Dopo il Jobs Act di Matteo Renzi, la cui prima bozza è stata presentata la scorsa settimana dallo stesso segretario del Partito democratico, si riaccendono i riflettori sul welfare e le politiche occupazionali, senza dimenticare il ritiro professionale di tanti che ancora attendono la pensione.

Il manifesto di Renzi per il lavoro, introducendo il principio dell’assegno universale a chi si ritrova improvvisamente in mezzo alla strada “anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro.”

Questa è la proposta principale che, finora, ha trovato spazio nel manifesto renziano sulla nuova riforma del lavoro, per la quale, specifica il neoeletto segretario nel documento, è imprescindibile la creazione di un Nuovo Welfare, il quinto dei sette punti enunciati per rinnovare dalle fondamenta il mondo del lavoro.


A ruota della presentazione del “Jobs Act”, il ministro del Lavoro Enrico Giovannini è intervenuto per giudicare il piano proposto da Renzi come “troppo costoso”, avviando, però, la discussione sulle prossime mosse del governo in fatto di inclusione sociale, soprattutto di alcune fasce più svantaggiate come gli esodati.

A questo proposito, il governo dovrebbe uscire a breve con una nuova proposta sull’allargamento della platea, probabilmente per altri 17mila non salvaguardati sprovvisti dei requisiti per accedere al sistema previdenziale e attualmente senza occupazione.

In aggiunta, nei giorni scorsi, la Camera ha approvato una mozione che obbliga a controllare il regolare prelievo sulle pensioni d’oro, portato in dote dalla legge di stabilità 2014 recentemente approvata da ambo le Camere. In questo quadro, poi, non è escluso che si possano toccare nuovamente gli assegni più elevati, anche per effetto delle prime manovre di recupero da parte del commissario per la spending review Carlo Cottarelli.

Insomma, il “Jobs Act” pare aver mosso le acque sulla politica sociale e dell’occupazione che il governo intende portare avanti: si vedrà d’ora in avanti quanto i passi di Letta e Giovannini andranno nella direzione tracciata dal segretario Pd.

Vai al testo del Jobs Act di Renzi

Vai allo speciale esodati

Vai allo speciale pensioni di Leggioggi

https://www.leggioggi.it/2014/01/09/jobs-act-ecco-il-testo-del-piano-lavoro-di-matteo-renzi/


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2 COMMENTI

  1. Purtroppo siamo stati abituati da una classe politica ingorda, pur di tenersi la Poltroncina, che saremmo andati tutti in pensione con 35 anni di contributi. Poi l’Europa ci ha insegnato che si lavora fino a 65 anni di età. Chi ha avuto il coraggio di introdurre questa novità (per L’Italia) per sua fortuna se ne è andata via dalla Politica.
    Siamo orfani di una cultura chiusa e gretta in cui pensavamo di essere i + bravi del Mondo, mentre invece ci stavamo mangiando il futuro dlle generazioni avenire: vedi anche il debito Pubblico, che prima o poi qualcuno dovrà rimborsare.

  2. tra poco verra’ scoperta una nuova patologia^ sindrome della fornero^con questa malattia che si sta ammalando una buona parte del popolo dei lavoratori anziani che dovevano andare in pensione. domanda: una volta conclamata tale malattia ( la quale ti prende la testa e ti fa passare la voglia di vivere ) si puo’ andare in pensione?

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