In economia come in diritto ciò che conta è il risultato.

In economia non si riesce a promuovere la crescita del nostro Paese come in diritto non si riesce ad ottenere una giustizia che mantenga lo Stato sociale.

Ciò che accomuna questi due “pilastri” del nostro vivere civile è la mancanza di risultati tangibili che facciano recuperare la fiducia al mercato ed ai cittadini.

Tanti sono gli aspetti che andrebbero immediatamente riformati, cioè regolamentati in maniera diversa proprio per ottenere dei risultati: dalla riduzione della pressione fiscale alla formazione aziendale, agli investimenti, passando per la riduzione della durata dei processi, la certezza delle pene (senza “svuota carceri”) fino alla responsabilità effettiva dei giudici.

Gli investitori esteri non vengono in Italia per le suddette e tante altre ragioni collegate e forse è arrivato, veramente, il momento di indirizzare buona parte della litigiosità (tutta italiana) per le “piccole controversie” alla mediazione civile e commerciale destinando le cause più importanti al giudizio.

La strada del diritto e dell’economia diviene “distorta” quando vogliamo fare “filosofia” anziché tendere alla praticità degli scopi da raggiungere, soprattutto nell’era di “internet” che stiamo vivendo e che rende tutto molto più veloce.

Eppure le nostre basi culturali vengono dalla Repubblica e dall’Impero Romano che ha insegnato all’Europa il senso della praticità dell’organizzazione economica e del diritto.

Forse dobbiamo ancora uscire da quel secolo buio, chiamato Medio Evo, che ci ha fatto perdere le tracce di quella praticità e concretezza e liberarci da tante “sovrastrutture”.

La nuova sfida sarà fare e non solo dire !

Auguri a LeggiOggi, continui così ed anche oltre, perché, con il confronto e con la dialettica, ci aiuti ad uscire da questa crisi di pensiero ma, soprattutto, di azione! 

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