Professionisti bistrattati anche sul fronte della pensione. Non bastavano livelli di crisi economica inauditi, interi settori del mercato in ginocchio e riforme molto criticate, così come di dubbia utilità, al pari dell’avvento del Pos negli studi. Ora, a quanto pare, architetti, ingegneri e compagnia rischiano anche di trovarsi senza contributi previdenziali.

A rivelarlo, la comunicazione di Inarcassa inviata ai professionisti dell’edilizia che nel 2013, hanno fatturato zero: se entro 30 giorni questi non provvederanno a dimostrare l’assenza di continuità professionale, verranno automaticamente ridotti gli anni di anzianità relativi all’iscrizione alla cassa.

Lo spiega, nel suo blog sul fattoquotidiano.it, Eleonora Carrano, la quale, citando l’articolo 7 del Nuovo statuto Inarcassa, spiega La Giunta Esecutiva di INARCASSA può provvedere alla revisione degli iscritti con riferimento ai requisiti di continuità dell’esercizio professionale nell’ultimo quinquennio, rendendo inefficaci agli effetti della anzianità di iscrizione i periodi per i quali, entro il medesimo termine, detta continuità non risulti dimostrata.”.


Insomma, la cassa si concede piena potestà di intervento su quegli iscritti che, nell’anno precedente, non abbiano svolto alcun giro di affari sulla base della professione per cui risultano aderenti al sistema di previdenza. In questo modo, Inarcassa si affida piena facoltà di ridurre gli anni di iscrizione da parte dei professionisti tecnici.

Come nota la blogger, c’è poi un ulteriore aspetto a creare maggiore sconcerto per i già bistrattati professionisti del’edilizia: la comunicazione preventiva dei ricavi. Si tratta, nello specifico, della previsione secondo cui “per la sussistenza del requisito della continuità dell’esercizio professionale ed a conferma del possesso di tutti i requisiti di cui sopra, l’iscritto dovrà, con le modalità della Legge 4 gennaio 1968 n. 15, sottoscrivere in proposito ed in via preliminare una dichiarazione resa sotto la propria responsabilità ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445″.  

Insomma, architetti e ingegneri si vedono stretti nella morsa di un mercato sempre più bloccato, basse opportunità occupazionali e di crescita, oltre che di un’avversione conclamata della previdenza dedicata a coloro che svolgano meno affari. Una situazione che non lascia presagire nulla di buono anche per i mesi a venire.


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1 COOMENTO

  1. il post sul blog (e quindi la vostra “ripresa”) peccano di qualunquismo e superficialità, alimentati (il che è grave per un “quotidiano giuridico”) da una totale ignoranza della normativa:
    1) l’iscrizione ad Inarcassa è riservata ai professionisti che esercitino con continuità la libera professione sin dai primi anni 80 (Legge n. 6/81): nulla di nuovo sotto il sole;
    2) l’art. 7.6 dello Statuto Inarcassa citato nel post è “fotocopia” dell’identico comma dell’art. 21 della L. 6/81 ed è da sempre applicato dalla Cassa non per “punire i poveri” ma – in specie nel previgente sistema pensionistico retributivo – per escludere soggetti che – pur svolgendo nei fatti una diversa attività lavorativa – versavano contributi di fatto indebiti per crearsi una pensione di fatto volontaria e più o meno integrativa;
    3) l’odierna (non innovativa) iniziativa di Inarcassa, ha riguardato solo poche decine dei circa 170.000 iscritti ed è stata mirata a richiedere loro se “l’apparenza dichiarativa” corrispondesse all’effettivo mancato esercizio continuativo della professione: continuità che – lo si ripete – a termini di legge è il requisito in presenza del quale insorge il diritto/dovere di iscrizione;
    4) a fronte di tale iniziative conoscitiva: a) gli iscritti che abbiano forniti elementi utili a dimostrare il concreto esercizio di attività professionale nel periodo (non l’anno scorso ma qualsiasi singola annualità nel trascorso quinquennio) si sono visti debitamente confermata l’iscrizione e l’anzianità pensionabile; b) gli iscritti che – invece – abbiano nei fatti confermato di non aver svolto attività professionale nel periodo “come dimostrato” dall’assenza di redditi “e” fatturati, si sono visti – nel rispetto della legge e dello Statuto – riparametrare l’anzianità in relazione ai periodi di effettivo esercizio professionale.
    In sintesi e per esemplificare: lavorare sul serio, anche se in perdita, non comporta, non ha comportato e non potrebbe comportare la cancellazione da Inarcassa: effetto che invece, non la Cassa ma la legge e le norme che la Cassa deve rispettare, ricollegano al mancato esercizio di attività professionale. E’ appena il caso di segnalare che tale norma – non a caso – è identica, nella sua ratio, a quella vigente nella G.S. Separata INPS in relazione ai mininali contributivi utili ai fini della maturazione dell’anzianità pensionabile

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