La delibera della Corte dei Conti, sez. controllo per il Piemonte, n. 379 del 7 novembre 2013 ha il pregio di chiarire il significato e le implicazioni di un divieto che si cela tra le pieghe della c. spending review, e che non sempre viene tenuto in debita considerazione dagli Enti locali, nonostante i profili di responsabilità erariale che l’impiego illegittimo delle risorse pubbliche può di regola comportare per funzionari e amministratori.
Il divieto in questione è contenuto nell’art. 4, comma 6, del DL 95/2012, convertito in legge 7 agosto 2012, n. 135, ai sensi del quale gli enti di diritto privato di cui agli articoli da 13 a 42 del codice civile (fondazioni, associazioni, comitati e società) che forniscono servizi a favore dell’Amministrazione, anche a titolo gratuito, non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche.
La norma prosegue recando numerose eccezioni che però – come sempre – confermano la regola, stabilendo che sono esclusi dal divieto de quo vari soggetti i quali, per natura giuridica e attività svolta, sono ritenuti meritevoli del beneficio di deroga, tra cui, a titolo esemplificativo, le fondazioni istituite per promuovere lo sviluppo tecnologico, le associazioni operanti nel campo dei servizi socio-assistenziali e culturali, le associazioni di promozione sociale, gli enti di volontariato e le cooperative, le organizzazioni non governative e le associazioni sportive dilettantistiche).
La ratio di un siffatto divieto che, a livello di territorio locale, sembra davvero destinato a sovvertire il fragile equilibrio tra le aggregazioni sociali e la PA, è illustrato nella prima parte del sesto comma del suddetto art. 4, là dove si afferma la necessità che gli Enti locali acquisiscano i servizi di cui abbisognano “esclusivamente in base a procedure previste dalla normativa nazionale in conformità con la disciplina comunitaria”.
Il rigore di tale disposto deve essere comunque inquadrato nella cornice del parere in commento, che in qualche misura ne precisa e ne tempera la portata.
Il giudice contabile chiarisce, infatti, che le associazioni che svolgono attività a favore della cittadinanza non rientrano nel divieto di legge, applicandosi quest’ultimo nel solo caso di attività prestate direttamente alla PA.
Si tratta perciò di operare, alla luce di queste indicazioni, una disamina caso per caso, finalizzata ad accertare i presupposti per l’erogazione di contributi e vantaggi economici da parte degli Enti, con la consapevolezza che le relative procedure meritano una cura speciale, in considerazione delle finalità di pubblico interesse che la PA deve sempre garantire, allorché gestisce le cospicue risorse a sua disposizione.


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1 COOMENTO

  1. Come al solito il legislatore”politico” nei momenti di difficoltà economica del Paese si nasconde dietro a decisioni di facciata, non cambiando di fatto sostanzialmente nulla.
    Eppure le associazioni nascono, giorno per giorno, come le formiche e dai dati statistici pare che queste siano più numerose di imprese che operano nel mondo economico. In sostanza sotto la veste del volontariato cittadino o di associazioni culturali e sportive, operano, tranne qualche associazione vera, soggetti di diversa estrazione politica, con le finalità più disparate, beneficiando di agevolazioni fiscali e sociali e sottraendo alla collettività una grande quantità di danaro pubblico. Sarebbe molto più serio invece affrontare la materia con una disciplina chiara, per convincere questi soggetti fantasiosi a creare società di lavoro e di produzione. Eppure Nel nostro paese esistono terre pubbliche ad uso civico, diffuse ovunque, abbandonate all’arrembaggio dei furbi, in cui si potrebbero realizzare tantissimi sogni di quanti amano il lavoro.

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