3 anni fa scrivevo così:

Il 14 febbraio  è nato Leggi Oggi.

Un nuovo giornale.

Un giornale un po’ particolare però. Perchè scritto da pratici del diritto per essere letto da altri pratici del diritto. Siamo avvocati, dirigenti pubblici, giuristi d’impresa, magistrati, docenti universitari.

Non siamo dei potenti, solo tecnici di quella meravigliosa scienza imperfetta che è il diritto.

Ci occupiamo per lavoro di relazioni umane, di solitudini, di disagi, dei sentimenti di impotenza e delle frustrazioni della gente.

Non importa se assistiamo enti o società, dietro ci sono comunque persone, persone che pongono domande, persone che – tutti i giorni – aspettano risposte.

Ecco, Leggi Oggi nasce così.

Brevi, perchè il mondo va di fretta.
Chiari, perchè se ho qualcosa da dire, deve intenderla anche mia nonna.
Onesti, perchè impariamo tutti i giorni dai nostri errori.

Sono passati 3 anni.

3 anni il cui la crisi ha ammorbato l’intera società.

L’anno scorso, in occasione del 2° compleanno di LeggiOggi, mi interrogavo sul ruolo del Diritto “al tempo della crisi“. Tantissime, e veramente toccanti, sono state le risposte, che vi invito a (ri)leggere.

E’ passato un altro anno, ed eccoci di nuovo qua. Con una crisi sempre più grave. Non più solo economica.
Ora è ufficialmente anche crisi di valori, di idee, di progettualità.

Non mancano solo i soldi (oggi), sembra proprio mancare la visione. E’, direi, crisi di futuro. E, il diritto, assiste impotente. Anzi crea disastri, tutti i giorni. La crisi di identità si è attaccata al diritto, che non sa più dare risposte. 

E allora mi/vi chiedo:

Esiste ancora il diritto? Ha ancora un senso dirci giuristi? Serviamo ancora a questa Italia che sembra avere smarrito la propria anima?“.

Cari lettori, cari blogger, cari amici vi chiedo di intervenire.

Grazie,
Carmelo Giurdanella


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27 COMMENTI

  1. Il diritto esiste sempre ma in Italia si è perso la sua effettività, speriamo di cambiare rotta anche con il nostro supporto!

  2. Grazie per lo spunto!
    Chi frequenta con passione e anche con leggerezza le stanze del “ragionamento giuridico”, non può che essere fortemente convinto dell’utilità del giurista anche e soprattutto in epoche buie. lo smarrimento delle nostre anime, seppur (assai) preoccupante, non fa venir meno la necessità del giurista, anzi, rende tale figura ancor più indispensabile.
    Il diritto si forma in modo alluvionale dalla sovrapposizioni di fatti mai identici tra loro, che in tempi di smarrimento si moltiplicano, si intersecano e spesso diventano virali; è qui, per me, che il “ragionamento giuridico” esprime la sua massima utilità. E’ sulla vita di tutti i giorni, sui casi reali, sulle necessità che il giurista può dare del suo meglio, più che sulle questioni di carattere generale che a volte appaiono astratte se non addirittura tendenti all’utopia.
    Motivi quindi ve ne sarebbero per affermare l’assoluta necessità e imprescindibilità del giurista anche in epoche difficili e molti addirittura sarebbero i banchi su cui cimentarsi.
    ….il tutto sta nel non perdere (mai) l’entusiasmo!
    buon lavoro

  3. Esiste sempre il diritto, ma esiste soprattutto il rovescio (della medaglia). Se soltanto un 10% di italiani continuerà sempre ad arricchirsi, con furbate di ogni tipo; se le selezioni per il lavoro sono pilotate a destra e a sinistra, senza dimenticare il centro, MA DIMENTICANDO SPESSO IL MERITO; se i cittadini hanno meno diritti degli stranieri, solo perchè questi ultimi accettano stipendi da fame (mentre il nord europeo fa la parte del leone, pur lavorando meno ore!); se le caste proteggono ad oltranza diritti acquisiti pur in un panorama di disuguaglianza insopportabile, io credo che tutti i furbetti italici, ma anche oltre confine, una domanda se la devono fare: fino a che punto posso spingere il mio ego a detrimento del bene comune? Forse aggiornando la Costituzione ai tempi correnti ed inserendovi anzitutto il dovere dell’onestà ed il senso del bene comune potremmo ancora FARE GLI ITALIANI, cominciando dalle nostre piccole cose quotidiane…

  4. “Esiste ancora il diritto? Ha ancora un senso dirci giuristi? Serviamo ancora a questa Italia che sembra avere smarrito la propria anima? Vi Invitiamo a rispondere all’interrogativo suddetto commentando in calce l’articolo del Direttore …

    “Io posso dire di non averlo mai visto, semmai fosse esistito”. Da “giurista per caso” (o per casa, per “causa” della casa mai abitata e pignorata, per causa di giuristi d’accatto*; seppur preferirei fare il “giurato” di una giuria popolare che possa controllare dal “basso” il comportamento del giudice — il regista, del processo, come asseriva Guido Alpa nel giustificarsi verso Tito Boeri, 8-9 anni fa — e non solo dall'”alto
    ” del csm) o peggio, forzato…..E “giuristi d’accatto*” si riferisce proprio a un vetero avv., pres. dell’ordine, che da testimonial durante l’assise, 1999, rivolto alle tre neo laureate (festeggiate) consigliava altri sbocchi professionali, sconsigliando d’iscriversi all’Ordine per non rischiare di dover “mendicare”* (appunto) qualche incarico da parenti e amici, spesso conteso in modo poco dignitoso… Ma la figlia fa l’avvocato e quindi, 3 anni fa, mi è “corso l’obbligo” di sottoporle a lettura il lungo commento (almeno
    5.000 battute) critico, che scrissi in quell’occasione: “Alle porte del 2000, il buco nero della disoccupazione…”, e la tribuna era ben assortita. Se la prese un poco nel lamentarmi di atti mancanti e mai restituiti (spontaneamente) da suo padre…(venuto a mancare qualche anno prima) e così dovetti spiegargli che io lo facevo per lei, per la sua generazione, perché non mi spiegavo – tra l’altro – come mai in veste di pres. del foro, a parte un mea culpa di lieve entità, non fece alcuna ammenda sul praticantato non remunerato dopo essersi lasciato dire che “neppur edificante si presenta la
    ‘soluzione’di far pratica in uno studio accreditato col rischio di prolungare
    la sosta scarsamente remunerata…” E in quei gg una praticante aveva denunciato sulla Gazzetta di Bari di tali casi buscandosi una reprimenda, di almeno 3-4 volte le 15 righe della ragazza, dal pres. dell’ordine con l’aggiunta di3 avv. che gli diedero addosso (“la verità fa male lo so”, cantava Caselli: non Giancarlo ma Caterina). Altro genere di diritto calpestato…
    “…non si vede ancora una luce in fondo al tunnel!!!!!” Se non quella, fioca, di Chiara: limpida e chiara, appunto! Come la ragazza su ricordata, oscurata?!

  5. credo di essere un onesto cittadino italiano rovinato dai giudici italiani. Nel 1993 fui arrestato con l’accusa di corruzione, senza mai essere ascoltato dal P.M., dopo due gradi di giudizio entrambi mi hanno assolto con la formula,”perchè il caso non sussiste”: Ho chiesto il risarcimento danni per l’ingiusta detenzione, la C.A. di Lecce e La Cassazione, le hanno respinte, giustificando:”… il P.M. poteva sbagliare perchè la materia era ingarbugliata e vari testimoni non sono stati chiari”. Da allora senza stipendio per nove mesi, con tre figli e la moglie, le banche ove avevo il c.c. e dove avevo il mutuo casa, mi hanno subito fatto D.I. e pignorasmenti, il G. dell’esecuzione, dopo mia richiesta di conversione del pignorasmento, prima la respingeva, dopo ricorso l’accettava, disponendo il pagamento di tutto entro venti giorni, senza tenere conto dei conteggi esibiti dal mio consulente che dimezzva il mio debito e con qualche banca addirittura ero io il creditore.
    Un ricorso al TAR di Lecce è stato deciso dopo ben 19 anni e il successivo ricorso al CDS dopo tra anni, sempre respinti, perchè questi signori non conosco le leggi che regolano determinati settori, oppure i miei legali non aveva rapporti con i medesimi. Attualmente sono in attesa dopo 4 anni della sentenza della legge pinto presso il tribunale di potenza.
    Posso ancora credere in questa giustizia?

  6. cari amici,
    mi permetto di dichiararmi vostro amico perchè vedo che tuti abbiamo lo stesso amore. il diritto. Condivido altresì la maggior parte delle opinioni espresse e, soprattutto, le preoccupazioni che destano alcune cosiddette “sentenze” di questa autoreferente magistratura.
    I nostri giudici hanno smarrito, così come i nostri cosiddetti “politici2, il buon senso comune. Quello che sa distinguere ancora la nitidezza del colore, il bianco ed il nero, il rosso ed il marrone e così via. Alla gente comune, qualsiasi decisione della magistratura, come anche dei politici, appare incomprensibile, astrusa, non ” di buon senso”.
    Il fine ultimo della giustizia è quello di affermare il potere della magistratura o quello di risolvere i conflitti personali ricercando la soluzione di più accettabile pacificazione e soddisfacimento delle aspettative di più equa composizione delle varie aspettative?
    E la migliore soluzione non sarebbe , in uno stato democratico, quella maggiormente condivisibile dal popolo? E quale sentenza potrebbe essere più accettata se non quella che rispetta e si adegua maggiormente al comune sentire? Nel sistema anglosassone non sembra che questi principi siano maggiormente rispettati?Perchè noi dobbiamo fare i filosofi del diritto in ogni sentenza invece che, più modestamente applicare la legge secondo il comune buon senso? Mi viene un dubbio: vuoi vedere che in questo modo non si potrebbero più favorire, oltre ogni
    ragionevole limite, i soliti amici?.

  7. L’Italia è malata, è certo, è un corpo pieno di metastasi.
    La chiemioterapia è molto pesante, ma, oltre alle cellule malate, sta uccidendo anche le cellule buone.
    Speriamo che la cura non uccida il malato, e che le cellule buone siano di più di quelle malate.
    A noi umili cittadini e operatori del diritto, l’arduo compito di mantenere dritta la barra, ciascuno nel suo piccolo.
    Un grande augurio e ringraziamento a Leggioggi.it.

  8. Caro Carmelo,
    penso che il diritto, in verità, stenti a sopravvivere in una manifestazione normativa sempre più spesso complessa e controversa, oltre che appesantita dalla preminente preoccupazione di apparire efficace nel poco verosimile messaggio: “fatta la legge, risolto il problema”. La crisi di “visione” della società e della politica – hai ragione tu – “si è attaccata al diritto, che non sa più dare risposte”. Potrebbe essere diversamente? La risposta credo sia contenuta nella tua provocatoria domanda: “Serviamo ancora a questa Italia che sembra avere smarrito la propria anima?”. Serviamo a misura della nostra capacità di contribuire a ritrovare l’anima “smarrita”, in un attento e quotidiano lavoro di ripristino di spazi, contenuti e modalità. Ai giuristi, agli affaticati operatori del diritto, a tutti coloro i quali si trovano nella condizione e nella necessità di leggere ed attuare la legge, tocca oggi ancor più di ieri l’inesausto impegno che Piero Calamandrei invocava per la norma fondamentale del diritto costituzionale italiano, quando scriveva: “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.” Ai giuristi, tocca probabilmente far fronte comune, con determinazione e umiltà, con i non “addetti ai lavori”. Ho ammirato la visione ispiratrice di LeggiOggi, da te evidenziata: “Ci occupiamo per lavoro di relazioni umane, di solitudini, di disagi, dei sentimenti di impotenza e delle frustrazioni della gente. Non importa se assistiamo enti o società, dietro ci sono comunque persone, persone che pongono domande, persone che – tutti i giorni – aspettano risposte.” Oggi come tre anni fa non può che essere questa la strada, da percorrere con la spinta ideale che ha mosso Gianni Bianco (giornalista) e Giuseppe Gatti (magistrato) a raccontarci nel loro libro “La legalità del noi” come, partendo da difficoltà estreme, è possibile vincere sfide apparentemente impossibili. Una “legalità del noi” che superi la dilagante “legalità dell’io”, che si fondi sulla “relazione-incontro”, in antitesi alla “relazione-scontro” (rinvio alla lettura del bellissimo libro). Con determinazione e umiltà, senza “sfrenate ambizioni” di cambiamenti epocali che rischiano di celare ambizioni rampanti, vecchie indipendentemente dall’età anagrafica di chi le manifesta.
    Grazie, Carmelo, per aver pensato e realizzato l’inedito strumento di LeggiOggi. A LeggiOggi, a te, a tutti coloro i quali collaborano alla sua realizzazione i miei affettuosi auguri e la mia grata stima. Daniele Lavore (segretario comunale e “blogger” per caso).

  9. Il diritto è insito in ciascuno di noi e contiene in sè quella perfezione dell’agire cui tende ogni consorzio umano, così come, a partire dal Diritto Romano in poi, ne abbiamo avuto ampia dismostrazione. Quello che oggi ci mancano sono grandi uomini carismatici, di vecchi ne abbiamo a bizzeffe ma sappiamo tutti che la barba non fa il filosofo. E i giuristi sono -in mezzo a tutto questo attuale decadente bailamme – l’unico saldo presidio di questi millenari valori, mentre si attende che tornino nel mondo i ‘grandi’ legislatori, i grandi giudici, i grandi interpreti. Sperem.

  10. Il diritto esiste ancora. Sono aumentati quelli che lo vìolano e lo offendono costantemente, senza che vi sia più un presidio.
    Il diritto esiste ancora. Ma le leggi sono sempre peggio scritte, da chi ha interesse alle violazioni ed offese.

  11. Oggi il diritto e il rispetto delle regole dovrebbe essere il volano della nostra ripresa, invece assistiamo costantamente a spettacoli e manovre indecorosi che rasentano e oltrepassano la legalità. Appaiono vani i tentativi di portare la società verso una condivisione del diritto, unica garanzia per la democrazia e la stessa libertà individuale, assistiamo ad operazioni politiche che niente hanno in comune con il rispetto delle leggi, si cerca sempre e costantemente di forzarle per modificare o avvantaggiare qualcuno o qulacosa che incarna l’idea del momento.
    Nonostante ciò confido nel ruolo indispensabile del diritto, materia che tutti noi sotto molteplici forme dobbiamo applicare nella nostra vita quotidiana e nello svolgimento delle nostre attività e incombenze professionali. Ritengo e stimo tutti coloro che lavorano per accrescere consapevolezza sul diritto e il rispetto delle leggi.
    Un augurio a LeggiOggi per un proseguo e impegno in tal senso.

  12. complimenti x il vostro giornale,sarò breve,in pratica finchè esisteranno poltrone calde e comode con certi stipendi e vitalizi non cambierà mai niente.noi ci lamentiamo sempre mà alla fine cè sempre bisogno di un governo e quindi andare a votare x la solita CASTA.comincerò a credere qualcosa quando vedrò certi stipendi tridimezzati e aboliti tutti i vitalizi.

  13. il diritto serve e anzi serve sempre di più. Putroppo però il legislatore in primis è in crisi e la produzione normativa è oserei dire schizzofrenica… basta vedere le leggi entrate in vigore un gionro e cambiate il giorno dopo o le leggi pubblicate e abrogate prima di avere i decreti attuativi…. generando confusione anche negli addetti ai lavori e non solo nell’uomo comune. Il problema forse è che ci sono troppi giuristi sulla carta e pochi “veri giuristi”.. ovvero quelli che si occupano del diritto perchè sono appassionati della materia e non solo per farci soldi.

  14. La domanda è davvero interessante!
    Ieri è scomparso Freak Antoni. Al di là del personaggio che può piacere oppure no (a me piaceva), c’è una sua frase famosa che può dare risposta: “Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti”, titolo di un album.
    La risposta è questa. Non c’è gusto in Italia ad essere giuristi. Purtroppo e a malincuore è così (mi si strazia il cuore mentre lo scrivo. credetemi).
    I giuristi, i puristi, gli intelligenti, i pignoli, eccetera, in questo momento fanno la parte dei violinisti sul Titanic, costretti in frak e papillon a star attenti a non stonare mentre la nave affonda.
    CORAGGIO!!!

    dr

  15. Le ristrettezze economiche dovute alla mancanza di lavoro sono di sicuro le maggiori cause della crisi di futuro, mentre la politicizzazione di parte della magistratura contribuisce a determinare la crisi di diritto. Certo il discorso è molto più complesso se si pensa all’affarismo dilagante senza alcun principio ideologico. Per esempio in politica non esiste più la passione ideologica, ma soltanto la corsa all’arricchimento.

  16. Carissimo Direttore
    seguo la rivista da circa due anni con molto interesse.
    Ringrazio te e tutti i collaboratori per questo piccolo gioiello.
    Quelle domande fanno pensare ad una sindrome depressiva … non sia MAI.
    Ho lavorato come pubblico dipendente, svolgendo anche attivita’ sindacale, sempre credendo nella Legge, non sempre in chi la applica, ancora meno in quei politicanti che sempre piu’ spesso la scrivono volutamente in maniera aggirabile ( una volta le Leggi si promulgavano volutamente non secondo regole matematiche per poter essere adattate a situazioni spesso diverse e quindi il giudice poteva discrezionalmente ma saggiamente e con giusta giustizia fare Giustizia) … amen.
    Frequentavo ancora le scuole medie (classiche pre riforma) e mi piaceva leggere i quattro codici … andavo innamorandomi del diritto … le regole per il convivere … tra uomini.
    Se l’uomo non cambia … la depressione potrebbe venire a me … quindi … l’aspetto.
    SURSUM CORDA e continua in questa tua bellissima opera … e’ la vita con i corrotti ed i corruttori, i ladri e gli assassini, i pedofili etc.etc.etc. ma anche tante persone oneste e per quest’ultime tra un po’ il Padreterno mantiene la promessa del Giudizio Universale
    e viene a rompere le schiene di chi continua a fare il cattivo.
    un abbraccio da un pensionato
    ( per gli amici tex )

  17. Gent.mo Collega,
    anzitutto i miei migliori auguri a LeggiOggi, a Lei e a tutti i collaboratori per la preziosa attività di aggiornamento svolta nell’interesse degli operatori di Giustizia. Quanto alla Sua provocazione, il pessimismo della ragione invoglia tutti noi a gettare maschere e spugna: il periodo è uggioso e confuso; le cose più semplici ed ovvie, sono impossibili da realizzare; tutto è faticoso e purtroppo, spesso inutile. Rimane il Nostro Spirito, il Nostro Sentimento, o, più semplicemente, il Nostro Impegno. In proposito mi piace ricordare l’indimenticabile Indro Montanelli che riportò in un Suo articolo questa frase, attribuita a Guglielmo d’Orange, soprannominato il Taciturno: “Non è necessario sperare nella vittoria per combattere con Onore, quando la causa per cui si combatte è quella giusta”. Pertanto, con la convinzione di agire quotidianamente per la Giustizia, continueremo a dare il meglio; giorno per giorno. I miei migliori saluti.
    Rodolfo Ranzani

  18. Distinguerei tra diritto e politica. Il diritto sono le idee, i principi, i valori comuni agli uomini che sono alla base del vivere sociale e civile e ne consente la sopravvivenza in ogni luogo, epoca storica, assetto organizzativo. La politica è l’utilizzo o l’applicazone dei principi giuridici alla polis, ovvero alla comunitas degli uomini. L’uno dovrebbe influenzare l’altra. Purtroppo non è più così ed in questo momento storico lo è così poco che si è creato uno iato incolmabile tanto da farci chiedere se esista ancora il diritto. Il “politico” prevale sullo jus, è divenuto un mestiere redditizio e strumento di potere capace di crearsi un diritto ad hoc.
    Ma se c’è una crisi della politica ( tutti lo avvertiamo) non per questo i valori alla base del diritto ne sono vanificati. Ridimensoniamo il” politico” si darà così nuovo impulso allo “jus”.

  19. Non sono un giurista ma solo un modesto dirigente dell’ SSN, da sempre amante del diritto e certo, fuori di ogni dubbio, che il diritto costituisce la base della nostra civiltà, o di ciò che di essa resta, e ciò per la radicata prevalenza di comportamenti ai margini o fuori dalla legalità e dalla civiltà giuridica.
    Ciò che però osservo ormai da troppi anni è la presenza di organi e consessi legislativi composti da persone prive di formazione e di coscienza del proprio ruolo.
    Purtroppo la dirigenza pubblica che un tempo garantiva la qualità nella formazione delle norme, la coerenza, la leggibilità, l’applicabilità, in sintesi la civiltà legislativa, si è rarefatta ed è stata sostituita da persone inadeguate ed ormai asservite alla cultura del sottopotere,
    del sottogoverno e della corruzione sostanziale del sapere giuridico.
    Una cosa però è certa: solo il ripristino della civiltà giuridica, resa coerente con i bisogni reali delle società potrà ridare respiro al Paese.
    Senza il diritto non v’è civiltà !

  20. Carissimo Carmelo,
    Ti faccio i miei auguri per questa creatura che cresce sempre più e sempre in meglio.
    Mi è piaciuto che tu abbia chiamato il Diritto con la “D” maiuscola. Penso che la funzione dei giuristi, ma soprattutto quella degli Avvocati, sia essenziale alla vita democratica del Paese. Quasi come le sentinelle sulla torre di un castello attaccato dai nemici. Forse pretendo troppo ma credo davvero nella definizione del preambolo al nostro codice deontologico:

    “L’avvocato esercita la propria attività in piena libertà, autonomia ed indipendenza, per tutelare i diritti e gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi e contribuendo in tal modo all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia.

    Nell’esercizio della sua funzione, l’avvocato vigila sulla conformità delle leggi ai principi della Costituzione, nel rispetto della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e dell’Ordinamento comunitario; garantisce il diritto alla libertà e sicurezza e l’inviolabilità della difesa; assicura la regolarità del giudizio e del contraddittorio.”

    Non possiamo scoraggiarci, vista l’importanza dei principi per i quali abbiamo prestato giuramento. Sono, quindi, fiducioso e ottimista. Questo sempre che manteniamo alto il livello di cultura giuridica (lo dobbiamo a tutti i giuristi che nei secoli ci hanno preceduto) con lo “studio matto e disperatissimo” del Diritto, affinché questo possa mantenere intatta la sua “D” maiuscola.
    Tanti auguri!

  21. Faccio l’Amministratore comunale da 20 anni, ma mai come oggi mi sento in difficoltà. Non tanto, anzi, non solo per la mancanza di risorse, ma innanzitutto per la mancanza di certezze. C’è in giro molta disaffezione, ma ancora molta rabbia e voglia di riprendersi nella gente, almeno dalle mie parti, ma se la classe politica non darà segni di cambiamento questo potrebbe tradursi in ben altro.
    Purtroppo 50 anni di “cattiva politica” non potevano portare che a questo disastro e ormai siamo arrivati al capolinea.
    Ma non possiamo mollare. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti.

  22. Vi leggo con molto interesse, ammirato della Vostra capacità espositiva, chiarissima ,sintetica , completa, interessantissima e utile.
    Non sono della materia, ma Vi seguo con costanza e ne traggo vantaggi cognitivi.
    Tanti Auguri, Buon Futuro e tanti ringraziamenti.

    Michele Cesareo

  23. Due paroline anche sulla corruzione della magistratura: se la corruzione ha infiltrato l e pubbliche amministrazioni, figurarsi cosa può avvenire là dove la famosa “indipendenza” dei magistrati serve spesso da scudo a sentenze raccapriccianti, autentiche cretinate scritte a ruota libera da chi, protetto da altri personaggi suoi simili , come lui travestiti e stipendiati da magistrati , ha “deciso” chi doveva avere ragione a priori. Si vedono così, nel silenzio più assoluto, orrori giudiziari di magistrati svenduti all’ideologia ed a non so cos’altro, che tutto possono e non hanno nemmeno il bisogni di perdere tempo per dare una sia pur misera parvenza di “legalità” alle loro sentenze…tanto a nessuno interessa e nessuno fa nulla.
    Eppure di certe cose non se ne può parlare. La corruzione è massima là dove rimane impunita.

  24. Caro Carmelo,
    il diritto esiste ancora e guai se non fosse così, in caso contrario perderemmo anche la nostra umanità. Finché c’è riflessione, finché c’è analisi, finché c’è confronto corretto tra idee diverse il diritto ha una sua ragion d’essere. Purtroppo dobbiamo riflettere sul fatto che negli ultimi tempi prevale sempre più il senso del potere, la voglia di emergere e schiacciare gli altri, la mancanza di rispetto, l’intolleranza, la totale mancanza di elasticità anche di fronte alla nascita di nuove realtà come Internet, le nuove tecnologie ed ovviamente tutto questo è largamente incompatibile con il diritto.

  25. Purtroppo bisogna convenire che la prepotenza, la corruzione, la mancanza di trasparenza e terzietà di un sistema giustizia, ha messo l’Italia fuori da un panorama etico e giuridico internazionale.
    Il nostro sistema giuridico e giudiziario sono posti alla berlina costantemente dalla CEDU e della CEG, ed in certi casi dagli stessi massimi organi interni (Corte Costituzionale, Corte dei Conti e Cassazione) attraverso anche un overuling costante, smentendosi a volte anche vicendevolmente (vedasi caso Pollari Abu Omar)
    L’Avvocatura, anzi il CNF ci mette pure del suo con campagne a volte ideologiche (vedasi Abogado e Mediazione) e con un arroccamento su posizioni di preminenza e rafforzamento di una casta (vedasi minimi per la Cassa Forense) che minano anche l’accesso al lavoro dei giovani.
    Insomma, per dirla alla Monti-Letta, non si vede ancora una luce in fondo al tunnel!!!!!

  26. Auguri LeggiOggi!
    La crisi c’è, è vero, ma per fortuna ci sono anche progetti come questo quotidiano che proteggono la società dalla crisi della cultura e dell’informazione!

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