Anche i partiti pagheranno l’Imu. Anzi, solo loro, verrebbe da dire, visto che la tassa è stata abolita ufficialmente dai decreti del 2013. E’ quanto prevede un emendamento approvato in Commissione al Senato al decreto sul finanziamento ai partiti, che si appresta a varcare, nei prossimi giorni, la soglia di palazzo Madama per il secondo – e non definitivo – passaggio parlamentare.

Non si tratta dell’unica novità scritta nel decreto nell’esame della Commissione Affari costituzionali: anche il tetto alle donazioni è stato sensibilmente abbassato, dai 300mila euro inizialmente previsti, ai 100mila ora stabiliti nella versione del provvedimento uscita dalla Commissione.

Altra modifica, poi, le agevolazioni del 75% alle scuole di partito, che avrebbero potuto dare vita a sistemi diabolici di finanziamento e recupero spese da parte dello Stato


Resta, invece, irrisolto il problema della tempistica con cui dovrebbe entrare in vigore l’abolizione del finanziamento pubblico nella modalità in cui lo conosciamo oggi, cioè nel 2017. Secondo la scansione predefinita dal decreto, infatti, nei prossimi tre anni i partiti attingeranno a porzioni sempre ridotto, comunque consistenti, dei fondi a loro destinati in base alla legge vigente. Basti pensare, infatti, che nel solo 2016 dovrebbero essere ben 30 i milioni di euro diretti verso le segreterie.

A proporre l’immediata abolizione del finanziamento pubblico, ci aveva pensato il MoVimento 5 Stelle che, però, si è visto respingere la proposta in Commissione Affari Costituzionali. “Ci avrebbe consentito di risparmiare subito 2,5 miliardi di euro” ha sottolineato il senatore grillino Santangelo.

Addirittura, i 5 Stelle avevano chiesto la restituzione dei contributi percepiti a partire dal 1997 a oggi, “secondo quanto stabilito dalla Corte dei conti”. Ma niente da fare, le proposte grilline non sono passate.

Se sull’abolizione immediata del finanziamento pubblico restano delle perplessità – e assolutamente improbabile sembra la possibilità di arrivare alla restituzione agli elettori – rimane qualche spiraglio per modificare, in aula, il decreto sulla tempistica di attuazione del nuovo regime. La data, infatti, potrebbe essere anticipata dal 2017 che,a questo punto, potrebbe arrivare dopo le prossime elezioni, che farebbero, in conseguenza, sxcattare nuovamente il meccanismo dei finanziamenti.

Vai al testo del decreto sul finanziamento pubblico ai partiti


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