Matteo Renzi non è ancora ufficialmente il presidente del Consiglio, ma è già possibile stilare la sua road map per i primi mesi che lo vedranno protagonista a palazzo Chigi. Ieri, accettando con riserva il mandato conferito dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il sindaco dimissionario di Firenze ha infatti dichiarato le sue intenzioni per l’avvio della sua esperienza da premier: una riforma al mese nei settori cardini del Paese italiano.

Così, ieri, parlando al Quirinale da presidente del Consiglio incaricato, Renzi ha confermato come, il mese di febbraio, servirà per lanciare le basi delle riforme già messe sul tavolo nell’accordo con Berlusconi dello scorso 18 gennaio, mentre, da marzo, verrà affrontato il nodo del lavoro.

Il comparto lavorativo è indubbiamente quello che, più di ogni altro, ha risentito negli ultimi anni, dopo la cura shock della legge Fornero che ha rivisto cambiare radicalmente l’orizzonte in termini di sfera occupazionale, diritto al lavoro e ammortizzatori sociali.


Il piano di Renzi per il lavoro, in realtà, esiste già ed è contenuto nel primissimo documento emesso dalla sua segreteria di partito, all’indomani della vittoria alle primarie, lo scorso 8 dicembre.

Il testo guida, che, sicuramente, servirà da bussola nel mese di marzo al neonato governo per occuparsi del tema centrale del lavoro, è infatti il “Jobs act”, primo passo verso una controriforma Fornero, o forse no.

Per la verità, infatti, il nuovo presidente del Consiglio non ha mai negato di avere diverse vedute in comune con il ministro più contestato del governo di Mario Monti, ed è possibile che i pilastri della legge del 2012 – come, ad esempio, la riforma dell’articolo 18 – non verranno toccati.

Sicuramente, si interverrà sull’occupazione giovanile e sulla possibilità di accedere a contratti più lunghi e sicuri, che, oggi, mettono a rischio non solo i giovanissimi, ma anche i più cresciuti. Lo ha detto, proprio, ieri anche lo stesso Renzi, come la questione occupazionale riguardi da vicino anche la sua generazione, cioè quella dei quarantenni.

Come certifica il “Jobs act”, poi, i nuovi posti dovrebbero essere creati in quei settori dell’economia più dinamici e all’avanguardia, come la green economy, il made in Italy – potrebbe esserci anche un ministero ad hoc -oppure per quelli trainanti, ma attualmente in difficoltà, come l’edilizia.

Ancora, ovviamente, è troppo presto per avanzare congetture, ma la traccia del “Jobs act” consente di lanciare alcune ipotesi su come potrà indirizzarsi la linea del nuovo governo in termini di economia e lavoro.

Vai al testo del “Jobs act” di Matteo Renzi

Vai al commento al “Jobs act” dell’esperto Paolo Stern


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3 COMMENTI

  1. Grazie alla signora Fornero sono stati distrutti tutti i diritti che i nostri predecessori hanno acquisito con tanta lotta e sacrifici negli anni 70. Le riforme sono andate solo a beneficio delle azienda che hanno utilizzato il tutto a proprio piacimento violando anche il codice civile (vedi artic. 2103) demansionando e degradando a proprio comodo lavoratori che hanno dato con il loro apporto e il loro lavoro motivo di crescita e sviluppo aziendale. Mi auguro che il Presidente Renzi metta un paletto a questa mala gestione e faccia rispettare i diritti di chi lavora, molta gente è disperata evitiamo che si faccia della disperazione una tragedia.

  2. […] sottoposto al governo Letta. Ora che lo stesso Renzi si è sostituito a Letta in prima persona, ci si attende che i propositi del documento vengano seguiti e approfonditi. Capitolo pensioni, c’è da chiarire non poco: in Parlamento giacciono diverse proposte di […]

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