall’efficienza ed efficacia del sistema giudiziario), ma anche perché la cultura giuridica e’ quella che secondo me più ci eleva rispetto ad altri popoli e nazioni e comunque mi rende felice ed orgoglioso degli studi che ho intrapreso e continuo a praticare.

Con viva cordialità e ringraziamento per quanto gratuitamente si può leggere sul suo sito.

Carmelo: Condivido pienamente il pensiero, specialmente nella parte in cui si osserva dell’utilità e delle capacità della G.A. Purtroppo oggi la G.A. si è screditata da sola, in particolari modo per la presenza interna di conflitti di interessi sempre più evidenti e che non sono più da considerare isolati.

Il timone del vascello, per usare un’eufemismo marinaro, deve essere tenuto dritto su efficenza, trasparenza e equidistanza dalle stanze del potere.

Non è possibile avere al Consiglio di Stato (Organo di II grado della G.A.) presidenti di sezione che sono a fasi alterne, anche ministri del tale Governo o sottosegretari o manutengoli di questo o quel dicastero.

Non deve esser più possibile, per esempio (perché i giudici del CdS fuori ruolo a doppio senso sono oltre 14) ad un Frattini di entrare e uscire della I Sez. quella che si occupa dei contenziosi del M.A.E. (Ministero degli Affari Esteri di cui è stato ministro), oppure ad un Catricalà e Patroni Griffi di essere oggi ministri e sottosegretari e domani presidenti di sezione del CdS.

Un discorso, ancora più sconcertante e da trattare autonomamente, è quello della sez. pareri del CdS dove assistiamo ad un conflitto per oggettiva mancanza di terzietà a causa della presenza di un Nicolò Pollari, ex generale della GdFG che è chiamato a decidere su pareri dei suoi ex sottoposti (almeno gerarchici) o un altro generale, questa volta dell’Arma, Elio Toscano, già vice-Comandante dell’Arma, che viene a essere interessato come relatore per pareri su suoi ex dipendenti e su normativa da approvare ed a cui lo stesso può essere interessato come parte!

Su un sito ho letto che in Europa solo due nazioni hanno un sistema di G.A. che presenta gravi falle di terzietà e indipendenza, l’Olanda e poi l’Italia!

Giuseppe: Viviamo in un’Italia in cui la quasi totalità dei politici è composta da corrotti e corruttori, concussi e concussori.
Forse a tali politici la giustizia amministrava fa più paura di quella penale.
Data la lentezza dei processi penali, molto spesso i reati commessi non trovano la giusta punizione per la decorrenza dei termini di prescrizione.
Invece, molto spesso in sede amministrativa gli illeciti amministrativi vengono riconosciuti e comminata la sanzione appropriata.
Sarà forse questo uno dei motivi per cui vogliono eliminare la giustizia amministarativa ???

 


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6 COMMENTI

  1. Egregio Avvocato Giurdanella, oltre ad un ottimo esempio di giornale online dedicato alle leggi lei propone anche delle provocazioni in tema che oggi, in epoca di sbiadimento del diritto, sono più che apprezzabili. Ho letto molti commenti ed alcuni sono certamente lodevoli ma credo che il senso della sua domanda sia più filosofica, direi Hegeliana: « La scienza filosofica del Diritto ha per oggetto l’Idea del Diritto, cioè il concetto del Diritto e la realizzazione di questo concetto. » E’ difficile oggi, con la errata applicazione che si fa della legge, parlare di realizzazione del diritto come Scienza che aiuta a perseguire il benessere di tutti. E’ strano che mentre si evolve la “scienza della comunicazione” si raggrinzisce il concetto di “applicazione della scienza del diritto”. Siamo un paese strano, la Legge Fondamentale è la meno osservata fin’anche nell’articolo 1 e mi sono sempre chiesto come si giustificano in italia così distorti comportamenti imprenditoriali in presenza di un articolo 41 come quello che i Padri Costituenti ci hanno lasciato.
    Comunque, complimenti, c’è tanto bisogno di un dibattito che nasce da provocazioni come la sua.
    UN NON GIURISTA

  2. non esiste giustizia, non esiste l’etica, non esiste meritocrazia, esiste solo il potere politico che è ormai insinuato come una piovra decide, sceglie per tutti…..non si vuole risolvere il problema della corruzione o meglio si è legiferato con una giungla di norme che non colpiscono i poteri forti.E’ l’italia gattopardiana le riforme delle forme…ma la sostanza è sempre uguale.Il web dovrebbe dare voce ai cittadini per abbattere questa cultura omertosa e bisognosa che porta solo marcio.

  3. Ho trovato su un libro di storia questa frase che ha citato il Primo Ministro Giovanni Giolitti
    – Governo Giolitti 1892 – 1893
    “Ai nemici, le leggi si applicano. Per gli amici, si interpretano”.
    Mi dispiace affermare che dopo 122 anni, non è cambiato niente in questo paese e se è cambiato qualche cosa è sicuramente in peggio.
    Lella

  4. La giustizia amministrativa paga gli effetti della crisi politica, delle leggi poco chiare, scritte male e per giunta sconvolte da un sistema burocratico, non regolamento e lasciato nelle mani di figure individuate in base a rapporti politici, in danno delle capacità e del merito. La legge 241/90, più volte novellata, dopo oltre venti anni ancora stenta ad essere applicata. Il procedimento amministrativo, cuore dell’attività della P.A è nelle mani di funzionari i quali inventano procedure ,legacci e filo spinato, stancando il cittadino lungo un percorso reso appositamente accidentato. Lo snellimento e la certezza del diritto sono possibili, legando alle attività del burocrate, purtroppo, norme di garanzia e penali. Solo così sarà certa e veloce l’azione amministrativa e scompariranno i masturbatori delle fasi amministrative.e si faranno avanti i meritevoli e i capaci. La responsabilità legata al codice penale e garantita da polizza individuale, scioglierà le caste e servirà a mettere ordine in tutto il sistema giudiziario.

  5. La giustizia amministrativa, almeno per mia diretta esperienza, è rapida e sempre più pronta a dare risposte concrete al cittadino, visto che coniuga i vantaggi di un contraddittorio pieno, che si avvale ormai degli stessi strumenti offerti dal codice di procedura civile, penetrati e consacrati dal nuovo codice del processo amministrativo, con un profilo strutturale ancora largamente proprio, dinamico e semplificante(si pensi al rito sull’acesso o alle sentenze in forma semplificata, al nuovo ruolo dell’ottemperanza).
    Credo che con riguardo ad alcuni specifici settori possano intervenire correttivi, per abbreviare ancora di più tempi e costi del processo: da questo punto di vista l’impegno degli operatori vicini alla giustizia amministrativa è continuo, particolarmente attento e meritorio.
    Se la giustizia amministrativa non esistesse, bisognerebbe inventarla. Offre tutela al cittadino in tempi ragionevoli. I numeri parlano chiaro. Basta leggere la relazione del Presidente del Consiglio di Stato,Giovannini, redatta in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2014, per rendersi conto di questa evidenza.
    Come Guido Corso ha avuto modo di sottolineare, il giudice amministrativo non è il giudice dell’atto amministrativo, ma del potere amministrativo: vigilando sul suo corretto esercizio, egli intende tutelare, in realtà, il cittadino.
    Come tutte le cose della vita, occorrerebbe conoscerla davvero, per apprezzarla.
    Non è una giurisdizione in più. E’, per le ragioni sopra espresse, una giurisdizione volta alla sollecita tutela del cittadino.
    Potranno anche esservi casi, isolati, di lungaggini, ma queste non sono proprie del giudizio amministrativo e della magistratura amministrativa, che si avvale di giudici tecnicamente preparatissimi e abbastanza dinamici nel risolvere le questioni contenziose loro affidate.

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