Sabato scorso, primo febbraio, è stata ufficialmente approvata la Carta di Lampedusa tra rappresentanti di associazioni, giuristi, avvocati, operatori umanitari.

Ora, il documento verrà sottoposto al governo, al fine di promuovere i diritti dei rifugiati che, regolarmente si affacciano al continente europeo passando proprio per l’isola di Lampedusa.

L’esperienza della Carta è un esempio di diritto “dal basso”, dove, cioè, operatori, esperti, cittadini e studiosi si confrontano per mettere a punto principi di convivenza e di rispetto dei diritti dei migranti, con il coinvolgimento della società civile della stessa isola, che quotidianamente si trova a convivere con il dramma dei rifugiati.


Alla definizione della carta, poi, hanno partecipato anche rappresentanti di associazioni naizonali e internazionali di provenienza tunisina, israeliana, turca, nigeriana, senegalese, tedesca, e austriaca, tutti con curriculum nel campo della migrazione.

La carta “parte prima di tutto da una svolta culturale, sociale e politica, che è un mettersi in cammino insieme: dalle manifestazioni alle campagne, dai momenti di incontro alla comunicazione, dalla questione legale e giuridica a quella, per esempio, della formazione all’interno delle scuole. E’ un grande processo da costruire collettivamente” queste le parole di Nicola Grigion, presidente di Melting Pot Europa, che ha promosso in prima linea la stesura della carta e l’avvio del percorso.

Vai al testo della Carta di Lampedusa


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