I Giudici amministrativi del Tar Trento hanno deciso di rimettere alla Corte di Giustizia U.E. la questione concernente la compatibilità con la disciplina comunitaria della normativa italiana che ha incrementato esponenzialmente l’importo del contributo unificato atti giudiziari in materia di controversie relative ad appalti pubblici innanzi al G.A..

Finalmente le proteste contro il contributo unificato in materia di appalti sembrano aver trovato riscontro positivo anche nei giudici amministrativi.

Il collegio del Tar Trento, chiamato a giudicare su un appalto, ha rilevato come in materia di contributo unificato, vi sia un quadro assai frastagliato, non sempre logico né coerente nella determinazione e nella diversificazione degli importi del contributo unificato, dal quale, comunque, spicca l’evidente, sproporzionata penalizzazione nella tassazione dei ricorsi davanti al giudice amministrativo soprattutto in materia di contratti pubblici.


Gli importi elevati, a parere dei giudici vanno ad incidere sul diritto di difesa, attraverso la lesione dello, strumentalmente connesso, fondamentale principio di libertà di scelta di strategie processuali ad opera del difensore. Si pensi ad esempio all’entità dell’esborso per atti processuali (motivi aggiunti; ricorsi incidentali) successivi a quello originario, che possono generare atteggiamenti di autorinuncia, da parte del difensore, a tutti gli strumenti processuali che potrebbero essere fatti valere in giudizio.

Contestualmente, i giudici rilevano che l’imposizione di un’elevata tassazione, come condizione per poter tutelare le proprie ragioni in giudizio, significa discriminare coloro che non hanno adeguati mezzi economici per farle valere i propri diritti nonché scoraggiare o impedire la tutela di interessi economici non sufficientemente robusti, rispetto all’entità della somma da sborsare a titolo di contributo unificato.

Inoltre sotto ulteriore profilo, la normativa interna sul contributo unificato comporta, ad avviso del Collegio, la violazione del principio di proporzionalità, che, com’è noto, costituisce parte integrante dei principi generali del diritto comunitario ed esige che la normativa nazionale non ecceda i limiti di ciò che è idoneo e necessario per il conseguimento degli scopi pur legittimamente perseguiti da ciascuno Stato. Alla stregua di tale principio, infatti, qualora sia possibile una scelta tra più misure appropriate, si deve ricorrere a quella meno restrittiva e penalizzante, in modo che gli inconvenienti causati dalle stesse misure non siano sproporzionati rispetto ai fini da raggiungere

Per tali motivi il Tar Trento ha ritenuto che l’imposizione del pagamento di uno specifico contributo unificato per l’accesso alla giustizia amministrativa, in misura generalmente elevata ma, addirittura, spropositata nella particolare materia degli appalti pubblici, appare confliggente con i ricordati principi di livello comunitario.

Le parole del Tar Trento sembrano richiamano la nostra campagna di qualche anno fa contro l’aumento del contributo unificato. Adesso la parola tocca alla Corte di giustizia Europea, qualcosa forse inizia a muoversi..


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