Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto sul finanziamento pubblico ai partiti, che va a sostituire il precedente disegno di legge, approvato solo dalla Camera dei deputati e finito in un binario morto al Senato.

La trasformazione del ddl in provvedimento urgente ha consentito, ora ufficialmente a seguito della pubblicazione in Gazzetta, di tenere fede alla tempistica originaria del disegno di legge, il quale, viceversa, non avrebbe potuto ottenere l’ok da entrambe le Camere in tempo utile.

Uno slittamento dell’entrata in vigore del testo, infatti, a 2014 inoltrato avrebbe prodotto il conseguente rinvio della riduzione progressiva del finanziamento pubblico, che, infatti, dovrebbe scomparire del tutto, nella forma in cui lo conosciamo oggi, solo a partire dal 2017.


Si legge infatti nel decreto: “I partiti e i movimenti politici ai quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, è riconosciuto il finanziamento pubblico  in relazione alle elezioni svoltesi anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad usufruirne nell’esercizio finanziario in corso e nei tre esercizi successivi”

Negli anni a venire, quindi, gli importi dei rimborsi elettorali concessi ai partiti attualmente presenti in Parlamento verranno ridotti nella misura, rispettivamente, del 25, del 50 e del 75 per cento dell’importo spettante.

A surrogato delle risorse pubbliche pompate nelle casse dei partiti, il decreto introduce il principio della contribuzione volontaria, che incontrerà dei limiti finché gli emolumenti di Stato continueranno a piovere in tasca alle segreterie: “Negli anni 2014, 2015 e 2016 il limite complessivo delle erogazioni e dei contributi che possono essere corrisposti annualmente in favore di ciascun partito e’ pari, rispettivamente, al 15, al 10 e al 5 per cento dell’importo dei proventi iscritti nel conto economico del partito”. 

C’è poi la quota del 2 per mille dell’Irpef, che ogni contribuente, in sede di dichiarazione dei redditi, può destinare a un partito. A questo proposito, più di una perplessità era emersa sul destino del cosiddetto inoptato, ossia di coloro che non eserciteranno la preferenza per una forza politica specifica. La soluzione del rebus, al momento, sembra rimandata, dato che il governo si è concesso ulteriori sessanta giorni per emanare un regolamento che dovrà chiarirà in tutto e per tutto il destino del 2 per mille, l’incognita maggiore su questa faticosissima abolizione.

Per usufruire di queste agevolazioni, i partiti devono rispondere a specifici requisiti di trasparenza ed economicità enunciati sempre nel medesimo decreto, che verranno verificati dall’apposita “Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici”, già introdotta dalla legge 96 del 2012 in materia di riduzione dei contributi pubblici ai partiti.

Vai al testo del decreto sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti


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