Con 320 voti favorevoli, 194 contrari, un astenuto e ben 114 assenti, la Camera ha approvato il decreto Destinazione Italia, che ora passa al Senato per la conversione definitiva. Ora, a Montecitorio dovrebbe riprendere l’esame della legge elettorale, sulla cui messa in calendario è chiamata a decidere la conferenza dei capigruppo.

Il decreto costituisce uno degli sforzi messi in campo dal governo per rilanciare l’economia, conteneva, nella sua accezione originaria, anche il cosiddetto “bonus libri”, che, però, nella versione approvata oggi, viene di fatto spazzato via con un nuovo articolo radicalmente diverso.

Se, infatti, nella prima versione veniva assicurata la detrazione del 19% a privati che avessero acquistato mille euro di testi scolastici e altrettanti di volumi qualsiasi, ora la norma è stata radicalmente riscritta. E’ bastato fare i conti al governo: assicurare il bonus a tutti i cittadini che avrebbero potuto usufruirne nel solo 2013, sarebbe stato troppo oneroso per le casse statali.


Così, la norma è stata corretta con una nuova agevolazione, rivolta, però, esclusivamente agli esercenti e che, dati alla mano, dovrebbe fruttare un massimo di 19 euro in tre anni agli studenti. Insomma, si è ristretta sicuramente la platea – da 29 milioni di potenziali utenti a poco meno di 3 milioni – ma si è ridotta la norma a una mini-agevolazione, che da credito di imposta si è tramutata in un semplice buono sconto.

Il calcolo è reso possibile dal budget inizialmente messo a regime per la norma: gli iniziali 50 milioni, divisi per una platea inferiore, portano, comunque, al riconoscimento di 19 euro a studente. Insomma, quella rivoluzione osannata anche in Europa, il bonus fiscale sull’acquisto dei libri, è diventata un contentino per gli studenti che intenderanno usufruirne.

Possibile, a questo punto, che la norma venga nuovamente rivista al Senato, con la reintroduzione di un piccolo correttivo più ampio, che, naturalmente, non potrà prescindere dall’erogazione di un maggiore contributo da parte dello Stato. Ciò, se avverrà, obbligherà, però, a un ulteriore passaggio parlamentare, mettendo in serio pericolo la decadenza del decreto, che scade tra pochissimi giorni.

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1 COOMENTO

  1. Questi sgoverni, già dal ridicolo titolo che dànno ai loro decreti (una moda lanciata da Monti), mostrano che i loro sono puri slogans, e non leggi in senso proprio. Ieri mi sono letto il decreto legislativo sulla filiazione; 108 articoli, di cui almeno 90 destinati a cambiare tre parole con altre. Si arriva poi al ridicolo estremo di sostituire l’aggettivo “naturali” con “biologici”. Ovviamente i figli non sono mai innaturali, almeno finché non verranno fabbricati e sviluppati del tutto in lavoratori (mostri di nuova fattura, come nel film americano “Matrix”). Bastava un articolo solo per sostituire quei tre – quattro nomi, invece ne hanno fatto 108 !!

    Così “Destinazione Italia” va letto come “Destinazione Rovina Totale dell’Italia”. Questo è quanto riescono a fare ormai fa decenni. Finché saremo nelle mani di tali cialtroni, per l’Italia non c’è altra “destinazione” che la sparizione.

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