Il governo di Matteo Renzi ha messo in tasca il primo sì del Parlamento, ottenendo, al Senato, dopo una seduta fiume, il voto di fiducia di 169 eletti, mentre in 139 hanno negato il proprio assenso al nuovo esecutivo.

Il risultato, pur se oltre la soglia di tranquillità, porta il consenso parlamentare del governo al di sotto delle attese: Enrico Letta, lo scorso aprile, presentandosi in Parlamento, raccolse l’ok di 173 senatori.

Questa mattina, il presidente del Consiglio sarà alla Camera a chiedere la fiducia, dove lo attende un’aula molto più favorevole alla sua proposta. La fiducia, in questo caso, non è assolutamente in discussione, per effetto dell’ampio premio di maggioranza conquistato dal Pd alle ultime elezioni.


Ieri, nell’ora abbondante in cui si è rivolto ai senatori, il neo presidente del Consiglio ha cercato di mettere sul tavolo alcune proposte programmatiche, su cui ha chiesto il voto di fiducia.

Benché le opposizioni, in particolare il MoVimento 5 Stelle, abbiano accusato Renzi di aver parlato troppo e senza entrare nel merito delle questioni, sono emersi alcuni punti che dovrebbero contraddistinguere l’azione del governo, almeno in questi primi mesi. Il primo appuntamento da non fallire, infatti, ha detto il premier, è quello della presidenza di semestre europeo, che scatta in estate. Entro quella data, le riforme annunciate dovranno essere già a buon punto, almeno nelel intenzioni della nuova-vecchia maggioranza.

Fisco

Obiettivo del premier, è quello di far recapitare a lavoratori e pensionati una dichiarazione dei redditi precompilata, forse alla stregua del Cud, in scadenza proprio in questi giorni.

Scuola

Si tratta del tema su cui Renzi ha spinto di più nel suo discorso programmatico: un miliardo di investimenti per ammodernare gli edifici scolastici nella prossima stagione estiva, tra il 15 giugno e il 15 settembre. Una misura che rende imprescindibile l’immediato abbattimento dei vincoli del patto di stabilità.

Lavoro

Oltre al “Jobs act”, il manifesto di Renzi sul lavoro, ieri si è parlato apertamente di riduzione ulteriore del cuneo fiscale “a doppia cifra” che dovrebbe essere finanziata dalla spending review di Cottarelli, con una dote di circa 10 miliardi. Inoltre, per contrastare la disoccupazione, il presidente del Consiglio ha citato uno strumento universale di sostegno al reddito.

Imprese

La madre di tutte le battaglie, quella sulla burocrazia, è svolta nell’interesse, innanzitutto, delle imprese. Secondo quanto riportato ieri al Senato, negli intenti del nuovo governo dovrebbe esserci un piano su start-up e investimenti esteri, in scia a quanto convertito in legge proprio nei giorni scorsi nel “Destinazione Italia”.

Giustizia

Renzi ha proclamato l’arrivo imminente di un “pacchetto organico” che dovrebbe comprendere tutto. Probabile che, a questo punto, la riforma del processo civile inaugurata dal governo Letta venga accantonata, oppure ripescata nel provvedimento più ampio che, secondo quanto promesso dal premier, dovrebbe partire dalla giustizia amministrativa.

Riforme

Renzi ha chiesto di non abbandonare le riforme in atto – su tutte il ddl Delrio – per poi, però, ragionare in termini di governo locale affrontando il Titolo V della Costituzione. L’Italicum e la riforma del Senato non sarebbero altro che le altre due “parti della stessa faccia”.

Debiti della PA

Sono stati il primo punto del discorso di Renzi, in Senato: “Lo sblocco totale e non parziale, dei pagamenti della pubblica amministrazioneper mezzo di un uso diverso della Cassa depositi e prestiti”.

Pubblico impiego

Secondo Renzi, i dirigenti degli uffici pubblici non devono svolgere incarichi a tempo indeterminato. Su un punto, il neo premier è parso particolarmente convinto: la trasparenza dei costi della pubblica amministrazione, che riprende la riforma già attuata dal governo Monti.

Cultura

Bisogna rendere il sistema culturale più ricettivo sugli investimenti dei privati: questo il credo renziano in materia. Su tali basi, si percepisce come quello di Franceschini sarà uno dei ministeri “di peso” del neonato governo.

 

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