E’ iniziato ufficialmente alla Camera il dibattito sulla legge elettorale, ma il clima è incandescente dopo gli avvenimenti di ieri sera, mercoledì 29 gennaio, e le polemiche susseguite nella mattinata di oggi.

Il giorno in cui inizia ufficialmente nelle aule la discussione sulle modifiche al Porcellum, dopo anni di attesa, passa alla storia come uno dei più confusionari e caratterizzati da violenza verbale, e non solo, della storia parlamentare recente.

Ieri sera, le polemiche sull’approvazione del decreto 133, noto come Imu-Bankitalia, hanno aperto una fase politica molto tesa, con invettive reciproche, offese e, in qualche caso, anche il ricorso alle mani.


L’ostruzionismo del MoVimento 5 Stelle alle misure sulla Banca d’Italia ha reso indispensabile il ricorso alla ghigliottina sul decreto 133, provocando l’immediata decadenza degli emendamenti non discussi in aula e portando la Camera alla conversione in legge del provvedimento. In aula, momenti concitati e proteste eclatanti hanno portato gli eletti di Grillo in rotta di collisione più di una volta con esponenti della maggioranza, al punto che, il questore di Scelta civica Stefano Dambruoso si è scontrato con la deputata grillina Loredana Lupo, colpendola – volontariamente o no – al volto. 

Quindi, in Commissione Giustizia, si sono registrati ulteriori momenti di tensione, con le deputate Pd, in testa Alessandra Moretti, che hanno accusato il grillino De Rosa di averle offese nella loro dignità di donne e di rappresentanti della popolazione. Parole che hanno portato alla denuncia per ingiuria sporta dalle dirette interessate nei confronti dell’esponente M5S. 

Quindi, in mattinata, i deputati grillini, dopo aver annunciato il deposito dell’impeachment nei confronti del presidente della Repubblica, hanno cercato di occupare le aule della commissione Giustizia, Affari Istituzionali, tentando di spingersi fino alla Commissione Affari Costituzionali. Laura Boldrini ha tenuto un ufficio di presidenza blindato, con, al di fuori, una situazione ancora critica tra le forze politiche.

Questo è il clima in cui approda in aula il testo base della legge elettorale, con gli emendamenti a parte, che, a seguito della telefonata Renzi-Berlusconi, dovrebbero portare alle modifiche sulla soglia per il premio di maggioranza, che passa dal 35% al 37%, sullo sbarramento per i partiti coalizzati, che si abbassa dal 5% al 4,5% e, infine, sulla conferma della clausola salva Lega, che prevede l’ingresso in Parlamento per quelle forze in grado di totalizzare il 9% in tre regioni.

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