Il taglio dei tribunali resiste: non passa il vaglio della Corte costituzionale la richiesta di referendum avanzata da diversi Consigli regionali per fermare la riduzione delle sedi di giustizia aperta con la spending review 2012. La decisione è arrivata a seguito di un’udienza a porte chiuse protrattasi per circa un’ora.

Richiesta inammissibile: così la Consulta avrebbe bollato i ricorsi presentati nell’estate scorsa da Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, finalizzati a indire un referendum abrogativo che avrebbe cercato di stoppare l’opera concepita dall’ex ministro Severino e proseguita dal successore Anna Maria Cancellieri. Procedura, questa, che per la prima volta aveva ottenuto il placet della Cassazione, a norma dell’articolo 75 della Carta fondamentale, che prevede la possibilità per le assemblee regionali di avanzare istanza di referendum.

Ora, insomma, sembra che il taglio di oltre 200 sedi distaccate, trecento giudici di Pace, tribunali ritenuti superflui, per un totale di mille uffici da nord a sud, proseguirà senza ulteriori rallentamenti. Nel complesso verranno accorpati 37 tribunali sui 165 in servizio, mentre lo stesso destino toccherà a 38 Procure.


La riforma avrebbe dovuto entrare in vigore lo scorso settembre, poi, alcuni intoppi, tra cui l’iter in corso della richiesta di referendum abrogativo, avevano allungato i tempi di efficacia della revisione di spesa in ambito giudiziario.

A provocare il rifiuto della Corte costituzionale, nello specifico ” l’art. 1, commi 2, 3, 4, 5, 5-bis della legge 14 settembre 2011, n.148 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 13 agosto 2011, n.138, Recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari). L’intero decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155 (Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell’art. 1, Comma 2, della legge 14 settembre 2011, n.148). L’intero decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 156 (Revisione delle circoscrizioni giudiziarie -uffici dei giudici di pace , a norma dell’art. 1, Comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148)”.

Obiettivo della legge, è quello di puntare a un risparmio di 50 milioni di euro da qui al prossimo 31 dicembre, un piano ambizioso, che, però, non ha ricevuto l’appoggio degli addetti ai lavori, con magistrati, avvocati, operatori dell’universo giustizia e amministratori che non hanno mancato di scagliarsi contro la riforma voluta dal governo tecnico di Mario Monti e ora, ufficialmente, resa possibile anche dal timbro della Corte costituzionale, che ha bocciato la richiesta di referendum presentata dai Consigli regionali.


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2 COMMENTI

  1. REITERO LA RICHIESTA SUL REFERENDUM GIUDIZIARIO
    Perché la Corte Costituzionale ha ritenuto che il quesito posto dalle nove Regioni, apparentemente molto semplice (italiani, siete o non siete d’accordo che vengano soppressi un migliaio di vostri uffici giudiziari ?) non è accoglibile !? Oppure sono state le stesse Regioni proponenti che hanno fatto in modo che la loro richiesta di Referendum venisse rigettata ? Ci sarebbe da indagare perché dagli Organi di Informazione non sono trapelate notizie di particolare risentimento verso la Consulta… sottoscritto a parte. deughis

  2. ARTICOLO INCOMPLETO
    Non è chiaro cosa sia stato a provocare il rifiuto della Corte Costituzionale. Sarebbe interessante saperlo perché apparentemente sembrerebbe un’attentato alla Carta Costituzionale da parte della stessa Corte. Grazie! deughis

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