La situazione politica è in piena evoluzione. Dopo la direzione Pd di ieri, che ha sostanzialmente sfiduciato l’esecutivo, Enrico Letta si sta recando al Quirinale per rassegnare le dimissioni da capo del governo. Si chiude così, dopo dieci mesi, l’esperienza a palazzo Chigi dell’ex numero due di Pier Luigi Bersani.

Nel pomeriggio, dunque, il premier dimissionario firmerà l’atto finale del suo breve passaggio alla guida dell’esecutivo, sostenuto dalla maggioranza delle larghe intese.

La crisi, comunque, dovrebbe avere soluzione rapida e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non sembra affatto intenzionato a concedere la sfiducia parlamentare, come richiesto a gran voce da MoVimento 5 Stelle, Lega Nord e Sinistra, Ecologia e Libertà. Il passaggio alle Camere, con ogni probabilità, verrà saltato a piedi pari, con l’apertura delle consultazioni già in serata.


Obiettivo del Colle è quello di avere un governo già all’inizio della prossima settimana, con il giuramento, verosimilmente, tra lunedì e martedì, e la richiesta della fiducia in Parlamento nei giorni immediatamente successivi.

Quest’oggi, dunque, finisce la storia del governo Letta, e si apre quella di Matteo Renzi al vertice dell’esecutivo. Con ogni probabilità, infatti, le consultazioni al Quirinale saranno brevi, con il mandato che verrà affidato al sindaco di Firenze prima possibile.

Già in serata dovrebbe arrivare al cospetto di Napolitano la delegazione di Forza Italia, con il leader decaduto dal Senato Silvio Berlusconi in prima linea, mentre resta da vedere la partecipazione del MoVimento 5 Stelle alla tornata di colloqui con il capo dello Stato.

Visti i recenti dissapori con Napolitano, infatti, la presentazione dell’impeachment e le polemiche innescate da Beppe Grillo, il partito che ha riscosso il 25% dei voti alle ultime elezioni politiche di un anno fa, potrebbe scegliere di non prendere parte alla ritualità delle consultazioni.

Non a caso, proprio il comico-blogger ha richiesto ufficialmente al presidente della Repubblica di rinunciare al rito degli incontri con i capi partito, commentando l’imminente nomina di Renzi con queste parole al vetriolo: “”Napolitano sceglierà Renzie (e non è un capriccio) che non è parlamentare, che non si è mai candidato nel ruolo di presidente del Consiglio durante le elezioni. Lo farà, come lo ha fatto per Monti e per Letta, ignorando il parlamento, la Costituzione e la volontà degli italiani per la terza volta”.


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  1. Il commento di Grillo è un distillato di ignoranza costituzionale pura o in subordine di difetto di buona fede, posto che la Costituzione non prevede né l’elezione diretta del presidente del consiglio né che questi sia un parlamentare. Post-scriptum: chiudere un articolo con una dichiarazione abnorme senza commento può essere una scelta dettata dalla carenza di spazio, ma si presta pure ad un’interpretazione di compiacimento.

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